Scavi non autorizzati, esposto in Procura dell'associazione archeologi

Denunciato Michele Bastanzetti per il ritrovamento della pavimentazione della chiesa di San Zuane. I reati contestati: ricerca archeologica non autorizzata, danneggiamento del patrimonio ed esercizio abusivo della professione

Michele Bastanzetti

Il ritrovamento, presunto, del pavimento della chiesa medievale della chiesa di San Zuane, avvenuto alcuni giorni fa per mano di Michele Bastanzetti, appassionato di storia antica attivo a Vittorio Veneto, potrebbe costare molto cara a quest'ultimo. L’Associazione Nazionale Archeologi, a tutela del patrimonio culturale e della professione di archeologo, dopo aver segnalato alla competente Soprintendenza l’accaduto, ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Treviso finalizzato alla verifica di reato sulle fattispecie di: ricerca archeologica non autorizzata (artt. 88 e 175 D.Lgs. 42/2004), danneggiamento del patrimonio e, per la prima volta in seguito all’approvazione delle nuove normative nazionali, esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.p.).

Come ammesso dallo stesso Bastanzetti alla stampa, a seguito di ricerche reiterate sono stati eseguiti scavi sui probabili resti della chiesa di San Zuane, nel territorio tra il Monte Altare e il Col San Paolo a Vittorio Veneto, trovandone il pavimento "sepolto da decimetri di humus" e quindi intrinsecamente confermando di aver operato uno scavo senza permesso alcuno. Poco oltre si chiede che l'amministrazione comunale "fornisca le liberatorie del proprietario del fondo e di altri eventuali enti preposti per poter eseguire gli scavi", evidenziando così la sua intenzione di sostituirsi ai professionisti nelle operazioni di indagine archeologica e successiva valorizzazione.

«Tale pratica è inammissibile -afferma Michele Zanchetta, membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’ANA- e ricorda pratiche dilettantistiche distruttive che si pensavano scomparse da decenni, alla luce della legislazione corrente e del rispetto per i beni culturali».

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«Il patrimonio culturale si difende affidandolo allo studio e alle cure di professionisti competenti, non a dilettanti della domenica -dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Archeologi- Anche le associazioni di cittadini, che possono giocare un ruolo nel costruire un rapporto corretto tra la comunità e i beni comuni del proprio territorio, dei quali il patrimonio archeologico fa parte, dovrebbero avere tutto l’interesse ad impedire che improvvisati ricercatori di antichità possano compiere danni al patrimonio che spesso, quando si parla di archeologia, sono irrimediabili». L’Associazione Nazionale Archeologi auspica un rapido accertamento dei fatti da parte delle autorità competenti e, qualora si dovesse procedere in sede giudiziaria, valuterà se procedere alla costituzione di parte civile.

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