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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Economia

Confartigianato: «Le esportazioni rischiano di essere compresse dai costi delle materie prime»

Oscar Bernardi, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana: «L’export manifatturiero veneto, che nei primi sei primi mesi dell’anno tocca la soglia dei 33 miliardi di euro, va oltre di ben due miliardi rispetto allo stesso periodo del 2019»

In chiaro scuro l’export dell’artigianato e piccole imprese nella Marca Trevigiana. A trainare la ripresa è il manifatturiero con un più 3,2% rispetto al primo semestre 2019, con 6 miliardi 831 milioni di euro di fatturato. A seguire con il segno “più” ci sono il settore legno con + 2,4% e un fatturato di 97 milioni di euro, le imprese del mobile, + 2,4% ed esportazioni per 919 milioni di euro, i prodotti in metallo, con una variazione positiva dell’un percento e 435 milioni di euro. Nel complesso, tuttavia, l’export “Made in Treviso” con la pandemia ha perso il 2,2% di valore rispetto al 2019".

Nella Marca Trevigiana il settore che ha fatto più fatica a sfruttare i venti di ripresa è l’abbigliamento, compreso pelli e pellicce, che ha visto contrarsi il proprio export del 13,6%, con un fatturato che si è fermato a quasi 374 milioni di euro. Collegato all’abbigliamento, anche l’export del tessile è in rosso, con un meno 9,6%, pari a 115 milioni di euro. Meno marcata la contrazione delle vendite all’estero del settore alimentare con un meno 2,4% per un valore di 250 milioni di euro. «I dati mostrano che ci sono settori ancora in sofferenza - ragiona Oscar Bernardi, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana - ma non deve essere commesso l’errore di sottovalutare il grande ritorno della manifattura. L’export manifatturiero veneto, che nei primi sei primi mesi dell’anno tocca la soglia dei 33 miliardi di euro, va oltre di ben due miliardi rispetto allo stesso periodo del 2019, con un contributo importante di Treviso. L’affacciarsi delle piccole e micro imprese verso il mondo in questi anni ha dato un impulso straordinario alle vendite oltre confine. Per questo il settore deve essere aiutato perché possa recuperare le posizioni precedenti e sviluppare nuove opportunità di mercato».

A complicare le dinamiche dell’export nella Marca Trevigiana c’è soprattutto l’avvicinarsi ai minimi storici del livello delle scorte delle imprese esportatrici, influenzato da scarsa offerta di materie prime e tensioni sui prezzi delle commodities, soprattutto dei metalli. Le materie più a rischio infatti sono ferro, cemento, acciaio, rame, vernici che hanno registrato delle impennate nei prezzi che variano dal 10% e per alcuni beni arrivano al 100% (ferro). «Urge in questo ambito intervento del governo  perchè le forniture di materie prime concorrono al costo finale del bene sino al 60%. Bisogna evitare il rischio di una frenata improvvisa. La pandemia ha messo in luce i limiti del modello delle filiere lunghe e delle delocalizzazioni. Va colta l’occasione per riconoscere il grande valore delle filiere nella nostra provincia e regione, un modello adatto ai nuovi bisogni di personalizzazione e qualità da abbinare a produzioni di un certo rilievo e non solo ai pezzi unici. È il momento di definire in un grande patto che garantisca una produzione sostenibile, nel pieno rispetto della legge, dei diritti dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente» conclude Bernardi.

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