Confagricoltura Treviso, indagine sulle conseguenze post covid-19 e prospettive future

Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi: «L’agricoltura trevigiana arriva alla Fase 3 in debito d’ossigeno: il Governo ha fatto troppo poco per il nostro settore, ora serve maggior ascolto e segnali concreti»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Confagricoltura Treviso ha promosso tra il 15 giugno e il 5 luglio un sondaggio tra le imprese associate per analizzare gli impatti economici causati dalla pandemia da Covid-19 e il sentiment degli imprenditori sulle prospettive dei prossimi mesi. Sono state circa 200 le aziende che hanno risposto all’appello, provenienti da diversi settori produttivi: Vitivinicolo, Zootecnia, Seminativi, Florovivaismo, Agriturismo e Ortofrutticolo.

QUESTI I PRINCIPALI RISULTATI: • Pesanti le conseguenze in termini di fatturato: quasi il 50% delle aziende che hanno risposto al sondaggio dichiara una perdita che va dai 10 ai 30 punti percentuali (28%) e dai 30 ai 50 punti percentuali (20%), contro un 38,3% di aziende che ha rilevato cali minori. • Minori invece sono state le difficoltà nella gestione del personale in azienda: solo il 13,1% delle risposte dichiarano di aver avuto problemi e solo il 5,1% di queste non li ha ancora risolti. • Interessante quanto emerge dal sondaggio in relazione all’attivazione delle misure a sostegno di imprese e lavoratori (Cig, ammortizzatori, detrazioni fiscali o bonus): il 46,9% delle aziende non ha attivato alcuna misura e un altro 21,7% lo ha fatto ma solo in parte. Solo il 17,7% ha fatto ricorso a tutti gli strumenti a disposizione (in particolare la richiesta del bonus da 600 euro). • Molte le incertezze relative al futuro: oltre il 90% delle aziende prevede anche nei prossimi mesi una perdita di fatturato con scarse possibilità per il proprio settore di uscire dalla crisi entro la fine del 2020 (solo un 9,7% è ottimista di poter tonare ai livelli pre-Covid). • Tra le strategie da adottare per migliorare la propria attività, una larga maggioranza (il 76%) ricorrerà alla riduzione dei costi; seguono distanziate altre soluzioni come un migliore posizionamento sui canali di vendita alternativi (20,6%), il potenziamento dell’export (11,4%) e l’attivazione di strumenti come la vendita diretta o nei mercati agricoli o la consegna a domicilio (17,1%). • Tranchant invece il giudizio su quanto può mettere in campo il governo: il 45,1% delle risposte ritiene che non verranno messe in atto ulteriori misure a sostegno delle imprese, mentre il 41,7% pensa che, anche se ciò avverrà, gli interventi saranno in ogni caso inadeguati alla portata della crisi. «Come evidenziato dalla nostra indagine il Coronavirus ha causato danni ingenti al settore agricolo trevigiano, lasciando gli imprenditori in una condizione di grave disagio» commenta Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente Confagricoltura Treviso. «I problemi non sono derivati tanto dalla gestione del personale, tanto che le regolarizzazioni che il Governo ha deciso di compiere non stanno certo incidendo sul nostro settore: come già spiegato, anche da altri stakeholder del mondo agricolo, le nostre aziende cercano lavoratori con competenze specifiche, formatesi in anni e anni di lavoro. Il punto, piuttosto, è un altro. Ascoltando i nostri associati, è chiaro che i veri problemi siano stati la chiusura di mercati strategici come la filiera Ho.Re.Ca. e la mancanza di liquidità, che hanno portato ad un crollo verticale dei fatturati: per questo ci saremmo aspettati importanti iniezioni di liquidità nelle aziende, a fondo perduto o a fondo rotativo, anche per stimolare gli investimenti ora che la fase della ripartenza sembra essere finalmente arrivata. Sono state messe in campo invece misure non sufficienti, sulle quali tra l’altro gravavano step burocratici particolarmente pesanti». «Pur esprimendo un cauto ottimismo sulla ripresa dei rispettivi comparti di appartenenza, gli imprenditori agricoli del territorio in questo momento hanno, forse più di molti altri, grande paura di “rischiare” e programmare per il futuro: non è un caso che il 76% dei partecipanti alla nostra indagine abbia indicato come soluzione per la propria azienda la riduzione dei costi» continua Gallarati Scotti Bonaldi. «Per ritrovare fiducia e tornare a vedere la luce, c’è bisogno di sentirsi spalleggiati dallo Stato e dalle Istituzioni, di segnali concreti verso il nostro mondo, che nonostante tutto ha sempre garantito con grande resilienza approvvigionamenti regolari anche nei momenti più difficili».

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