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Domenica, 28 Novembre 2021
Economia

Pensioni, Casartigiani Treviso: «Il ritorno alla legge Fornero è pura follia»

Il direttore Salvatore D’Aliberti: «I lavoratori andranno in pensione alla soglia dei 70 anni e per i giovani sarà impossibile entrare nel ciclo produttivo prima dei 30 anni»

Il direttore di Casartigiani Treviso Salvatore D’Aliberti: «I lavoratori andranno in pensione alla soglia dei 70 anni, e per i giovani sarà impossibile entrare nel ciclo produttivo prima dei 30 anni. Impossibile a queste condizioni anche garantire il ricambio generazionale. Togliamo i costi dell’assistenza dal bilancio della previdenza come gli altri paesi europei e ci accorgeremo che il nostro sistema previdenziale è sostenibile». «Il ritorno alla legge Fornero è pura follia», così il direttore di Casartigiani-Artigianato Trevigiano Salvatore D’Aliberti, sulla nuova modifica alle pensioni che sta per essere varata dal governo Draghi. «Intanto iniziamo atogliere dai conti dell’Inps i costi per l’assistenza (come ammortizzatori sociali e pensioni sociali), che tutta Europa pone a carico della fiscalità generale. Già questo basterebbe ad evidenziare come  il nostro sistema pensionistico costi come quello degli altri paese europei». 

Il direttore sottolinea poi tutti i rischi che comporta allungare l’età pensionabile. «Porterà i lavoratori alla pensione alla soglia dei settant’anni. E va da sè che i giovani entreranno nel ciclo produttivo, se va bene, a partire dai trent’anni. 41 anni di contributi sono più che sufficienti per uscire dal mondo del lavoro, a prescindere dall’età», prosegue D’Aliberti. Il direttore di Casartigiani-Artigianato Trevigiano poi non vede di buon occhio la proposta di aumentare le agevolazioni per i lavori usuranti, «rischia di innescare uno scontro tra lavoratori, con alcune categorie, come gli insegnanti e altri, che godrebbero di privilegi ingiustificati». 

La strada da seguire per il lavoro e per i giovani sono altre secondo l’associazione trevigiana. «Occorre intervenire sui costi per l'avvio dei giovani al lavoro, incrementando il periodo di apprendistato o di esenzione contributiva fino a cinque anni, almeno nel settore dell'artigianato e delle piccole imprese che oggi non riescono a gettare le basi per il passaggio generazionale a causa dell'alto costo del personale da formare a livello manuale e intellettuale. Essere artigiano - conclude D’Aliberti - significa lavorare con le proprie mani, ma anche con la testa per inventare, modificare, recuperare e modernizzare mestieri vecchi e nuovi. Il reddito di cittadinanza ha inoltre contribuito a ridurre l’offerta di giovani lavoratori, che hanno preferito un salario minore, ma senza impegno. Per questo va profondamente trasformato: riducendone i costi, e facendoli diventare un sostegno a persone in disagio». 

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