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Confartigianato Marca Trevigiana, dal Consiglio di Stato stop al decreto F-Gas

"Vanno chiariti e modificati aspetti di forma e di sostanza legati soprattutto agli adempimenti e ai costi burocratici a carico delle imprese"

TREVISO Respinto al mittente: il decreto sugli F-gas varato dal Governo in via preliminare il 16 marzo scorso non ha superato l’esame del Consiglio di Stato che lo ha ritrasmesso al Ministero dell’Ambiente. Motivo: vanno chiariti e modificati aspetti di forma e di sostanza legati soprattutto agli adempimenti e ai costi burocratici a carico delle imprese e ne va ricontrollata la conformità con le norme europee per evitare che l’Italia applichi condizioni peggiorative rispetto al resto del Continente. 

La bocciatura del Consiglio di Stato suona come musica per le orecchie di Confartigianato che proprio sulla richiesta di semplificare gli adempimenti economici e burocratici del decreto ha ingaggiato una lunga battaglia con il Ministero dell’Ambiente. “Quella delle norme sull’uso dei gas fluorurati a effetto serra – precisa Luigino Da Dalt, presidente gruppo impianti di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana - è infatti una vicenda che si trascina da molti anni e riguarda migliaia di aziende che utilizzano questo tipo di gas: dagli impiantisti agli autoriparatori. Ma anche tutte quelle attività che operano su apparecchiature di uso domestico e industriale contenenti i cosiddetti F-gas: pompe di calore, gruppi frigoriferi, condizionatori d’aria, lavatrici industriali, climatizzatori in abitazioni e su auto."

“I gas serra, si sa, sono nocivi per l’ambiente – continua Da Dalt - e l’Europa nel 2008 aveva emanato il primo regolamento, trasformato in decreto, in Italia, nel 2012. Appena dopo due anni, nel 2014, l’Europa, aggiorna e pubblica un nuovo regolamento che il Ministero dell’Ambiente del governo precedente, prova a trasformare in decreto nei primi mesi del 2018. Ma in Italia, come sempre, esageriamo con la burocrazia. E anche il decreto che recepisce il regolamento Europeo ne conteneva un bel po’. Tanto da ricevere lo stop del Consiglio di Stato. E ora – conclude il presidente Luigino Da Dalt -  ripartiamo all’attacco per chiedere al Ministero dell’Ambiente un’adeguata semplificazione del decreto che, una volta corretto, dovrà tornare al vaglio del Consiglio di Stato per il sì definitivo e il successivo via libera finale da parte del Governo.”

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