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Acconciatori ed estetisti, la Cna: «In un anno di pandemia non è cambiato nulla»

De Pizzol, Presidente regionale CNA Veneto Benessere: «Questa ulteriore chiusura ci danneggia ulteriormente. Siamo certi di poter offrire prestazioni che garantiscono la salute dei clienti, ma anche la nostra»

Estetisti e acconciatori. Un settore che con 135mila imprese e oltre 260mila addetti, partecipa in maniera determinante all’economia italiana ed è essenziale per garantire il benessere della popolazione. In Veneto i servizi alla persona (parrucchiere, estetiste, tatuatori, centri massaggi) rappresentano circa 13mila e 350 imprese. Un settore in grave sofferenza nell’ultimo anno a causa del Covid e che con questa terza ondata si trova nuovamente alle prese con chiusure e calo della clientela a causa del divieto di spostamento tra comuni nelle zone arancioni, e a ricaduta per la diminuzione di eventi, cerimonie e occasioni di uscite. Dopo il DPCM del 2 marzo che già aveva spostato alcun regioni, tra le quali il Veneto, in zona arancione, con il Decreto di venerdì 12 marzo, metà delle regioni d’Italia da lunedì prossimo saranno in zona rossa. La categoria si è sempre dichiarata attentissima alle procedure anti contagio sino dallo scorso anno; tuttavia ha lavorato a singhiozzo in questi mesi a causa dell’arrivo della seconda ondata, e ora di questa terza che ha richiesto appunto ulteriori restrizioni. Ma il comparto ha inevitabilmente sofferto e ora chiede al Governo chiarimenti.

«Inutile ribadire come queste chiusure ci danneggino – afferma Romeo De Pizzol Presidente regionale CNA Veneto Benessere –Io sono lavoratore autonomo e come categoria abbiamo tutto l’interesse a mantenere criteri altissimi di igiene e sicurezza sia per la salute che clienti che per la nostra stessa incolumità. Non ci sarebbe possibile lavorare se non utilizzassimo misure di elevata sicurezza e di controllo. Ma ciò nonostante siamo rimasti chiusi a lungo; con l’impedimento di uscire dal comune di residenza per recarsi dal parrucchiere abbiamo perso clientela; ed ora, in zona rossa chiudiamo del tutto nuovamente. E in tutto questo i ristori che abbiamo ricevuto sono stati insufficienti. Come categoria – prosegue De Pizzol – abbiamo adottato tutte le misure necessarie: soluzioni di igienizzazioni di nuovissima concezione; distanziamento e riduzione del numero delle postazioni; prenotazioni solo per appuntamento per non creare alcun tipo di assembramento in attesa. Siamo certi di poter offrire prestazioni che garantiscono la salute dei clienti certamente ma anche la nostra. E adesso con queste ulteriori restrizioni ci ritroviamo nuovamente in sofferenza. Ma stiamo cercando nuove soluzioni, come ad esempio, quando si potrà,  tenere aperto il lunedì o prolungare l’orario serale di apertura così da consentire a chi desideri di venire dopo l’orario di lavoro».

Dello stesso tenore il malcontento degli estetisti, anch’essi penalizzati dal perdurare di questa situazione. «C’è molto malcontento – afferma Valeria Cazzola, Portavoce Estetica CNA Veneto – Siamo nella stessa situazione di un anno fa, non è cambiato nulla. Abbiamo tamponato le perdite delle chiusure natalizie anticipando gli appuntamenti, ma non è certamente stato il picco del lavoro. Rimanere chiusi per la seconda primavera consecutiva è molto pesante: la cliente per qualche giorno aspetta, ma se la chiusura si protrae si rivolge alle colleghe che esercitano abusivamente con maggior pericolo contagi. Perdere marzo e aprile significa perdere il 40% del fatturato. Noi lavoriamo in sicurezza, igienizziamo sterilizziamo, utilizziamo tutti i presidi di protezione».

Tanta Incertezza e nessuna programmazione, lamenta la categoria. «Non si può lavorare con tutti questi apri e chiudi – prosegue Cazzola – Già  in zona arancione il comparto ha sofferto, in particolare nei piccoli comuni con il divieto dei clienti di accedere all’istituto di estetica da comuni diversi; ora con la zona rossa siamo al punto di partenza. Dopo circa 5 mesi di respiro ci ritroviamo nuovamente nell’incertezza. Se dobbiamo rimanere chiusi, almeno che ci siano politiche di sostegno adeguate. I mutui ora sono bloccati fino a giugno; abbiamo cercato di lavorare come è stato possibile fino a che eravamo in zona arancione. Ora che siamo in zona rossa come faremo  a riprendere i pagamenti?».

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