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Omicidio a Borgo Capriolo, la Cassazione conferma la condanna al killer

La Suprema Corte ha ratificato la sentenza a 23 anni inflitta dalla Corte d'Appello a Branko Durdevic, il 39enne che l'8 febbraio del 2021 ferì mortalmente Domenico Joco Durdevic con un colpo di pistola che raggiunse il capoclan di etnia rom alla testa

La Prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza con cui la Corte d'Appello di Venezia ha condannato Branko Durdevic a a 23 anni di reclusione. Il 39enne era accusato dell'omicidio di 52enne Domenico "Joco" Durdevic, un capoclan di etnia rom che l'8 febbraio del 2021, in Borgo Capriolo a Treviso, venne raggiunto alla testa da un colpo di pistola sparato da Branko. Il proiettile raggiunse "Joco" di striscio ma dalla ferita al capo uscì della materia cerebrale e il 52enne morì dopo alcune settimane di ricovero all'ospedale Ca' Foncello di Treviso. La Suprema Corte ha annullato gli effetti civili della sentenza limitatamente alla declaratoria di inammissibilità del ricorso in secondo grado presentato dal genere di Domenico Durdevic in relazione alla circostanza della premeditazione.

Anche gli Ermellini in sostanza hanno confermato la mancanza della premeditazione, come peraltro era apparso chiari già in primo grado quando la Corte d'Assise di Treviso aveva sostenuto che «l'imputato non ha attuato alcuna attività prodromica all'esecuzione dell'omicidio, che si è consumato in maniera del tutto estemporanea, in conseguenza della decisione della vittima di recarsi, unitamente a svariate altre persone e senza alcun tipo di preavviso, in Borgo Capriolo. Non essendo stata raggiunta la piena prova, al dì là dì ogni ragionevole dubbio, in ordine al momento in cui sarebbe maturato il proposito omicidiario poi portato a compimento dall'imputato, si impone quindi l'esclusione della aggravante della premeditazione».

Sullo sfondo della tragedia ci sarebbero stati i rapporti deteriorati tra i due nuclei familiari (che sono tra loro imparentati), fatti di tensioni per la gestione dei figli di Sharon Salvi, la ex moglie di Riccardo Durdevic, figlio della vittima, che è anche la nuova compagna di Branko Durdevic. Quest'ultimo, tra l'altro, secondo l'accusa non avrebbe perdonato la relazione extraconiugale con sua moglie da parte di Riccardo.

E' questo clima di acrimonia e vendetta che avrebbe avuto luogo il fatto di sangue, "annunciato" da alcuni video minacciosi realizzati su Facebook proprio dal killer, nei quali avrebbe intimidito Joco e la sua famiglia e lo "invitava" a stare lontano da lui, dalla compagna e dalla figlia di lei (gli altri due figli erano invece già affidati ai nonni paterni). Neppure l'intervento del consiglio degli anziani rom era riuscito a calmare le acque fino a quel'8 febbraio, in cui Joco e i parenti più stretti si recarono nella casa di Borgo Capriolo per prelevare la bambina ma trovano soltanto Branko, che ha aperto il fuoco.

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