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Domenica, 16 Giugno 2024
Economia Ponzano Veneto

Buco nel bilancio Benetton: «Azienda in crisi da anni, ora si valorizzino le risorse interne»

Gianni Boato, segretario generale della Femca Cisl Belluno Treviso: «Luciano è amato e rispettato dai lavoratori proprio per questo: i 1300 dipendenti che lavorano a Castrette e a Ponzano gli danno atto dell’impegno e del fatto che ha sempre cercato di fare di tutto per questa azienda»

«La somma dei disavanzi dal 2013 ad oggi di Benetton Group supera il miliardo di euro, quindi non è la prima volta che l’azienda si trova a risanare una perdita di bilancio di oltre 100 milioni come quella di quest’anno e a intervenire per appianare i debiti è sempre stato Luciano Benetton, che non ha mai fatto ricadere pesantemente sui lavoratori e sulle lavoratrici il prezzo della crisi. Noi come sindacato di maggioranza in azienda tendiamo la mano a Benetton, e lo invitiamo a coinvolgere nelle scelte strategiche i lavoratori e il grande know-how presente in azienda a tutti i livelli». Questo l’auspicio di Gianni Boato, segretario generale della Femca Cisl Belluno Treviso, in seguito alle dichiarazioni del fondatore del Gruppo che ha annunciato il suo passo indietro dalla società accusando il management di aver tradito la sua fiducia e di aver nascosto la verità su un buco di bilancio da 100 milioni.

«Non esistono aziende paragonabili a Benetton» chiarisce Boato «dove in una situazione con un negativo così importante che si protrae da anni, c’è un imprenditore disponibile ad appianare la situazione debitoria per andare avanti, iniettando in azienda risorse proprie e della holding di famiglia. Luciano è amato e rispettato dai lavoratori proprio per questo: i 1300 dipendenti che lavorano a Castrette e a Ponzano gli danno atto dell’impegno e del fatto che ha sempre cercato di fare di tutto per questa azienda e ha responsabilmente continuato a mantenere i posti di lavoro. Siamo di fronte a un imprenditore che ha scelto il management ma si è sempre preso la responsabilità di non far pagar la crisi di questi anni ai lavoratori. Abbiamo rilevato dei forti malesseri per una dirigenza arrivata per dare un cambio importante e rimettere in sesto l’azienda, l’abbiamo rilevato e più volte detto, ma ci siamo impegnati per sostenere il rilancio anche attraverso una ristrutturazione che fortunatamente non è stata forzata, ma basata su uscite volontarie incentivate per chi era a due anni dalla pensione».

«Ora» prosegue Boato «chiediamo che non siano i dipendenti, incolpevoli rispetto alle scelte strategiche, a pagare il prezzo di una crisi che tra l’altro negli ultimi anni è stata acuita dal Covid, dal pesante attacco hacker subito dall’azienda e dagli eventi geopolitici che hanno avuto un’incidenza importante sul volume di affari, tanto che il settore moda, in particolare nelle fasce medie, nell’ultimo anno e mezzo ha registrato risultati negativi. A Luciano Benetton dico che i lavoratori hanno grande senso di appartenenza e ora i tempi sono maturi per guardare alle risorse interne, per farle partecipare a un vero cambio di passo, sul solco della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cisl nazionale, perché all’interno del Gruppo c’è un enorme know-how da valorizzare per rendere lavoratori e lavoratrici realmente partecipi delle scelte strategiche».

«Da tempo sono in corso contratti di solidarietà, è chiaro che questa notizia desta nuove preoccupazioni nella comunità che rappresento dato che tra i miei concittadini sono in tanti a lavorare alla Benetton». Lo ha detto Antonello Baseggio, sindaco di Ponzano Veneto, all'Ansa, commentando la notizia.

«La Benetton» ha detto Baseggio «è sempre stata l'orgoglio di questo territorio, tanto che l'associazione tra il nome di Ponzano a quello della famiglia è automatica da molti anni. Certo, aver affidato l'azienda a persone non capaci è stato un errore enorme, e questo in parte doveva essere compreso già durante la gestione. Ma lasciarla non è corretto almeno per rispetto verso chi in questa azienda ha creduto e ci ha vissuto. Alla Benetton sono passati migliaia di lavoratori e centinaia di manager di elevato spessore. Se fossi io il 'padre' di un' azienda lotterei fino alla fine per traghettarla in un porto sicuro».

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