Sacchetti bio a pagamento: in Rete spunta la petizione per farli pagare allo Stato

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

TREVISO Dal 1° gennaio, con l'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 2017 n. 123, Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno, approvata lo scorso agosto, nei supermercati è diventato obbligatorio l'uso dei sacchetti biodegradabili per imbustare frutta, verdura, carni e salumi, con un costo per il cliente che dovrebbe aggirarsi tra 1 e 5 centesimi a sacchetto.

Vi sembra giusto? "Assolutamente no" dichiarano i rappresentanti dei consumatori "anche perché, vista la grave crisi economica che la maggior parte delle famiglie sta affrontando, soprattutto a causa della forte disoccupazione, è una follia mettere una nuova tassa, anche se tecnicamente così non è, sul già precario bilancio dei cittadini, per giunta sulla cosa principale per l'essere umano come il cibo. A tal proposito, per "ovviare" a ciò, si propone che il suddetto costo dei sacchetti biodegradabili venga interamente rimborsato dallo Stato, allegando alla dichiarazione dei redditi, come avviene ad esempio per spese mediche, ecc., tutti gli scontrini della spesa, visto che il negoziante è obbligato a riportarlo sullo scontrino. Ovviamente non viene contestata la valenza ambientale della riforma, la quale è più che legittima, ma la ricaduta economica sui consumatori. La petizione è diretta al ministro dell'Economia Padoan. Ecco il link per firmarla: https://www.change.org/p/pietro-carlo-padoan-sacchetti-biodegradabili-a-pagamento-non-esiste-lo-stato-rimborsi-i-cittadini

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