Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Il compagno la segrega in casa, la abbandona e fugge con il figlio

La denuncia presentata dall'avvocato romano Loredana Mazzenga che difende una ragazza rom di 22 anni: la giovane racconta le angherie subite poche settimane fa nella Marca e lancia un appello

L'avvocato Loredana Mazzenga

ZERO BRANCO Segregata in casa dal compagno per almeno 15 giorni, maltrattata e malmenate più volte anche dai famigliari dell'uomo e infine abbandonata, in stato confusionale, alla stazione di Mestre. E' arrivata fino a Pistoia e qui è stata rintracciata dalla polizia che l'ha riportata a casa dai genitori, a Valmontone, nei pressi di Roma. Questa l'incubo vissuto da una ragazza rom di 22 anni a cui l'ormai ex fidanzato, anche lui rom e residente fino a poche settimane fa a Sant'Alberto di Zero Branco, ha portato via anche il proprio figlioletto di neppure tre anni, sparendo nel nulla. La giovane, disperata, ha presentato attraverso il proprio legale, l'avvocato Loredana Mazzenga, del Foro di Roma, una dettagliata denuncia presso il tribunale di Treviso.

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L'ex compagno, i suoi genitori e soprattutto il bimbo sono come scomparsi nel nulla. Lei e il fidanzato, di 21 anni, avevano avviato una relazione quattro anni fa e di recente erano andati a convivere a Zero Branco, in un'abitazione in cui già vivevano il padre e i due fratelli (con relative mogli) del ragazzo. Secondo quanto riferisce la ragazza nella denuncia le angherie nei suoi confronti cominciano fin da subito (violenze verbali e fisiche) e la situazione non migliora neppure quando nasce il figlio della coppia, nel giugno 2013. Anzi. Il bimbo, sostiene la 22enne, diventa una sorta di arma di ricatto per impedirle di raccontare ai genitori quello che stava subendo.

La situazione degenera nel giorno di Pasqua: a scatenare la violenza nei suoi confronti questa volta è un semplice apprezzamento alla nonna del suo compagno che indossava una spilla d'oro molto simile ad un gioiello da lei acquistato qualche giorno prima. Il suo atteggiamento era stato considerato derisorio nei confronti dell'anziana. Ne segue un pestaggio da parte dei fratelli e del padre del suo compagno e poi la segregazione: la 22enne viene rinchiusa in una stanza, le viene sequestrato il telefono cellulare ma soprattutto le viene tolto il figlio. Per non far insospettire i genitori il compagno, quasi quotidianamente, costringeva la ragazza a chiamarli, sotto stretta sorveglianza. “Non dire niente sennò fai una brutta fine”: questo il tenore della minaccia.

Il 14 aprile la famiglia rom decide di mettere fine alla prigionia della 22enne che viene caricata su un'auto e fatta scendere nei pressi della stazione ferroviaria di Mestre, in stato confusionale. Il compagno nel frattempo, si scoprirà in seguito, aveva già contattato i famigliari della ragazza dicendo che questa stava facendo ritorno a casa, a Valmontone e si è poi recato dai carabinieri di Zero Branco per denunciarne la scomparsa, consapevole che a casa, forse, non sarebbe mai riuscita ad arrivare. A vuoto le telefonate con cui il padre cercava di chiedere ragione al compagno del fatto che la 22enne non fosse mai arrivata a Roma. La preoccupazione ha spinto i genitori a rivolgersi ai carabinieri di Valmontone. Qualche giorno dopo la giovane sarà rintracciata a Pistoia dalla polizia, denutrita e ancora sotto choc.

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