Colpi a raffica di finti addetti di gas e acquedotto: allarme nella Marca

A San Zeno l'ennesima incursione dei ladri-truffatori è fallita, peggio è andata a pensionati residenti a Castelfranco Veneto e Preganziol. Indagini dei carabinieri in corso

Un cappello da operaio

Anziani trevigiani sempre più nel mirino di truffatori e ladri senza scrupoli: si introducono nelle abitazioni delle vittime, con i pretesti più svariati, fingendosi tecnici dell'acquedotto o del gas, e prendono gioielli e denaro dai malcapitati. Purtroppo sono rari i casi in cui i malviventi vengono scoperti e scacciati: è avvenuto lunedì mattina nel quartiere di San Zeno, a Treviso, con il padrone di casa che ha scacciato un finto addetto Ats che ha peraltro spruzzato in una stanza, una sostanza urticante per garantirsi la fuga in compagnia di un complice.

Sono purtroppo riusciti altri due colpi avvenuti nei giorni scorsi. Venerdì scorso, a Castelfranco, una 87enne è caduta nel tranello teso da un finto tecnico addetto alla fornitura di gas. L'anziana, poco dopo le 10 del mattino, ha ricevuto la visita dell'operaio che le ha segnalato che era in corso una fuga del gas e doveva dunque fare delle verifiche. L'addetto, con questo stratagemma, è entrato all'interno dell'abitazione e ha trafugato vari gioielli in oro e denaro contante per un bottino di oltre 1200 euro. L'anziana pensionata ha scoperto il furto solo alcune ore dopo e, sconfortata, si è rivolta ai carabinieri di Castelfranco Veneto che ora indagano sull'episodio.

L'ultimo colpo in ordine di tempo risale invece a lunedì mattina, poco dopo le 10 circa, ed è avvenuto a Preganziol in via Donatori di organi. Come nel caso del tentativo andato a vuoto a San Zeno, i malviventi si sono presentati come tecnici dell'acquedotto. I finti operai sono entrati nell'abitazione di un 78enne asserendo che dovevano urgentemente provvedere alla bonifica dell'impianto idrico. Un pretesto, questo, per entrare in casa del pensionato e derubarlo. Il bottino è stato di alcuni gioielli in oro, in fase di quantificazione, e circa 500 euro in contanti, denaro che gli operai si sono fatti consegnare per il finto lavoro prima di dileguarsi. Certamente è forte il sospetto che entrambi i fatti, quello di Treviso e di Preganziol, siano riconducibili alla stessa banda di malviventi.

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