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Cronaca Volpago del Montello

Muore cadendo dalle scale sulla sedia a rotelle, la difesa: «Tragedia causata dalla carenza di personale»

Oggi, 21 dicembre, seconda udienza nel processo a Lisa Sollemi e Viviana Micalizzi, le due operatrici socio sanitarie della casa dui riposo Guizzo-Marseille di Selva del Montello, accusate di omicidio colposo in relazione alla morte di Adriana Bortolotti, la 95enne ospite della casa di riposo deceduta cadendo da una rampa

Per la Procura si sarebbe trattato di una "colpa generica" perché avrebbero per imperizia e imprudenza omesso di sorvegliare l'anziana  nonostante le sue precedenti e frequenti cadute, consentendo così che si trascinasse fino alle scale dove è avvenuta la tragedia. Ma sulla morte di Adriana Bortolotti, la pensionata 95enne originaria di Bergamo, deceduta l'11 aprile del 2018 a causa di una rovinosa caduta dalle scale della casa di riposo Guizzo-Marseille di Selva del Montello, rimarrebbe il mistero sulle disposizioni della struttura: soprattutto sul fatto che il personale in servizio era sottostimato rispetto al numero di ospiti e sul particolare che la casa di riposo aveva dato disposizioni affinché non venissero azionati i freni della carrozzelle, considerati uno strumento di costrizione.

Oggi, 21 dicembre si è svolta la seconda udienza del processo che vede Lisa Sollemi, 50 anni, e la 44enne Viviana Micalizzi, due operatrici socio-sanitarie della Guizzo-Marseille di Selva del Montello, accusate di omicidio colposo in relazione all'incidente fatale occorso alla Bortolotti. Le altre due imputate, Barbara Militello, 59enne direttrice della struttura, e Marta Lotto, 47 anni e coordinatrice responsabile, sono state invece già condannate il 20 maggio 2021 con rito abbreviato a 4 mesi di reclusione, pena sospesa.

L’incidente si era verificato alla mattina quando l'anziana era stata preparata per scendere in soggiorno per la colazione e sistemata su una sedia a rotelle a spinta assistita, alla quale era stata opportunamente assicurata con le cinghie di sicurezza. Le operatrici in servizio in quel reparto l’avrebbero però lasciata in corridoio da sola in prossimità del vano scale per occuparsi dell’igiene di altri pazienti. E proprio in quel lasso di tempo Bortolotti si sarebbe sporta fino a raggiungere il corrimano, trascinandosi verso le scale e finendo col cadere con la sedia, che secondo la  Procura era priva di sistemi di frenata alla ruote  e che quindi non poteva essere bloccata. La 95enne precipitò per circa sette gradini riportando lesioni gravissime alla testa. Morì il giorno dopo per le conseguenze del forte trauma cranico.

Le difese, affidate agli avvocati Alessandra Nava e Nadia Forlin, oltre a rappresentare come le imputate non abbiano colpe «perché avrebbero seguito scrupolosamente le linee guida imposte dalla struttura», puntano il dito sulla carenza di organico. «Era come fare le nozze con i proverbiali fichi secchi - ha detto Nava - quel giorno c'erano solo due operatrici per circa 30 ospiti. E la terza, che si occupava delle colazioni al piano inferiore, quando saliva per aiutare gli anziani a scendere non poteva neppure controllare la situazione nei vani che erano di sua competenza».


Adriana Bortolotti era ricoverata nella struttura dal 2021 ed era stata peraltro vittima di numerose cadute. Da circa 5 anni era tenuta seduta sulla sedia a rotelle assicurata con una cintura proprio per evitare gli incidenti di cui la donna era stata vittima a causa della sua abitudine ad aggrapparsi a cose e persone. Ma i freni della carrozzina non venivano attivati, secondo la difesa, per espresso divieto dei responsabili della Guizzo-Marseille. Lisa Sollemi avrebbe peraltro detto di aver segnalato la necessità di un sistema di sicurezza sulle scale, considerati i precedenti, ma di non essere stata ascoltata. La prossima udienza ci sarà a maggio del prossimo anno.

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