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Alternanza Day 2018: in Camera di Commercio un confronto fra studenti, aziende e genitori

Dalle esperienze è emerso come l’alternanza sia sempre più vissuto dai ragazzi come percorso di crescita culturale: che ha valore formativo e orientativo. E’ un investimento anche per le aziende, che guardano a questi ragazzi per il ricambio del capitale umano

TREVISO Il senso dell’Alternanza Day 2018, svoltasi giovedì nel Salone Borsa della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, sta tutto in questa pillola di storia: “Ho iniziato con il piede sbagliato, rispondevo e non stavo a quanto mi dicevano - riconosce Zaccaria, studente del quarto anno della Scuola Edile di Treviso-Belluno -  Poi ho capito e piano piano quell’ambiente e il lavoro hanno cominciato a piacermi e ad appassionarmi. Mi è stata affidata la supervisione di un cantiere di restauro. E mi sono portato a casa tanta conoscenza per quel che voglio fare da grande: aprire un’agenzia immobiliare".

"Abbiamo portato pazienza, all’inizio. Ma poi abbiamo visto la svolta. E abbiamo dato piena fiducia a questo ragazzo. Ha fatto un gran bel percorso con noi - aggiunge sorridente il tutor/titolare Giorgio Rigo, titolare della Giorgio Rigo Costruzioni Srl - Ma l’entusiasmo era palese anche in Sara Miotto, studentessa del Liceo Scientifico 'Berto' di Mogliano che ha fatto la sua alternanza presso la Fondazione Guggenheim di Venezia" la quale ha poi dichiarato quanto segue: “Mi sono immersa da subito in uno straordinario ambiente di respiro internazionale, comunicando in inglese. Ho assistito al restauro agli Uffizi di un’opera che deve essere ancora esposta al pubblico. Ho scoperto quanto lavoro c’è dietro un Museo. Cosa farò da grande? Mi iscriverò ad Ingegneria: ma ho sempre amato l’arte e mi porterò sempre con me questa esperienza e le conoscenze cha mi ha dato: dal sapere scrivere una lettera, al saper lavorare in team”.

Sembravano due coetanee, la studentessa e la tutor Elena Minarello, per l’entusiasmo con cui hanno raccontato l’esperienza fattiva. Nata nell’ambito del progetto “Tutta un’altra ASL” in collaborazione con la Fondazione di Venezia e con l’Ufficio scolastico regionale. "Voglio fare la pasticcera - ha risposto convinta Anna. Ma un conto è studiare da pasticcere, presso la mia scuola, il Lepido Rocco, un conto è cimentarsi a fare il pasticcere, presso la Pasticceria Ardizzoni, che mi ha ospitato in alternanza. Lì ho capito cosa vuol dire fare bene le cose. A scuola, se sbagli, prendi il 'quattro': in laboratorio, se sbagli, butti vie le cose". Soddisfatto il suo tutor Alessandro Ardizzoni che ha ammesso come Anna abbia facilmente raggiunto le capacità di chi lavorava già da diverso tempo in pasticceria. Anche lavorando in autonomia.

In alternanza si può anche litigareperò. “Dovevamo ideare dei prototipi di giochi d’aula. Ma devo ammettere che all’inizio non mi piaceva proprio lavorare in team e in più con una probabile squalifica dal momento che c’era la selezione per il miglior gioco realizzato. Con i ragazzi del mio gruppo – racconta Angela dell’Istituto Professionale Besta di Treviso - abbiamo avuto anche delle discussioni, ma poi siamo riusciti a trovare un accordo, capendo che insieme si riesce  a lavorare con più energia e a raggiungere un miglior risultato. Alla fine, il nostro progetto ha vinto". Marianna Marcuzzo tutor e titolare di Smile to Move fa ben capire il processo di cambiamento che hanno vissuto i ragazzi nel corso dell’alternanza: “Abbiamo puntato a questo messaggio: non tanto cosa vuoi fare, ma come lo vorrai fare. Qualsiasi cosa si faccia, può piacere oppure no. Ma se la fai con il cuore, e con gli opportuni strumenti, prima o poi ti ripagherà. Ad ogni modo sono stati ideati giochi bellissimi. Attraverso i quali c’è stato un interscambio con una generazione così vicina ma anche così lontana che anche i nostri clienti ci chiedono di capire meglio”.

Hanno dunque “fatto scuola” le storie di Buona Alternanza, raccontate dai tutor aziendali e dagli stessi studenti. Lo ha sottolineato il Presidente della Camera di Commercio Mario Pozza: “Quest’anno ho voluto ancor di più che a parlare di alternanza ci fossero i veri protagonisti: i ragazzi assieme ai loro tutor. Ci hanno offerto dei racconti di alternanza molto belli. E ci hanno fatto capire che in questo territorio si sta facendo 'buona alternanza', si sta costruendo un percorso di dialogo e positiva contaminazione fra il mondo della scuola e delle aziende. Nel corso dell’evento, infatti,  è stato evidente un cambiamento di clima attorno all’alternanza: lo scorso anno vedeva molti oppositori, oggi una più matura consapevolezza della grande opportunità insita in questa nuova modalità del fare scuola".

Concetto puntualizzato da Massimo D’Ambroso, Referente provinciale per l’Alternanza Scuola?Lavoro per l’Ufficio Scolastico di Treviso: “Dodici anni fa c’erano solo 4 scuole che in provincia facevano alternanza. Ed era difficile convincere gli insegnanti che non gli stavo portando via gli studenti ma che l’ASL era sempre scuola, ma fatta in maniera diversa. E’ stato difficile anche con le aziende da cui ho avuto risposte disarmanti. Noi l’alternanza la facciamo per gli studenti, non perché ce lo imponga la legge, ma perché crediamo che l’ASL sia un’esperienza insostituibile. Noi, ai tempi in cui eravamo studenti, non abbiamo avuto questa opportunità”.

Sara Guizzetti, Presidente della Consulta degli studenti di Treviso ha evidenziato come l’Asl debba essere un’opportunità condivisa anche con l’ascolto delle preferenze da parte degli studenti portando così l’ASL ad essere una bella occasione di coprogettazione tra scuola - lavoro e studenti. Sara sottolinea che la lezione frontale non è sempre la migliore forma per l’apprendimento e che l’ASL è un’interessante metodologia didattica alternativa che deve essere programmata: "Non possiamo - dice - accettare tutto ciò che ci viene proposto, ci deve essere una guida e un sostegno perché come gli insegnanti ci seguono tutti i giorni a scuola, cosi dovrebbero farlo anche, loro assieme ai tutor aziendali, in questa nuova metodologia”.

Rachele Scarpa, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti, presentando un sondaggio condotto su un campione nazionale di 5000 studenti, ha puntualizzato le seguenti cose: “L’Alternanza, se fatta bene, è uno strumento per svecchiare i metodi di insegnamento, e per affacciarsi noi ragazzi in modo più consapevole alla cultura del lavoro. Alcune scuole tuttavia non sono organizzate in modo tale da integrare al meglio le esperienze di alternanza con i programmi scolastici. Dove manca questo innesto trasversale tra saperi ed esperienze, l’alternanza viene ancora percepita come un corpo estraneo. Soprattutto nei licei. Serve buona co-progettazione. Serve anche, lato azienda, una maggiore formazione del tutor aziendale in modo che sia messo in grado di seguirci meglio. E’ un ruolo importante affinché l’esperienza sia formativa fino in fondo. Un aiuto anche sui costi logistici non guasterebbe. Talvolta non è indifferente per le famiglie il costo del trasporto per raggiungere l’azienda”.

Questo appunto è stato colto dal Segretario Generale Romano Tiozzo che si è impegnato a verificare la possibilità di fare convenzioni con le aziende pubbliche di  trasporto, per abbattere questi costi logistici. La voce dei genitori è stata poi portata da Alessandra Corradi e da Stefano Lecca, rispettivamente Presidenti dei Consigli d’Istituto del Liceo “Canova” e dell’ ITC Riccati-Luzzatti. Entrambi hanno sottolineato l’importanza della “filiera decisionale” che deve supportare la programmazione dell’alternanza: scelte di indirizzo della scuola, mobilitazione del collegio docenti, co-partecipazione degli studenti, coinvogimento dei tutor aziendali. Ed entrambi non hanno mostrato alcuna ritrosia, anzi, per questa occasione di immersione consapevole dei ragazzi in quelli che possono essere i loro possibili futuri lavorativi. Sia in termini di competenze tecniche che in termini di soft skills.

Alberto Irone, delle Politiche giovanili di CGIL Treviso, ha ripreso questo tema sottolineando tre cose: "L'alternanza è una straordinaria opportunità di riflessione sulla transizione scuola-lavoro; ci permette di interrogarci tutti sui gradi di specializzazione e di competenze chiesti dal territorio e proprio per questi motivi deve avere una solidità formativa inoppugnabile. Altrimenti non solo rischia di essere sostitutiva di quota parte di lavoro dipendente, ma se non esperienza formativa impedisce di alimentare questa riflessione sul futuro del nostro sistema produttivo e, conseguentemente, sul nostro sistema di ri-generazione delle competenze”.

A Paolo Gubitta dell’Università degli Studi di Padova - Osservatorio delle Professioni Digitali, partner della Camera di Commercio per comprendere i cambiamenti nel lavoro, il compito di trarre prime sintesi da un dibattito molto ricco. Il messaggio ai numerosi ragazzi presenti è passato in modo molto chiaro, attraverso questa immagine: “Cogliete al volo questa opportunità dell’alternanza. Oggi siete come delle uova alla coque, potete decidere voi il tempo di cottura (leggi: il mestiere e i saperi su cui puntare). Ma se ritardate la scoperta di cosa volete fare, in un mondo in continuo cambiamento, fate la fine di un uovo sodo (vi ritrovate in mano delle competenze che potrebbero essere non più riconvertibili). Altre due sottolineature: le competenze digitali. Fondamentali. I ragazzi ci sguazzano. Ma devono imparare ad usarle nei contesti lavorativi. Come fondamentali le soft skill, le competenze trasversali: che i ragazzi non hanno, ma che sono proprio quelle che ti servono per qualsiasi professione tu voglia fare".

Ha chiuso la mattinata il Presidente Pozza, sottolineando con soddisfazione la partecipazione all’evento di tutti i vari attori dell’alternanza, ringraziandoli per il loro contributo: “E’ importante parlarsi, mantenere aperto un dialogo. Una giornata come questa conferma che tutti noi stiamo credendo sull’alternanza come finestra per i ragazzi sul lavoro e sul loro futuro. E quando c’è questa convinzione diventa facile fare sempre meglio, superando le criticità che sono state sollevate. Dai ragazzi, in particolare, abbiamo capito che l’alternanza può essere un processo di trasformazione culturale senza pari”.

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