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Operaio perde le dita di una mano, a processo il titolare della ditta

Franco Brugnotto, 55enne titolare della omonima azienda che a Zenson produce lavorazioni in legno, è a processo per violazione delle norme sulla sicurezza

«I nostri macchinari sono tutti a norma» aveva ripetuto il titolare a chi gli chiedeva come fosse stato possibile un incidente tanto grave. Adesso però per Franco Brugnotto, 55enne titolare della omonima azienda che a Zenson produce lavorazioni in legno, è arrivato il tempo del processo per violazione delle norme sulla sicurezza.

L'infortunio è accaduto nel novembre del 2016 a una operaio italiano, il roncadese D.Z, di 48 anni. Secondo le ipotesi della procura di Treviso l'uomo, con molta esperienza alle spalle,  si è visto amputare tutte e cinque le dita della mano sinistra dopo uno sfortunatissimo incidente mentre era intento a lavorare un grosso pezzo di legno massiccio. Il sinistro è avvenuto intorno alle 14.30 del 15 novembre alla "Mobili Brugnotto" di via delle Industrie 10, a Zenson. L'uomo stava lavorando in un macchinario quando, forse per una distrazione, è stato toccato alla mano sinistra da una fresa. Tutte le dita  sono rimaste gravemente lesionate tanto che una volta trasportato all'ospedale di Pordenone gli vennero amputate.

«Abbiamo subito chiamato l'ambulanza - racconta il titolare dell'azienda Franco Brugnotto - il nostro dipendente era cosciente: è rimasto seduto su una sedia ad aspettare i paramedici. Le dita erano ancora attaccate alla mano, ma alcune erano messe male. Era arrabbiato con sè stesso, si dava la colpa per quello che era successo». La dinamica dell'incidente venne esaminata  dagli ispettori dello Spisal, che per tutto il pomeriggio proseguirono le verifiche. Il processo ha ora l'obiettivo di  capire se si sia trattato davvero di una fatalità, di un attimo di distrazione costato caro, oppure se a monte non vi siano delle responsabilità.

«In trentaquattro anni è di sicuro l'infortunio più grave», aggiunge Brugnotto. La ditta, che realizza mobili, conta 120 dipendenti. «L'azienda va bene - prosegue - abbiamo tanto lavoro, ma quando succedono cose come questa ci rimani molto male. È un bravo ragazzo, molto esperto, lavora nel reparto di produzione del legno massiccio, come addetto alla contornatura. Stava realizzando un campione al momento dell'incidente».

Gli ispettori rilevarono che la macchina non era dotata del sistema antiinfortunistico previsto nel libretto di omologazione. «Certo - è stata però la tesi di Brugnotto - prerché ve ne era uno installato che era migliore, una implementazione di quello base, miglioria che peraltro ci è costata oltre due mila euro». Nel corso del dibattimento la ditta ha fornito tutte le indicazioni, oltre che a video sul funzionamento del sistema che però, per sua stessa ammissione, D.Z. quel giorno non ha attivato. Una errore costato caro perché l'azionamento del dispositivo  avrebbe reso impossibile l'infortuinio.

Il processo è stato aggiornato al 20 gennaio prossimo. 

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