Cronaca Vittorio Veneto

Delitto Vaj, le richieste del pm: ergostolo per la Armellin, 14 anni per la Cormaci

Il sostituto procuratore Davide Romanelli ha chiuso la propria requisitoria chiedendo per la 27enne Angelica, che sarebbe stata in una condizione di sudditanza psicologica nei confronti dell'amica, la concessione delle attenuanti generiche. L'11 febbraio la discussione delle difese

Ergastolo per Patrizia Armellin, quattordici anni per Angelica Cormaci, cui sono state concesse la attenuanti generiche prevalenti. Queste le richieste formulate oggi, venerdì 28 gennaio, dal pubblico ministero Davide Romanelli, che ha chiuso la lunga (6 ore circa) requisitoria nel processo per la morte di Paolo Vaj, il 56enne che secondo l'ipotesi della Procura sarebbe stato ucciso dalle due donne la notte tra il 18 e il 19 luglio del 2019.

Per l'accusa la prova regina sta nelle chat tra la 57enne Armellin e la 27enne Cormaci, scambiate attraverso Whatsapp, Facebook messanger e Telegram. In quelle conversazioni c'è la prova del movente, che sarebbe legato ai quasi 500 mila euro che Vaj aveva investito in polizze dì assicurazioni e di cui aveva indicato come beneficiario proprio la Armellin.

I dialoghi tra le due cominciano ben prima che la 27enne, a fine gennaio del 2019, si trasferisse nella casa dell'Armellin di via Cal dei Romani a Vittorio Veneto, dove è avvenuto l'omicidio. La Cormaci sarebbe apparsa da subito, ha detto il pubblico ministero, in una sorta di sudditanza psicologica nei confronti della 57enne, che chiama "mamy" e con cui cerca di instaurare quel legame famigliare che le mancava, soprattutto con la madre naturale. La Armellin, che avrebbe tirato le fila del rapporto, le parla di un rapporto conflittuale con Vaj, con cui però resta insieme, fingendo anche un clima sereno e affettuoso ma solo per incassare il premio dell'assicurazione.

«Lui deve morire» scrive la Cormaci riferito a Vaj, che definisce un "omino". «Te lo faccio fuori io questo bastardo» dice ancora, a commento delle frasi con cui l'Armellin le lascia intendere di essere maltrattata dal 56enne.

Tutto il periodo che precede l'omicidio sarebbe, per l'accusa, caratterizzato da scambi di messaggi in cui l'Armellin avrebbe premeditato il delitto, dispiacendosi tra l'altro che le condizioni di salute di Paolo, che aveva problemi con il bere e per un forma di epilessia, stavano migliorando. «A noi non ci aiutano - dice all'amica più giovane - 20 anni di botte ha subito, ma loro (riferito alle istituzioni) non fanno nulla», quasi ad abbozzare una sorta di alibi legato alla legittima difesa dai maltrattamenti di lui. «Io non ho niente da perdere - scrive allora la Cormaci - lo uccido, al massimo finisco in galera ma tu avrai la vita che vuoi con chi vuoi».

La sera del 18 luglio succede qualche cosa: nella mente di Paolo Vaj sarebbe scattata l'idea di sostituire il beneficiario delle polizze e a qual punto la Armellin, dice il pm,  decide di agire. Angelica Cormaci avrebbe tentato d'apprima di dissuaderla ma poi si lascia convincere. Vaj, che la sera della tragedia aveva bevuto molto, tanto da avere un tasso alcolemico di quattro volte superiore ai livelli normali, viene aggredito nella camera da letto grande, in cui viene colpito con un bastone utilizzato per le tende, che gli procura anche delle ferite lacero contuse. Poi il 56enne si trasferisce nella cameretta della casa e qui si sarebbe compiuto l'omicidio: Angelica Cormaci gli avrebbe messo un cuscino sulla faccia, con l'intenzione di soffocarlo, ma è la posizione che le due donne assumono, messe sopra a cavalcioni su Vaj, che provoca la morte, avvenuta per schiacciamento toracico.

L'avvocato di parte civile Nicodemo Gentile (si è costituita la moglie della vittima, Roberta Bencini) ha chiesto che ad Angelica Cormaci non vengano riconosciute le attenuanti. Si torna in aula l'11 febbraio per la discussione delle difese.

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