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Economia

Lavoro: nella Marca trevigiana è allarme disoccupazione

Circa 3.600 licenziamenti in sei mesi: il 2012 si profila come un anno funesto per la ricca Marca trevigiana. Per Cisl è già allarme, ma una via d'uscita c'è

Una situazione allarmante quella denunciata da Cisl Treviso. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi della sigla sindacale, sono 23.940 i trevigiani senza lavoro.

3.600 LICENZIAMENTI - Da gennaio a oggi sono 3.598 i licenziamenti registrati: 2.422 nella piccole imprese e 1.176 nelle grandi. Prima metà di anno che non lascia ben sperare per i mesi a venire, se si pensa che nel 2011 il rapporto tra assunzioni e licenziamenti è stato di 3.600 posti di lavoro sfumati.

Ancora secondo quanto riportato da Cisl Treviso, al 31 dicembre 2011 erano 100 le aziende della Marca in cassa integrazione straordinaria approvata. Di queste, 71 esauriranno l’utilizzo dell’ammortizzatore entro dicembre, e nel frattempo si sono aperte 30 nuove crisi aziendali che colpiscono 751 lavoratori.

SITUAZIONE GRAVE - “La situazione è grave”, commenta il segretario di Cisl Treviso, Alfio Calvagna. Dal 2008 a oggi gli iscritti alle liste di disoccupazione sono aumentati di circa il 32 per cento: quattro anni fa erano 18.099 e nel 2011 23.940.

“Dei licenziati da gennaio alla metà di giugno – osserva ancora Calvagna – la maggior parte è costituita da uomini e donne con superiore ai 40 anni, provenienti da aziende del manifatturiero, poco professionalizzati e difficili da riqualificare”.

Tuttavia Calvagna invita a non cedere alla rassegnazione, bensì a pensare a un settore manifatturiero più competitivo, “capace di creare nuova occupazione, che sappia avvalersi delle vecchie competenze dei lavoratori ultraquarantenni e delle nuove professionalità”.

DISAGIO SOCIALE - A preoccupare i sindacati è soprattutto il disagio sociale, sempre maggiore, causato dalla crisi: la fascia di marginalità non riguarda più solo gli immigrati.

“Siamo preoccupati perché la ricca Marca Trevigiana non ha anticorpi, non è preparata a gestire un crescente disagio sociale”, spiega il segretario.

LA SOLUZIONE - La via da percorrere, secondo Calvagna, è quella di un nuovo patto sociale che contempli un progetto strategico di politica industriale che sia in grado di ricollocare  il sistema produttivo trevigiano.

“E’ da mesi che si fanno prove concrete di dialogo tra le parti sociali per governare le ricadute della crisi in ambito locale – ricorda Calvagna - Basti pensare all’accordo sulla contrattazione territoriale, che in queste settimane si sta concretizzando con la sottoscrizione degli accordi di settore e che ci auguriamo possa evolvere nella fase relativa al welfare locale. Ma anche alla rete di sportelli per il lavoro che si sta realizzando in tutto il territorio provinciale, grazie all’iniziativa promossa dal Centro per l’impiego di Treviso e dall’assessorato al Lavoro della Provincia alla quale hanno aderito tutte le associazioni imprenditoriali e la Cisl di Treviso”.
 

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