Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca Vittorio Veneto / Via Cal Larga

Processo Vaj, la sorella di Patrizia: «Paolo non è mai stato un violento»

All'udienza di oggi, mercoledì 30 giugno, parla Valentina Armellin, che il 22 luglio del 2019, tre giorni dopo l'omicidio, se presenta spontaneamente ai Carabinieri di Vittorio Veneto. «Avevo letto tante brutte cose su di lui - ha detto - volevo raccontare che Paolo, le volte che lo avevo visto "su di giri", non aveva mai alzato un dito su nessuno, semmai diventava un simpaticone»

"Me lo hanno ammazzato". E' la mattina del 19 luglio del 2019 quando Valentina Armellin chiama la moglie di Paolo Vaj, a cui da la notizia della morte del 56enne, che secondo l'accusa formulata dal pubblico ministero Davide Romanelli è stato ucciso per schiacciamento della cassa toracica. Valentina è la sorella della 56enne Patrizia Armellin, una delle due imputate, con Angelica Cormaci, 26enne di origine siciliana, nel processo per omicidio volontario premeditato e aggravato. Le due sorelle non si parlano da 13 anni, da quando la maggiore lasciò Vaj durante un soggiorno a Creta nel 2009, accampando la scusa che la storia era finita e l'uomo «avrebbe potuto compiere degli atti di violenza su di sé o su di lei», quando invece le ragioni del violento litigio fra l'uomo e la sua compagna era «il fatto - racconta - che lei aveva allacciato una relazione con un altro uomo, che aveva anche invitato in vacanza».

Particolari che sono usciti nel corso dell'udienza di oggi, mercoledì 30 giugno, incentrata a ricostruire la personalità di Paolo Vaj che le difese, rappresentata dagli avvocati Marina Manfredi e Stefani Giribaldi, tenderebbero a rinchiudere all'interno del quadro che vorrebbe il 56enne dedito all'alcol al punto di essere capace di gesti violenti, come quello che, sempre secondo gli avvocati, avrebbe scatenato il litigio avvenuto la notte tra il 18 e il 19 luglio 2019 nella casa di Via Cal dei Romani, a Vittorio Veneto, culminato con il suo omicidio. «Non è stata una morte accidentale - scrive su Whatsapp Valentina Armellin a Roberta Bencini, la moglie di Vaj, solo due giorni dopo i tragici fatti - devi fare qualche cosa, loro invocheranno la legittima difesa ma noi sappiamo che non è vero».

La testimonianza della sorella di Patrizia Armellin, e prima quella della consorte dell'uomo ucciso, da cui il 56enne non è mai divorziato e neppure non si è mai separato, sono state i punti centrali in una giornata che ha visto la difesa al centro di una serie di schermaglie polemiche, prima con la Bencini e poi con l'avvocato di questa, Nicodemo Gentile, al punto che il presidente della Corte d'Assise Francesco Sartorio ha minacciato più volte di sospendere l'udienza.

Alla fine ne è uscito un ritratto di Vaj come di un uomo gentile, generoso, uno che «ti riempie la vita», come ha detto Valentina Armellin. «Il nostro - ricorda invece la Bencini - è stato un rapporto molto travagliato che ha avuto sempre, come convitato di pietra, la figura di Patrizia. Lui aveva capito che l'interesse nei suoi confronti era di tipo economico essendo una persona benestante che non ha mai avuto il bisogno di lavorare, ma ne subiva il fascino. Non era un violento né un alcolizzato, anche quando la morte del padre è stata una ferita profonda per lui che ha fatto sì che Paolo abbia trovato conforto nel bere. Quando alzava il gomito però, ed era per lo più alla sera, andava a letto, con me non si è mai comportato male».

Tesi sostenuta anche da Valentina Armellin, che il 22 luglio, tre giorni dopo la notizia della morte di Paolo Vaj, a cui era stata legata da profonda amicizia, si reca spontaneamente dai carabinieri di Vittorio Veneto. «Avevo letto tante brutte cose su di lui - dice - volevo raccontare che Paolo, le volte che lo avevo visto "su di giri", non aveva mai alzato un dito su nessuno, semmai diventava un simpaticone».

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