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Domenica, 16 Giugno 2024
Economia Ponzano Veneto

Buco nei conti Benetton, Toscani attacca i manager: «Cretini e senza morale»

In un'intervista all'Ansa il fotografo, padre di tante campagne per United colors, difende a spada tratta Luciano: «La mala gestione della società è perché se ne sono approfittati senza cuore e senza passione, pensano solo al loro futuro e alle loro scalate». L'associazione Ponte Morandi torna all'attacco

Ha fatto quadrato intorno all'amico fraterno, Luciano Benetton, grazie al quale ha potuto realizzare tante celebri campagne pubblicitarie che hanno fatto la sua fortuna oltre a quella della casa di moda, e ha attaccato frontalmente i manager. E' la sintesi dell'intervento del fotografo Oliviero Toscani, chiamato dall'Ansa a commentare la difficile situazione in cui versa la storica azienda di Ponzano Veneto. «Ho appena parlato con lui, è un uomo che dà fiducia alla gente ma deve capire che la gente non è come lui» ha dichiarato Toscani «I miei nemici in Veneto, quando facevo le campagne erano proprio gli amministratori Benetton. Una banda di cretini che hanno studiato alla Bocconi. Luciano è un buono, un ottimista, forse ingenuo anche. I manager invece sono persone che non hanno nessuna morale. Non facevano altro che darmi contro: volevano che fotografassi le top model e non l'aids o il razzismo. Ho sempre avuto problemi con i manager e non solo in Benetton ma dappertutto, sono la rovina dell'economia italiana».

Quanto alla situazione attuale del Gruppo con il bilancio in rosso, Toscani afferma che  «L'Ad avrebbe dovuto risolvere questi problemi e invece non lo ha fatto. È sempre facile dare la colpa a qualcuno». I suoi rapporti con il figlio di Luciano, Alessandro? «Io non ero in Benetton, non posso dire niente. Nel 2017 mi ha richiamato Luciano per vedere se riuscivamo a rimettere insieme quello che era rimasto. Lui è un grande uomo. É uno che da fiducia ma non tutti usano la sua fiducia in modo positivo. La mala gestione della società è perché se ne sono approfittati senza cuore e senza passione, pensano solo al loro futuro e alle loro scalate. Vogliono solamente il successo della loro carriera».

Come le è sembrato al telefono oggi? «Lui è sempre molto equilibrato parlava di cose che conoscevamo bene. Avevi ragione ad essere incazzato con i manager, mi ha detto, dovevo ascoltarti». Toscani parla in generale dei suoi scontri "tremendi" con i manager: «Quando uscivano le campagne volevano le top model, i loro amici. Invece io parlavo di ecologia, integrazione, razzismo. Le campagne erano ottime: prima mi criticavano poi diventavano tutti padri della campagna. Si ricordi che Mion, all'epoca Ad di Edizione, ha detto che allora lui era a conoscenza del fatto che il ponte Morandi fosse a rischio ma non ha avvisato Benetton perché aveva paura di perdere il posto...».

Luciano Benetton (foto Lapresse)

Comitato parenti vittime Morandi: «Schifati dalle sue parole»

«Siamo senza parole, siamo allibiti, siamo schifati»: sono queste le parole di Egle Possetti, presidente comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, in reazione all'intervista rilasciata al Corriere della Sera da Luciano Benetton, in cui l'89enne co-fondatore dell'omonimo impero ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da presidente del gruppo italiano di proprietà della sua famiglia. Lasciando al figlio 60enne Alessandro l'azienda e un rosso di 100 milioni da sanare. Il passaggio che ha suscitato la reazione del comitato è stato quello che dice che «persino il sopportare la tragedia del ponte Morandi sebbene il 'signor Luciano' [...] avesse da tempo lasciato qualsiasi attività in azienda per dedicarsi ai suoi progetti personali [...] l'aveva vissuta con la 'responsabilità' di chi sa di esserlo sia per quello che fai, sia per quello che non fai».  «Adesso spunta anche che il signor Luciano 'ha dovuto persino sopportare la tragedia del Ponte Morandi» commenta Possetti «Lui ha dovuto sopportare? C’è molto rispetto per le persone anziane in noi, per le persone anziane che soffrono, che hanno perso un nipote, un figlio, una famiglia intera, per coloro che vivono di stenti, magari soli. Ma per questi anziani come il signor Luciano non può esserci umana pietà, non è umanamente possibile provare pena, noi percepiamo solo un groviglio alle budella». Benetton ha deciso di lasciare accusando l'amministratore delegato Massimo Renon di aver fatto precipitare i conti del gruppo. «Mi sono fidato di lui e mi sono sbagliato. Sono stato tradito nel vero senso della parola. Qualche mese fa mi sono reso conto che qualcosa non andava e che l'immagine del gruppo che il management ci presentava nelle riunioni del consiglio di amministrazione non era reale» ha raccontato al Corriere. «Non sono imprenditori brillanti allora, si potrebbe dedurre - continua Possetti - altrimenti non sarebbero stati così incauti, forse noi non capiamo nulla di imprenditoria, però abbiamo la certezza che non tutti gli imprenditori siano così, e ne siamo enormemente sollevati, anche per l’economia del paese, se tutti si facessero 'gabbare' sarebbe un vero disastro. Sono ormai anni che cercano in tutti i modi di santificarsi, di far riflettere nuovamente la loro  aureola di buoni imprenditori che per anni hanno avuto sul capo, ma non è più tempo ormai, le carte sono in tavola e sono scoperte. Sarebbe interessante capire dove siano finiti i fondi di bilancio spariti, sarebbe interessante capire se di fondi ne siano spariti altri, se ci siano società in perdita e quali siano i reali motivi. Ma questa - conclude Possetti - è un’altra storia».

La svolta nella cassaforte di famiglia, le nuove regole di Alessandro

«Adesso spetterà ad Alessandro Benetton, nel ruolo di presidente della cassaforte Edizione supportare Benetton Group, l’attività dalla quale tutto ha avuto inizio. Il compito del figlio di Luciano Benetton ora sarà di integrare l’abbigliamento nel sistema che ruota attorno alla cassaforte, come è avvenuto per Mundys e Avolta (ex Autogrill). Oggi si chiude il cerchio. Sarà proprio l’azienda dalla quale Alessandro Benetton era uscito nel 2013 dopo neanche un anno e mezzo di lavoro, in dissenso, l’ultima a essere integrata». Lo scrive il Corriere della Sera in una dettagliata analisi, all'indomani dell'intervista in cui Luciano Benetton ha annunciato l'addio alla presidenza del gruppo. Il Corsera ricorda come Alessandro Benetton nel suo libro 'La Traiettoria', a proposito della sua uscita da Benetton Group, avesse scritto: «Prima di uscire dalla sala riunioni e scrivere la mia lettera di dimissioni, so già come andrà a finire: ho l’impressione di vederle, le mani che afferrano il volante di questa macchina, e il rischio che la guidino in direzioni pericolose». Dopodiché, aggiunge il quotidiano, «era tornato alla sua società di investimenti globale. Poi però quel volante glielo aveva affidato la famiglia, ma questa volta a un piano ben superiore, quello del vertice di Edizione che peraltro doveva pilotare in cieli non facili».

«Discontinuità e determinazione saranno le parole chiave anche in questo caso - evidenzia il quotidiano - Lo erano state quando Alessandro Benetton, nel ticket con l’amministratore delegato Enrico Laghi, aveva ripreso in mano Atlantia, gestito la cessione di Autostrade per l’Italia nell’emergenza, dopo la tragedia del Ponte Morandi. Ha inaugurato un nuovo viaggio industriale nelle infrastrutture ma anche finanziario perché è passato attraverso un’Opa del valore complessivo di 50 miliardi che ne ha cambiato l’assetto. La cesura con il passato è stata netta, così come lo sarà per Benetton Group. Il nuovo volto di Mundys ha consentito di attrarre compagni di viaggio di alto profilo, investitori di mercato come Blackstone. La rivoluzione ha anche consentito alla famiglia di stringere la pace con l’imprenditore spagnolo Florentino Perez, tanto che assieme stanno facendo della controllata Abertis la piattaforma comune per la crescita all’estero. L’altro capitolo della trasformazione è stato il matrimonio tra Autogrill e Dufry che ha fatto nascere Avolta, un campione da oltre 12 miliardi di ricavi dove Edizione è il primo azionista. Anche qui il percorso è passato attraverso operazioni di mercato: prima l’opas su Autogrill con il delisting, quindi la fusione con la società quotata a Zurigo. La guida del nuovo gruppo è stata affidata a Xavier Rossinyol, Alessandro ha impostato la sua rivoluzione anche sulle tematiche Esg e ora sta riversando massicce dosi di innovazione su tutte le partecipate attraverso gli Innovation hub dove lavorano giovani e startup».

«Alessandro Benetton su questi cardini ha riunificato la famiglia e l’ha condotta a investire 3,5 miliardi nel cambiamento e nello sviluppo internazionale. Anche sul capitolo dell’industria dell’abbigliamento — che ormai vale poco sotto il 2% del net asset value di Edizione — ha trovato il consenso di tutti. Benetton Group ha però un altro valore, più simbolico, ed è su questo che è stata trovata la comunità di intenti dei membri della famiglia per trovare risorse e volontà nel rilanciare il brand. Non è un percorso scontato» conclude il Corriere.

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