Casartigiani: «Quasi 6 imprese su 10 in crisi di liquidità, il 3% sta per chiudere»

Salvatore D’Aliberti, direttore di Casartigiani: «Servono misure di sostegno al credito, altrimenti crescerà la percentuale delle imprese che diranno addio»

Le imprese stanno facendo i conti con il post emergenza, calcolando ordini persi e valutando l’intensità della ripartenza. Il 3% (sono circa 600) delle imprese della provincia di Treviso ha sospeso l’attività e sta valutando la chiusura. Il 41,6% (9.100) invece ha ripreso a lavorare con gli stessi ritmi pre-Covid, mentre il 55,7% (12.170) ha un'attività ancora a regime ridotto. Il settore più colpito è quello della ristorazione e del turismo, dove le imprese ancora in sospeso sono il 5%, e l’81% non ha ripreso a lavorare a pieno regime. Il settore invece maggiormente in salute è quello delle costruzioni, dove il 58,9% ha già ripreso a lavorare normalmente, e il 2,5% ha sospeso l’attività. E’ lo scenario che emerge dalla ricerca condotta Unioncamere-ANPAL, Sistema Informativo Excelsior.

Cifre queste che trovano conferma nell’analisi sulla liquidità dell’impresa. Nella Marca sono 11.500 quelle che denunciano difficoltà (55,2%),a fronte invece di 9.700 aziende (44,8%)  che riescono ad avere liquidità sufficiente a garantire attività e pagamenti. Tra i settori industriali è la filiera della moda ad aver risentito più sensibile delle conseguenze del lockdown, tanto che problemi di liquidità sono indicati dal 66,5% delle imprese trevigiane che operano in questo settore. A soffrire maggiormente poi sono le microimprese fino a 9 dipendenti. «Sono queste imprese in crisi di liquidità che bisogna accompagnare più da vicino in questa fase», sostiene il direttore di Casartigiani Salvatore D’Aliberti, «altrimenti rischiamo che vadano ad aumentare la percentuale delle aziende che hanno deciso di mollare. Sono imprese sane, scioccate dallo stop agli  ordini per il Covid. Per aiutarle serve sostegno al credito, attraverso i Confidi che già dall’inizio dell’emergenza stanno svolgendo un extra-lavoro, attraverso le banche, alle quali si chiede celerità nelle analisi e semplicità nelle procedure. Ad ogni azienda che dice addio corrispondono lavoratori senza stipendio, con difficoltà a pagare mutui e finanziamenti».

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Nonostante questo tra imprenditori e artigiani prevale la fiducia nel futuro, il 15,2% delle imprese ancora in fase di recupero contano di tornare a pieno regime entro la fine di ottobre, il 29,6 entro fine anno, e il 55,2 entro giugno 2021. Nel trimestre agosto-ottobre si prevede che in provincia di Treviso troveranno lavoro 3.110 persone.Il 44% nella produzione di beni e servizi, il 21% nel settore tecnico e progettazione, il 15% nel commerciale, l’11% nella logistica, il 5% nell’area direzione e servizi generali e il 4% nell’amministrativo. Di questi l’86% avrà un contratto da lavoratore dipendente, che sia esso a tempo determinato o indeterminato, mentre il 10% sarà lavoro in somministrazione. A fare la parte del leone restano i contratti a termine, nelle costruzioni per esempio copriranno il 75% della richiesta, il 73 nei servizi. La media dice che il 57% dei contratti sarà a tempo determinato, il 25% indeterminato, l’11% apprendistato.

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