Bimbo conteso, il caso finisce alla Corte Europea di Diritti dell'Uomo

Il ricorso è approdato a Strasburgo e quello che decideranno i giudici potrebbe rappresentare una sentenza "pilota" in materia di diritti dei figli in caso di separazione dei loro genitori

Un'aula di tribunale

E' arrivato a Strasburgo il caso del  portato via dalla madre all'età di 2 anni e condotto a vivere a Roma. Il ricorso è approdato  alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e quello che decideranno i giudici potrebbe rappresentare una sentenza "pilota" in materia di diritti dei figli in caso di separazione dei loro genitori.

Della vicenda si è occupato anche il Tribunale di Treviso che in primo grado, lo scorso novembre, ha condannato la mamma e i nonni materni rispettivamente a 1 anno e 8 mesi e 1 anno e 2 mesi  per sottrazione. La storia è quella di un coppia che nel luglio del 2014 ha un figlio ma qualche mese dopo la sua nascita decide di interrompere la relazione. Lei accusa il compagno, un impiegato 51enne, di essere violento e di sottoporla a stalking ma non ci sono denunce in merito. Invece la donna, a luglio, senza preavviso lascia la casa comune che condivide con il compagno e si trasferisce dai suoi genitori. Un anno e messo dopo il trasferimento a Roma, dove lei e il piccolo prendono la residenza. Da allora, per l'uomo, è l'inizio di un calvario,reso più difficile do sopportare dal fatto che al figlio viene diagnosticata un forma di epilessia che lo porta, nel 2017, a vedere riconosciuto un grave ritardo del linguaggio e dell'apprendimento.

Il Tribunale dei Minori, che ha contestato la decisione della donna di spostare la residenza a Roma senza il parere del padre, ha affidato il piccolo ai servizi sociali della capitale. Ma la situazione non cambia e anzi diventa se possibile peggiore, tanto che all'uomo in quattro anni vengono concesso quattro ore per stare da solo con il piccolo. La donna e i nonni materni sono stati giudicati dal Tribunale di Treviso ma la sentenza di primo grado (l'appello è fissato l'anno prossimo) non ha modificato la situazione.

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E così si è arrivati al ricorso presentato davanti ai giudici della Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Ai giudici di Strasburgo, oltre ad un risarcimento del danno che sia comprensivo anche dei soldi, oltre 40 mila euro, che il padre ha speso per i vari ricorsi in Italia, si chiede che lo Stato Italiano venga condannato per non aver adottato misure “idonee” a consentire un adeguata protezione del diritto del figlio ad avere due genitori, seppure separati. «Il ricorso – spiega l'avvocato Michele Picco del Foro di Udine che si sta occupando del caso – in sostanza si fonda sul fatto che i servizi sociali di Roma non applicano quanto stabilito dai giudici del tribunale dei minori in materia di visite e obblighi della madre mentre la Procura della Capitale non da informazioni in relazione alle due querele presentate dal mio assistito, in particolare sullo stato attuale delle indagini».

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