«Sistema prosecco destinato a implodere, Valdobbiadene docg per difendere la sua identità»

A parlare è Loris Dall'Acqua, socio dell'azienda valdobbiadenese Col Vetoraz e Gran Maestro della Confraternita che stuzzica il consorzio Docg e i produttori del secolare territorio del prosecco

Si chiama Loris Dall'Acqua ma a dispetto del cognome è un re dello sparkling wine di qualità Italiano. Valdobbiadenese Doc, anzi docg, è uno dei titolari di una delle aziende più sane del vino con le bollicine: Col Vetoraz. Guai però a chiamare il suo prodotto ancora prosecco, perché è proprio su questo punto che la sua azienda e la Confraternita di Valdobbiadene, di cui lui è Gran Maestro, hanno deciso di creare una vera e propria nuova comunicazione.

«Un errore estendere l'area»

Ma andiamo con ordine. La disputa in realtà nasce nel lontano 2009 quando con coraggio e coerenza quattro enologi appartenenti alla Confraternita di Valdobbiadene denunciarono già allora le criticità della decisione di estendere il "territorio prosecco" a nove province tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Una decisione che, riassumendo, secondo loro avrebbe inevitabilmente fatto perdere alle colline il fascino del made in Valdobbiadene. «Avevamo presentato un documento allora durante la pubblica audizione per l'approvazione del nuovo disciplinare dove sottolineavamo quelle che potevano essere le criticità della comunicazione del Conegliano Valdobbiadene - ricorda Dall'Acqua. Cose che si sono puntualmente verificate. A distanza di 10 anni, infatti, raccogliamo le conseguenze di quanto accaduto: i mercati, soprattutto quelli lontani, hanno una percezione debolissima delle varie denominazioni perché il cappello prosecco è diventato pesantissimo. Diventa dunque una necessità, oggi, allontanarci dall'intero sistema prosecco se vogliamo riemergere con un'identità forte e non confondibile».

Valdobbiadene come originalità

Il ragionamento non fa una piega: differenziarsi dalla grande mole di produzione per distinguersi in quanto originale per identità e storia. Una filosofia che premia il territorio: «Alcuni analisti dei mercati - spiega - definiscono il prosecco "un prodotto commodity", un prodotto di larga diffusione di cui non si percepiscono le differenze. A Valdobbiadene noi ci ritroviamo in un territorio con grande vocazione e grande storicità, con tutte le difficoltà ma anche le peculiarità di coltivazione, di microclima, di suolo, di territorio e dunque con valori qualitativi diversi che devono necessariamente essere tutelati e identificati. Attualmente, nel sistema prosecco allargato, se la commodity che è stata creata dovesse arrivare al punto d'inflazione si rischia realmente un'implosione. Ci troviamo necessariamente, dunque, a dover anticipare questa eventualità».

«Se il consorzio Docg condividesse...»

Dall'Acqua ci riceve negli uffici della sua azienda, che si adagia proprio sul Col Vetoraz, il punto più alto del Cartizze, e con una punta di orgoglio mista a una sorta di sincero sconforto dato dall'amore per la sua terra, ci confida: «Col Vetoraz è rimasta l'unica azienda con numeri significativi che produce esclusivamente Valdobbiadene docg all'interno di tutta la denominazione. Questo vuol dire che il territorio globalmente ha perso la sua percezione identitaria: per questo ci siamo convinti a intraprendere questa crociata in difesa dell'originalità e della nostra terra. Attualmente, sui 90 milioni di Valdobbiadene docg, l'8% già non riporta più in etichetta la parola prosecco. Una percentuale che di per sè ha già un valore, ma pensate se questa operazione, un giorno, venisse condivisa e coordinata da un consorzio docg totalmente privo da interessi diversi».

L'istanza della Confraternita

Contemporaneamente a questa decisione la Confraternita di Valdobbiadene ha dato vita ad un'iniziativa che ha creato recentemente non poco scompiglio, ma che ha lo stesso nobile obiettivo di sollevare le coscienze per salvare le amate colline e rigenerare l'ambizione di una terra unica: «Abbiamo deciso di fare un'operazione nuova: cercare di capire la posizione di tutti i produttori della filiera, 2640 globali, sulla questione. Un'istanza che è possibile sottoscrivere e qalcosa si sta già muovendo: siamo stati contattati dalle varie figure istituzionali territoriali per trovare delle soluzioni, mentre altri ci hanno già di fatto appoggiato». La battaglia contro questo sistema vede da una parte il business e, dall'altra, la difesa del Creato Valdobbiadenese, delle proprie radici e di una tradizione secolare. Comunque la si pensi, però, è bene non perdere di vista una verità fondamentale: per ogni viticoltore di queste colline prosecco ha un significato profondo. E' la vite che qui ha trovato secolare dimora e Conegliano Valdobbiadene ne è il suo territorio.

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