Economia

Via libera allo scostamento di bilancio: autorizzati altri 32 miliardi di deficit

Il presidente CNA Veneto, Alessandro Conte: «Bene andare oltre i codici ATECO e fatturato considerato nell’annualità. Ora però tempi brevi per i ristori»

Alessandro Conte

Via libera allo scostamento di bilancio annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e indirizzato al Decreto Ristori 5. Previsto lo stanziamento di nuovi fondi – 32 miliardi di euro – per sostenere l’economia del Paese fortemente indebolita dalla pandemia, in particolare in previsione di una sofferenza che perdurerà sino al 2022. Il meccanismo non sarà più basato sui codici Ateco, ma sulla perdita di fatturato. E non si prenderà più come riferimento lo scorso mese di aprile, ma tutto l’anno. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: il nuovo meccanismo dei ristori delineato sul decreto Ristori 5, si baserà sulla perdita di fatturato dell’intero 2020, valutando anche quello che le imprese e le Partite IVA hanno già incassato in base ai precedenti aiuti, per «ripianare quelle eventuali limiti o situazioni di penalizzazione che si possono essere state».

«Due gli elementi positivi – commenta il Presidente CNA Veneto Alessandro Conte– che si sia deciso di ragionare al di là dei codici ATECO e che si consideri il fatturato nell’arco dell’intera annualità. Molte filiere, come ad esempio quella degli eventi, che lavorano maggiormente in alcuni periodi dell’anno, possono infatti essere penalizzate se si prenda a misura il fatturato relativo al breve periodo. L’altro elemento strategico deve essere adesso quello di operare in tempi brevi.

Questi ristori diventano quindi un elemento importante per salvaguardare filiere strategiche manifatturiere, che pure rimanendo aperte, hanno subito importanti crolli di fatturato incontrando gravi difficoltà dal punto di vista del mercato, ma non hanno potuto beneficiare dei ristori». Per quanto riguarda la soglia di fatturato che darà diritto ai nuovi ristori, l’idea di fondo è quella di prevedere soglie più alte di quelle fino ad oggi stabilite. Il riferimento potrebbe essere l’esempio francese, citato da Gualtieri, in cui il calo di fatturato che dà diritto ai contributi statali è fra il 50 e il 75%. Il motivo: "Uscire dal perimetro dei codici Ateco e studiare criteri più generali richiede soglie adeguate, perché dobbiamo utilizzare risorse che non sono infinite".

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