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Sabato, 3 Dicembre 2022
Economia

Bonus edilizi, gli artigiani: «Imbroglio di Stato: ci vogliono fare fallire»

Cna: «Basta chiacchiere, trovare soluzioni: gli artigiani sono stati umiliati»

Ci sono artigiani che, a causa delle contraddizioni create dal superbonus 110, si sono visti azzerare gli introiti di un anno di lavoro. Raccontiamo un paio di casi, che rappresentano solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ampio e drammatico. Il primo è quello di Mauro Silvestrin, pittore edile, presidente di CNA Conegliano. Ecco cosa ci racconta:

«Avevo sempre evitato di acconsentire allo sconto in fattura perché qualcosa mi diceva di non fidarmi; poi l’anno scorso ho ceduto su pressione di un amministratore di condominio e dei condomini che desideravano usufruire del bonus facciate (credito di imposta pari al 90% della spesa). Ho eseguito un lavoro di ridipintura della facciata dell’immobile, iniziandolo a settembre 2021 e terminandolo a dicembre. Ho quindi emesso fattura con l’intenzione di cedere il credito, pari a 36 mila euro, alla mia banca, ma a metà gennaio hanno bloccato le cessioni di credito, sia Poste Italiane che gli istituti bancari. Mi hanno detto che a marzo avrebbero sbloccato, poi che lo avrebbero fatto ad aprile, quindi a giugno. È passato un anno. Ho accettato di far inserire l’importo nel mio cassetto fiscale, per poter detrarre dalle tasse la prima di dieci tranche di 3600 euro. Intanto su quei 36 mila euro, mai visti, ho già dovuto pagare le imposte. Ora siamo all’assurdo: sono costretto a chiedere un prestito in banca per poter pagare i collaboratori, i materiali e le tasse per l’anno in corso. Lo Stato mi chiede 40 mila euro di imposte, la stessa cifra che io ho bloccata nel cassetto fiscale. Ho deciso che non pagherò gli anticipi delle imposte dovuti entro la fine dell’anno in corso. Mi sento preso in giro dallo Stato a cui ho dato fiducia: ho rispettato le regole e lavorato con coscienza e ora mi trovo con la mia ditta, che è sempre andata bene e ha tanto lavoro, a rischio chiusura per un inganno di Stato».

La seconda testimonianza è quella di Pierluigi Polo, titolare di Polo Sistemi Abitativi di Susegana, che opera nella progettazione, vendita e installazione di infissi. «La nostra azienda non ha la capienza fiscale che le permette di “tenere in pancia” centinaia di migliaia di euro di crediti. Abbiamo eseguito dei lavori, facendo lo sconto in fattura, perché i crediti si potevano cedere alle Poste o alle banche: c’era una normativa dello Stato a garantirlo, ci siamo fidati. Siamo arrabbiati e preoccupati: abbiamo 260 mila euro di crediti che ancora non siamo riusciti a cedere. Siamo in trattativa con le banche ma la prospettiva è che si trattengano almeno il 20%. Il che significa che se ho fatto un lavoro per 20 mila euro, sembra che io mi debba ritenere fortunato se ne porterò a casa 15-16 mila. Il superbonus, con le conseguenze che ha avuto sul mercato del credito, per non dire sul rialzo dei prezzi, ci ha costretto a rivedere l’assetto contabile e fiscale dell’azienda: abbiamo dovuto prendere molti ordini in più di lavori senza i bonus per poter avere la liquidità necessaria a mantenere in equilibrio l’azienda. Insomma, il superbonus ha dato sì una scossa al comparto casa, ma è una scossa che rischia di essere mortale per molte aziende sane».

LE PROPOSTE DI CNA

«I decreti Aiuti-bis e ter non hanno risolto il problema della cessione del credito, pur mitigando, il primo, gli effetti della responsabilità solidale. Le conseguenze le vediamo quotidianamente: aziende sane che rischiano di fallire – commenta Mattia Panazzolo, direttore di CNA territoriale di Treviso -. È inoltre mancata, in questi atti normativi, la proroga delle scadenze di utilizzo del superbonus 110%: ora è imminente quella del 30 settembre per gli interventi sugli edifici unifamiliari. Serve che vengano prorogate almeno fino alla fine dell’anno: i ritardi delle ditte sono stati causate dalla scarsità di materiali e dalla estrema difficoltà a reperirli, non da inefficienze gestionali».

C’è poi il tema dei cassetti fiscali pieni delle aziende che, nonostante abbiano in pancia crediti con lo Stato, devono far prestiti per pagare le tasse oppure svenderli alle banche per poter incassare un po’ di liquidità. «Il tema della gestione dei crediti fiscali ha approfondito il solco di fiducia tra Stato e imprese: siamo all’inverosimile con aziende che devono indebitarsi per riuscire a pagare la tasse, pur avendo in pancia centinaia o decine di migliaia di euro di crediti. Vanno trovate soluzioni – aggiunge e conclude Sisto Bravo, direttore di CNA Conegliano-. Chi ha crediti legati ai bonus edilizi deve poter scalare gli importi delle tasse: è il minimo per rispondere ai grandi disagi che sono stati creati». 

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