Coronavirus, primi aiuti per il terziario: arriva la cassa integrazione in deroga

La soddisfazione del presidente provinciale Capraro per l’accordo sottoscritto ieri in Regione: «È un primo passo fondamentale, grande risultato del Sistema Confcommercio»

In foto Federico Capraro

Arriva anche per le micro e piccole imprese (quelle con meno di 5 dipendenti) la Cassa integrazione in deroga finora escluse dagli ammortizzatori ordinari. L’accordo prevede una copertura per un massimo di 30 giornate lavorative (con probabile estensione) ed è stato sottoscritto martedì sera, 10 marzo, dalla Regione Veneto e dalle organizzazioni sindacali. «Una misura attesa e fortemente richiesta dal Sistema Confcommercio- afferma il presidente provinciale di Unascom-Confcommercio Federico Capraro - che riconosce finalmente peso , ruolo e soprattutto diritti anche a chi ha pochi o pochissimi dipendenti, in quanto motori di un’economia locale oggi in totale sofferenza. L’emergenza Covid19 - prosegue Capraro- non fa differenza tra grandi e piccoli, colpisce tutti indistintamente ed occorre quindi garantire democraticamente diritti e risorse a tutti. Questo il senso dell’ammortizzatore e di ogni politica di sostegno varata in un momento in cui l’emergenza non fa alcun distinguo. Si è sbloccato quel retaggio culturale per il quale la microimpresa non è mai stata considerata al pari degli altri soggetti economici destinatari di politiche attive e che ora sta dando invece grande prova di sacrificio, responsabilità ed impegno». Le imprese del Terziario potranno peraltro contare su una semplificazione importante in fatto di risparmio di tempo, potendo contare sull’Ente Bilaterale – EbiCom – per la gestione delle procedure di accesso alla Cassa Integrazione nonché su forme aggiuntive di sostegno al reddito grazie allo stanziamento di un fondo apposito.

«La Cassa integrazione in deroga è un primo passo fondamentale per sostenere il terziario in un momento così drammatico e pesante. L’intera filiera del turismo è già bloccata da oltre due settimane, le disdette rasentano il 100% e come calo di prenotazioni siamo già all’estate. La stagione è azzerata. Oltre il 30% degli alberghi ha deciso di chiudere ed il commercio segue a ruota. Il piccolo commercio, al netto dell’alimentare che resiste per ovvi motivi, ha un calo drastico e soprattutto irrecuperabile. In ballo ci sono migliaia di stipendi, posti di lavoro, famiglie.  Ovvero quel circuito che, quando la ripresa arriverà, potrà far ripartire i consumi. Solo ora ci si accorge di quanto conta il terziario, anche a livello nazionale. La nostra attenzione – conclude Capraro – è alta anche sul livello locale, dove abbiamo chiesto ai Sindaci sgravi della tassazione locale (Imu e Tari), e sul livello nazionale, dove attendiamo l’esito dei provvedimenti fiscali annunciati sulla sospensione dei mutui e dove è in corso anche un ragionamento sul fondo integrativo salariale per tutte le imprese, grandi o piccole».

Il presidente di Casartigiani Veneto Franco Storer dopo la firma sull’accordo per la Cassa integrazione in deroga in Regione: «Siamo soddisfatti dell’intesa siglata con la Regione per la Cig, e abbiamo apprezzato la prontezza di intervento. La nostra associazione si sta attrezzando con i proprio uffici per fornire consulenza ai soci e ai non iscritti. Attendiamo però dal Governo la sospensione del versamento dell’Iva, la cui scadenza è il 16 marzo. E’ la richiesta più pressante che ci arriva dagli iscritti. In questi giorni siamo stati subissati di telefonate: molti pensano di ridurre l’orario di lavoro, altri vorrebbero già chiudere in attesa che passi la tempesta. Noi abbiamo consigliato di aspettare che si formalizzano accordi e intese, ma dal Governo ci attendiamo un vero e proprio piano per l’impresa: che dia certezze e velocità nell’accedere a forme di sostegno come ammortizzatori sociali e sospensione delle tasse».

«L’obiettivo di questo accordo è di offrire sostegno e aiuto anche a quei lavoratori che ad oggi si sarebbero ritrovati senza alcuna copertura -sottolinea il segretario della CNA del Veneto Matteo Ribon- La vera sfida di questa emergenza è far sì che nessuno resti indietro. Per questo riteniamo positivo questo primo stanziamento, a cui crediamo debbano farne seguito altri a seconda di come si evolverà la situazione».

«Non licenziate i lavoratori, in queste ore stiamo firmando a livello locale e nazionale numerosi accordi per il sostegno al reddito delle categorie di lavoratori messe più a rischio dall’emergenza coronavirus: somministrati, dipendenti di piccole imprese, aziende di servizi, pubblici esercizi, trasporti, lavoratori e lavoratrici del turismo, del commercio, della ristorazione e delle imprese artigiane». È l’appello che Cinzia Bonan, segretario generale della Cisl Belluno Treviso, rivolge ai datori di lavoro. «In questi giorni - spiega Bonan - abbiamo ravvisato che alcune microimprese hanno già iniziato a licenziare o a chiedere ai dipendenti di dare le dimissioni, scegliendo in autonomia soluzioni drastiche per fronteggiare il calo del lavoro. A tutti questi piccoli imprenditori chiediamo di avere pazienza per qualche ora, perché proprio ieri, martedì, è stato sottoscritto l’accordo in Regione che dà il via libera alla cassa integrazione in deroga per le imprese con meno di 6 dipendenti. Siamo inoltre in attesa del decreto del Governo che concederà la cassa in deroga anche per i dipendenti delle aziende più grandi che però hanno esaurito o stanno esaurendo la Cig ordinaria e straordinaria, così come importanti misure a favore dei lavoratori stagionali del turismo e che siano previsti congedi specifici per poter assistere i figli a casa da scuola e i parenti bisognosi».

«Nei giorni scorsi - prosegue Bonan - tutele cruciali sono arrivate anche per i lavoratori delle imprese artigiane, con l’accordo per il sostegno al reddito tramite l’accesso al Fondo di solidarietà bilaterale. Innovativo anche l’accordo che è stato firmato e che estende il Trattamento d’integrazione salariale (Tis) ai lavoratori somministrati per far fronte alla crisi causata dall’emergenza Covid-19. L’intesa garantisce un sostegno al reddito laddove anche le aziende utilizzatrici non dovessero attivare nessun ammortizzatore sociale. Ma non solo: per i lavoratori autonomi c’è l’indennità da 500 euro al mese nelle ‘vecchie’ zone rosse. Si tratta di strumenti specifici che Cgil, Cisl e Uil stanno contrattando con le istituzioni e le associazioni datoriali per mettere in campo risorse economiche per permettere ai lavoratori e alle imprese di limitare i disagi che ci troviamo di fronte. Ai datori di lavoro chiediamo di utilizzare da subito questi ammortizzatori sociali, nell’attesa di ulteriori risorse finanziate da parte del governo nazionale e dell’Europa, ma altresì sollecitiamo di inoltrare le richieste responsabilmente, solo nel caso di effettivo bisogno, per permettere di dare risposte coerenti con l’effettiva urgenza dell’intervento». Infine, il richiamo a tutti i lavoratori di rispettare quanto previsto dal DPCM del 9 marzo: spostarsi solo per esigenze di lavoro, motivi di salute e situazioni di necessità, rispettare la regola delle distanze gli uni dagli altri anche nei luoghi di lavoro e lavarsi spesso le mani.

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«Stiamo tempestando i cittadini di messaggi che invitano a stare in casa a rispettare le norme di prevenzione sui contatti interpersonali, sull’igiene e sulle distanze di sicurezza previsti dal decreto del Governo. Ma tutti i giorni lavoratrici e lavoratori della Marca si recano sul posto di lavoro dove queste norme di prevenzione non vengono rispettate». Esprime così la sua denuncia Nicola Atalmi, responsabile per la Sicurezza e la Salute della CGIL di Treviso. «Mense affollate come la movida del sabato sera, spogliatoi dove le distanze di sicurezza non esistono – presenta la situazione nelle aziende della Marca Nicola Atalmi –. Una campagna martellante sullo #stateacasa mentre lavoratrici e lavoratori devono continuare a svolgere sostanzialmente come prima le proprie mansioni, senza concrete forme di tutela per la loro salute. Registriamo, infatti, ogni giorno segnalazioni di lavoratori ai quali vengono rifiutate le ferie, i congedi parentali e il telelavoro e sono costretti a operare in condizioni che non garantiscono la prevenzione dal contagio. I controlli allora siano rivolti anche ai luoghi di lavoro come sulle strade e nelle nostre città. Le lavoratrici e lavoratori trevigiani, che quanto tornano a casa hanno famiglie, bambini e anziani si rivolgano alla CGIL se non ritengono tutelate le condizioni minime di salute e sicurezza».

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