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In foto Alfio Calvagna

In foto Alfio Calvagna

Crisi: in un anno perse 1676 aziende nella Marca, regge l'export

L’analisi dell’ufficio studi della Cisl Belluno Treviso rivela un 2013 per le imprese venete peggiore di tutti gli anni dal dopoguerra

TREVISO - Il 2013 l'anno peggiore per il Veneto dal dopoguerra. Pil negativo, diminuzione dell’utilizzo degli impianti (-30% a Treviso), caduta dei consumi, diminuzione dei posti di lavoro, disoccupazione al 7,6% ( 8,5% a Treviso), disoccupazione giovanile che sfiora il 20%  e aumento sostanziale delle prestazioni a sostegno al reddito e di ammortizzatori sociali. Nel corso del 2013 sono state 1465 le nuove crisi aziendali che hanno coinvolto 42.248 lavoratori. Le province più coinvolte sono state Padova, Vicenza, Treviso (con 185 crisi aziendali). Belluno si trova all’ultimo posto delle province venete (56 crisi aziendali). Il 40% delle crisi si registra nei settori metalmeccanico e delle costruzioni. Ancora pesanti anche i dati relativi alla cassa integrazione straordinaria e alla concentrazione territoriale delle ore di cassa in deroga, che vede al primo posto le due province a forte caratterizzazione manifatturiera: Treviso e Vicenza. Treviso registra oltre 11 milioni di ore di Cigs autorizzate. Mentre proprio a Treviso la Cassa Integrazione Ordinaria chiude con una leggera flessione.

Questa la situazione regionale entro cui s’inquadra l’andamento trevigiano del mercato del lavoro, illustrato mercoledì mattina nella sede Cisl di Treviso da Alfio Calvagna della Segreteria Cisl Belluno Treviso, su elaborazione dell’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso di dati forniti dal Centro per l’Impiego, dalla Camera di Commercio e da Veneto Lavoro.

LE IMPRESE  E’ proseguita anche nel 2013 la contrazione del numero di aziende operanti nell’edilizia e nel manifatturiero; tengono invece l’alimentare e i pubblici esercizi. In crescita  il terziario avanzato e i servizi alla persona. Al 31 dicembre 2013 le imprese attive in provincia erano 81.829, -2,0% rispetto alla fine del 2012 con una perdita di 1.676 aziende.  Il comparto più penalizzato è quello dell’edilizia con 592 imprese in meno (-4,5%). Il manifatturiero brucia 404 imprese, il metalmeccanico  si ferma a -147 unità,  il legno-arredo a -109 aziende ed il sistema moda registra una flessione di 98 unità. Il commercio perde 84 imprese rispetto al 2012, così come il comparto legato alle attività di trasporto e magazzinaggio che perde 160 imprese. Positivo l’andamento dei servizi alle imprese che guadagnano 143 imprese, così come i servizi alle persone che guadagnano 327 unità nei comparti dell’istruzione, la sanità, le attività artistiche, sportive di intrattenimento e divertimento.

OCCUPAZIONE Sul versante dell’occupazione, se si confrontano le assunzioni nel 3° trimestre degli anni 2011, 2012 e 2013, le assunzioni a tempo indeterminato registrano un crollo del 36%, passando da 4.800 a 4.405 per fermarsi nel 2013 a 3.055. L’apprendistato inizia con 1.750 occupati e si riduce a 1.135 per crollare nel 2013 a 975 unità (-44%). In controtendenza si registra un incremento dei contratti a tempo determinato che passano da 13.905 del 3° trimestre del 2011 a 13.615 del 2012 per arrivare a toccare i 14.535 del 2013 (+4,5%). Stessa tendenza per i contratti a somministrazione che passano da 6.815 a 6.220 nel 2012 per crescere a 7.610 nel 3° trimestre del 2013 (+12%). Treviso si posiziona al primo posto, tra le province venete,  per avvio a tirocini formativi: 5.725 nel 2013 su un totale regionale di quasi 25.000 attivazioni. Seguono Padova e Vicenza. “Solitamente – spiega Calvagna - il 50% di queste esperienza si trasforma in un contratto di lavoro. Affermare, però, che il tirocinio stia sostituendo l’apprendistato, è ancora un azzardo”.

PRODUZIONE INDUSTRIALE- La produzione industriale conferma il lieve recupero tendenziale e si porta al +2,5% rispetto a dicembre 2012. Contribuisce al risultato positivo il buon andamento del settore abbigliamento-calzaturiero della classe 10-49 addetti e del settore dei macchinari della classe 50 addetti e più. Confermato, in controtendenza,  il grado di utilizzo degli impianti che a fine anno registra una flessione del 30%, pur recuperando 3 punti percentuali di utilizzo complessivo tra Settembre e Dicembre 2013 (chiudendo al 74,1%).  Il fatturato totale cresce del 1,9% rispetto all’anno precedente.  Il recupero è ancora una volta sostenuto dal contributo del fatturato estero che evidenzia un +4,4%. Treviso risulta la seconda provincia per migliore variazione rispetto al 2012, preceduta solo da Vicenza con un +4,6%. L’export trevigiano è costituito per quasi il 63% da vendite in Paesi intra-Ue28  e per il rimanente 37% da vendite nei Paesi extra-Ue28.  La novità più significativa è la raccolta ordini sul mercato interno che dopo nove trimestri negativi diventa un segno positivo, recuperando di fatto un +1,6% rispetto all’anno precedente.

“I dati di fine anno descrivono un quadro economico in leggero miglioramento rispetto ai trimestri precedenti, sintomo di una vivacità economica che sta ripartendo. – conclude Alfio Calvagna della Segreteria Cisl Belluno Treviso -  I numeri, ancora sommari, ci dicono inoltre che il primo trimestre 2014 fa registrare un lieve aumento dell’occupazione segnale, questo, decisamente positivo, anche se l’82% dei contratti stipulati sono ancora a  termine o di somministrazione. Dire che tutto questo rappresenti l’inizio della ripresa sarebbe un azzardo, è bene andare cauti con le interpretazioni. Bisognerà attendere il mese di luglio per capire se questa sarà una tendenza confermata o se si trattava di un picco positivo. Quello che sembra ormai certo è che più giù di così non si possa davvero andare. Lanciamo infine un appello, a livello nazionale, per il rifinanziamento della cassa in deroga. E’ necessario infatti reperire un ulteriore miliardo di euro per dare piena copertura al fabbisogno dello scorso anno (solo il 40% delle domande CiG 2013 è stato evaso) e per le ulteriori richieste già avanzate per il 2014, pena il blocco da parte delle Regioni di nuove autorizzazioni sia per cassa integrazione che per mobilità in deroga.”

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