rotate-mobile
Domenica, 5 Febbraio 2023
Economia

Accordo Ceta: "Parlamentari veneti diteci da che parte state!"

Appello di Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso, che riporta l’attenzione sulla battaglia della Coldiretti trevigiana No Ceta

TREVISO “Chiediamo due cose, ai parlamentari trevigiani di entrare nel gruppo che si sta formando per bloccare definitivamente la ratifica al fantomatico accordo Ceta, ai 75 sindaci e giunte o consigli comunali di aiutarci a sensibilizzare sull’argomento i nostri rappresentanti a Roma. A chi non si opporrà al Ceta chiederemo pubblicamente di spigarci i motivi”. Con questo appello Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso riporta l’attenzione sulla battaglia della Coldiretti trevigiana No Ceta, un accordo capestro per l’agricoltura di casa nostra e per il nostro mercato che rischia di essere invaso da prodotti nordamericani che imitano il made in Italy e che portano con sé metodi di produzione lontani dagli standard qualitativi nostrani.

In provincia di Treviso la delibera Anti Ceta di Coldiretti Treviso è stata licenziata positivamente dalla Provincia di Treviso e da 75 comuni su 90: “E’ evidente che chi rinuncerà a firmare non potrà trincerarsi dietro ad ipocrisie o condizionamenti di appartenenza – sottolinea Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso rivolgendosi ai parlamentari trevigiani e ai sindaci mancanti – pretendiamo serietà e fermezza per sostenere il percorso di sviluppo identitario e territoriale e della nostra agricoltura in questa titanica sfida”.

L’accordo CETA è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali.

“Nei trattati – precisa Feltrin - va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione e possa garantire la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e della libertà di scelta dei consumatori. Il Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia. Contemporaneamente le “volgarizzazioni” legate ai nomi dei prodotti tipici dell’italian sounding coesisteranno in Canada con le denominazioni autentiche dei nostri prodotti”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Accordo Ceta: "Parlamentari veneti diteci da che parte state!"

TrevisoToday è in caricamento