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CETA, la CNA alla Coldiretti: "Prendiamo in considerazione i dati oggettivi"

Dopo l’entrata in vigore parziale dell’accordo di libero scambio UE-Canada, l’export dell’agroalimentare italiano è aumentato del 6,2%

TREVISO «Il presidente di Coldiretti Treviso Polegato ha dichiarato alla stampa che il CETA è “un accordo molto controverso che va a sfavore di tutte le denominazioni protette”. In realtà se guardiamo ai dati oggettivi si evidenzia che l’Italia è il principale beneficiario dell’intesa di libero scambio UE-Canada. Infatti, grazie al CETA, il Canada si impegna a tutelare ben 143 prodotti europei certificati, di cui 41 italiani che sono il 90% dei prodotti italiani certificati esportati nel Paese nordamericano. Non si può boicottare un accordo che porta molti benefici al nostro Paese e all’Europa per protesta contro il fatto che il 10% dei prodotti italiani certificati non viene riconosciuto!». Lo afferma Giuliano Rosolen, direttore di CNA territoriale di Treviso, che invita la Coldiretti ad approfondire attraverso dati ufficiali reperibili.

CNA ricorda che prima dell’accordo non c’era nessuna tutela per i prodotti certificati europei; dopo l’accordo i tutelati sarebbero ben 143. La posizione di CNA è supportata anche da altri dati, che riguardano l’agroalimentare, non solo la manifattura. Dopo l’entrata in vigore provvisoria del CETA (settembre 2017) le esportazioni del settore agroalimentare italiano nel suo complesso verso il Canada sono aumentate del 6,2% e le importazioni dal Canada si sono ridotte del 18,1%. Vediamo nel dettaglio i prodotti. Nel 2017 in Canada l’Italia ha esportato 80 mila tonnellate di vino, +9% rispetto al 2016. Se il vino, con 330 milioni di euro, è al primo posto per valore tra i prodotti alimentari italiani esportati nel paese nordamericano, l’olio di oliva è al 6º posto (85 milioni di euro), i formaggi al 14º posto (50 milioni di euro) e la pasta al 20º posto con 30 milioni di euro, per un totale di 495 milioni di euro (v. tabella allegata fonte Istat).

CNA si sente di rassicurare i consumatori su un punto importante: con il CETA l’Italia non sarà invasa da carni agli ormoni e grano al glifosate, perché tutti gli accordi di libero scambio che l’Unione Europea sottoscrive prevedono il rispetto degli standard europei in materia di sicurezza alimentare. Per quanto riguarda le principali importazioni: dal Canada importiamo soprattutto petrolio, per 294 milioni di euro, e frumento, per 190 milioni di euro. L’Italia dunque è già il principale importatore di grano canadese che ci serve per produrre la pasta che vendiamo in tutto il mondo, non essendo sufficiente la produzione interna di questo cereale. I dati ci dicono che attualmente le importazioni di grano canadese sono diminuite del 47% per il frumento tenero e del 91% del frumento duro perché il grano è una commodity i cui prezzi variano a livello globale in modo indipendente dall’esistenza di accordi di libero scambio. «Il nostro appello rimane quello fatto qualche giorno fa ai parlamentari trevigiani: ratificare il CETA quando arriverà in Parlamento» conclude il direttore di CNA Treviso.

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