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Domenica, 14 Aprile 2024
Economia Motta di Livenza

Coraggio, passione e creatività nei cocktail: ecco come Jenny è ripartita dopo il Covid

"Artigiani Next Generation" è un viaggio alla scoperta di com’è cambiato e di come ancora sta cambiando il lavoro artigiano e di chi è, oggi, l’artigiano, tra mestieri tradizionali, i nuovi e quelli ancora da inventare

Essere artigiani rende felici. È quanto emerge dal progetto multimediale Artigiani Next Generation in cui CNA Treviso, con il sostegno dell’Ebav, ha coinvolto 14 giovani imprenditori di diversi settori produttivi. «Nonostante fare impresa oggi sia davvero un’impresa per via della pressione dovuta al cambiamento continuo dei mercati e alle complicazioni specifiche della nostra burocrazia, chi sceglie di lavorare in proprio è più soddisfatto, gratificato e ottimista, come testimoniano i 14 giovani imprenditori intervistati dalla nostra Associazione – afferma Luca Frare, presidente di CNA territoriale di Treviso -. Affrontare le sfide e superarle con successo è caratteristico del mestiere autonomo, forma il carattere e dà motivazione. Il lavoro artigiano consente libertà e creatività, per questo incoraggiamo i giovani a guardare alle nostre imprese, a venire a farsi un’esperienza e poi a mettersi in proprio. Il futuro del lavoro è artigiano».

LA STORIA DI JENNY

Jenny Dall’Acqua, 32 anni, è la titolare dell’american bar Hermosa di Motta di Livenza, un locale del centro storico nato negli anni Ottanta.«Da troppo»: così risponde quando le si chiede da quanto tempo gestisce l’Hermosa. E in effetti, per chi fa un lavoro come il suo, sette anni dietro lo stesso bancone sono tanti. Soprattutto se, nel conto, si fanno rientrare gli ultimi due, durissimi, per il settore della ristorazione.

Le prime esperienze dietro il bancone

Jenny si è innamorata di questo mestiere appena sedicenne dopo le prime esperienze in locali nei fine settimana mentre studiava al liceo socio-psico-pedagogico del Majorana di Pordenone. Poi sono arrivate le “stagioni”, d’estate. L’incontro con Mauro Rosada, il suo “maestro”, la indirizza definitivamente. Da lui apprende i segreti del bartendering ovvero l’arte di preparare i cocktail, i classici e gli innovativi, anche in modo acrobatico. Partecipa a gare, colleziona corsi e riconoscimenti. Dai 20 ai 25 anni acquisisce esperienza in locali della riviera romagnola: Rimini le è rimasta nel cuore e – dice – non è escluso che ci ritornerà. Poi inaspettata arriva l’occasione: a Motta cedono l’Hermosa. Jenny si fa avanti e lo rileva. È il novembre 2014, e inizia l’avventura. La titolare, ora, è lei, e al piacere di un lavoro che entusiasma si assomma l’onere della responsabilità: un locale tutto suo da gestire.

«Il tempo libero in questo momento per me è il lavoro – dice – questo è un lavoro che prende tanto, che richiede molti sacrifici, compreso il tempo libero». Se avesse due vite, Jenny, in una farebbe esattamente quello che fa: la barman. E nell’altra le cose “normali” che in questo momento non riesce a far rientrare: i weekend spensierati da passare con gli amici, le serate libere da vivere magari con un compagno «che ora è difficile avere, finendo di lavorare alle 2 del mattino».

Lo tsunami del Covid

L’american bar Hermosa è accogliente come lei, che ancora rimane qui, appassionata, creativa, surfando come tutti tra gli alti e i bassi, e allo stesso tempo è già proiettata oltre, come le tante teste di Buddha sparse per il locale, lì a suggerire che la vita è anche, forse soprattutto, da un’altra parte. «Mi motivano le persone, la soddisfazione che mi danno, vedere i complimenti che mi fanno o che mi scrivono, vedere che il drink viene bevuto tutto, fino all’ultima goccia – racconta – questo è quello che mi fa andare avanti». Poi è arrivato il Covid, e per un’attività come la sua è stato uno tsunami: è cambiato tutto, radicalmente. «Mi preoccupa che questo momento di Covid blocchi la spensieratezza del locale, il significato dell’uscire, dello stare insieme: vedo che la gente è cambiata, nel modo di parlare, di relazionarsi – racconta Jenny -. Se il locale era fatto per instaurare dei rapporti, ridere, scherzare, parlare, per regalarsi due ore di leggerezza, di divertimento, ora non è più così: c’è difficoltà nel parlare, nel comunicare, nell’avere un rapporto tra barman e clienti, prima invece era come una famiglia».

Jenny accetta la sfida e reinventa l’Hermosa

Ora che piano piano si sta tornado alla normalità e il locale ha ripreso l’attività notturna, Jenny si guarda indietro e vede lo sforzo titanico sostenuto per reinventare e mandare avanti l’attività nel biennio passato. «Le cose sono cambiate in modo non indifferente. Noi eravamo un cocktail bar, quindi aprivamo dalle 17-18 fino alle 2-3 del mattino. Con le restrizioni ci hanno obbligato prima a fare il take away e quindi ci siamo inventati l’aperitivo da asporto con  i drink nelle bottigliette di vetro con tanto di istruzioni e consegne a domicilio. E poi abbiamo iniziato a fare colazioni e brunch, offrendo ai clienti esperienze particolari, come le brioche con 14 gusti diversi e il vero brunch americano che da noi non è conosciuto». E per tenersi in contatto con i clienti, tanta attività sui social, con i video e i tutorial su come fare i drink fai-da-te. Se oggi, forse, è un po’ stanca, Jenny ha scoperto dentro di sé un patrimonio di risorse: grinta, passione, coraggio, creatività. Resistenza. E poi, dietro le quinte, c’è comunque zia Vilma, a toglierle dalle spalle il peso della gestione burocratica dell’attività e, quando serve, a coccolarle il cuore.

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