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Mobilitazione a oltranza per i lavoratori di Artoni e Fercam a Lughignano

La crisi del gruppo di trasporti di Reggio Emilia sta avendo ripercussioni anche nella Marca. Non rientra, infatti, la protesta dei dipendenti, senza paga da un mese, e dei lavoratori della cooperativa LCT

CASALE SUL SILE La crisi del gruppo di trasporti Artoni di Reggio Emilia sta avendo ripercussioni anche nella Marca trevigiana. Non rientra, infatti, la protesta dei dipendenti, senza paga da un mese, e dei lavoratori della cooperativa LCT, che per Artoni segue la logistica, e che, insieme agli autotrasportatori che operano per conto dell’azienda, sono in presidio dallo scorso martedì di fronte alla sede di Lughignano di Casale sul Sile e alla Fercam, nonché da ieri in sciopero.

Una situazione di difficoltà sfociata con la chiusura di alcune delle 39 sedi che Artoni ha in giro per l’Italia. A monte di tutto una crisi finanziaria che dura da tempo per il gruppo e che sembrava dovesse risolversi con la vendita annunciata un mese fa, per 60 milioni di euro, al gruppo di Bolzano Fercam, altro colosso della logistica. Ma venerdì scorso è saltato tutto, quando si è interrotta la trattativa coi sindacati sugli esuberi di personale. Durante l’incontro Fercam ha posto come condizione al suo subentro in Artoni un accordo che, a fronte di un esiguo incentivo, sancisse il licenziamento di fatto di centinaia di lavoratori e lavoratrici, senza alcuna possibilità di prosecuzione lavorativa e senza alcun ammortizzatore sociale applicabile.

Contrariamente a quanto divulgato da Fercam, le Segreterie Nazionali e le RSA hanno cercato di agevolare in ogni modo, e all’interno delle normative vigenti, l’operazione di subentro. Hanno proposto di concordare un indennizzo adeguato per coloro che, volontariamente, alla luce delle scelte imprenditoriali relative alle sedi non acquisite, avessero preferito non passare in Fercam. Contestualmente si sono rese disponibili da subito ad affrontare il piano industriale della nuova realtà per trovare tutte le soluzioni necessarie a partire dalla riduzione degli emolumenti del personale e dall’attivazione degli ammortizzatori sociali applicabili, anche attraverso il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero del Lavoro. Proposte e disponibilità rigettate da Fercam che ha lasciato il tavolo della trattativa rendendo palese che l’unica sua intenzione reale era quella di appropriarsi delle attività e dei clienti di Artoni senza mettere sul piatto nessuna garanzia per i lavoratori, diretti e indiretti, relativamente a posto di lavoro e reddito. Ora i Sindacati chiedono una presa di posizione da parte di Unindustria e sostengono la necessità che le due aziende, Artoni e Fercam, tornino responsabilmente alla trattativa.

“La preoccupazione principale – spiega Samantha Gallo, segretario generale FILT CGIL TREVISO - è il pagamento degli stipendi, parliamo di lavoratori che potrebbero presto trovarsi senza posto di lavoro e senza ammortizzatori sociali e di padri e madri di famiglia che si trovano oggi alla canna del gas. A rischiare in questa partita – precisa Samantha Gallo - non ci sono, infatti, solo i dipendenti diretti di Artoni ma anche i facchini degli appalti, oltre ai padroncini, con pesanti arretrati. Per questo, se a livello nazionale la situazione non evolverà al meglio, anche nel trevigiano la mobilitazione continuerà e si potrebbe arrivare a forme di protesta e sensibilizzazione dell’opinione pubblica più eclatanti”.

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