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Conti in tasca a Veneto Banca: nei primi sei mesi del 2016 andati in fumo 259 milioni

Per quanto riguarda la raccolta totale - costituita da raccolta diretta, raccolta amministrata e risparmio gestito - questa si attesta invece a 45 miliardi di euro (50 miliardi a fine 2015)

MONTEBELLUNA Il Gruppo Veneto Banca ha chiuso il primo semestre con una perdita di 259 milioni di Euro. Tale risultato è la conseguenza di tre principali fattori: 1) l’incertezza e la posticipata conclusione nell’esecuzione dell’aumento di capitale che hanno condizionato il business ordinario (calo degli attivi fruttiferi superiore al 9% nei sei mesi) e la profittabilità 2) la presenza significative componenti straordinarie negative 3) il deciso rafforzamento delle coperture a presidio dei rischi (credito e litigations in primis). Al netto delle sole componenti straordinarie negative il risultato operativo sarebbe stato positivo per circa 36 milioni di euro, nonostante uno scenario di mercato molto complicato (tassi negativi ormai da molti trimestri) e una situazione aziendale del tutto straordinaria.

Queste le principali dinamiche gestionali: il margine di intermediazione si è attestato a 359 milioni di euro (461 milioni di euro nel primo semestre 2015). La dinamica della prima metà dell’anno ha riflesso pressoché esclusivamente il ridimensionamento dell’attività commerciale nonché condizioni di mercato particolarmente difficili. Nel dettaglio il margine di interesse risulta pari a 203 milioni di euro (266 milioni nel primo semestre 2015) con un andamento che è stato impattato principalmente dal calo dei volumi (crediti ed attività finanziarie) oltre che dai tassi di mercato negativi. Il contributo al margine di interesse del portafoglio finanziario (circa il 10% del totale interessi attivi) risulta coerente con il ridimensionamento complessivo del portafoglio stesso.

Le commissioni nette si attestano a 150 milioni di euro (193 milioni nel primo semestre 2015) principalmente per il calo dei crediti e della raccolta indiretta che hanno negativamente penalizzato sia il contributo commissionale derivante dall’attività tradizionale che da quella amministrata e gestita. Il risultato dell’attività di negoziazione e valutazione delle attività finanziarie si pone a 4 milioni di euro (6 milioni di euro nel primo semestre 2015) e comprende rettifiche di valore per circa 26 milioni di euro su alcune partecipazioni anche in conseguenza del particolare andamento negativo dei mercati finanziari a fine giugno. A completare il quadro dei ricavi, si segnala il trend della voce “dividendi” che sono stati pari a 4 milioni di euro (5 milioni nella prima metà 2015) e quello della voce “altri proventi/oneri di gestione” pari a -1 milione (-9 milioni nella prima metà 2015). I costi operativi si sono attestati a 397 milioni di euro (373 milioni di euro nel primo semestre 2015) ed includono circa 47 milioni di euro di componenti straordinarie negative[4] e/o di competenza non strettamente limitata alla prima metà dell’esercizio. Nell’intero aggregato sono compresi il contributo annuale al Fondo di Risoluzione ed il canone DTA, che non erano presenti nella semestrale 2015.

Nel dettaglio le spese del personale sono pari a 205 milioni di euro (198 milioni di euro nel primo semestre 2015) ed includono gli oneri per gli incentivi all’esodo per circa 9 milioni (relativa alle uscite previste per l’intero 2016) nonché accantonamenti al fondo ferie e festività (destinato a ridursi con la fruizione delle ferie) per circa 3 milioni di euro. Il costo del personale della prima metà del 2015 aveva inoltre beneficiato del rilascio di precedenti accantonamenti relativi alla componente variabile della retribuzione. Le altre spese amministrative si attestano a 149 milioni di euro (120 milioni nel primo semestre 2015) ed includono la quota annuale (anche la parte di competenza del secondo semestre 2016) di contributi al Fondo di Risoluzione per circa 14 milioni, i costi relativi al progetto di quotazione/aumento di capitale e alla chiusura filiali per un costo complessivo di oltre 8 milioni ed il canone DTA per circa 10 milioni (di cui 6,6 milioni di competenza dell’esercizio 2015). Infine le rettifiche su immobilizzazioni materiali e immateriali sono pari a 42 milioni di euro (55 milioni nel primo semestre 2015[5]) e comprendono rettifiche straordinarie non ripetibili per circa 16 milioni di euro e svalutazioni non ricorrenti sul portafoglio immobiliare per circa 3 milioni di euro.

Il risultato operativo ammonta quindi a -37 milioni di euro. Tale dato sarebbe positivo per circa 36 milioni di euro al netto delle componenti straordinarie negative. Le rettifiche su crediti si sono portate a 258 milioni di euro (in miglioramento dai 307 milioni della prima metà del 2015), corrispondenti a 244 punti base annualizzati di costo del credito. Prosegue l’attento e rigoroso presidio del portafoglio creditizio che già ha caratterizzato gli ultimi trimestri. Gli accantonamenti ai fondi per rischi e oneri sono pari a 74 milioni di euro (18 milioni a giugno 2015). La quota del fondo rischi e oneri relativa agli oneri potenziali connessi a cause o reclami su azioni Veneto Banca si porta pertanto a circa 102 milioni di euro.

Le dinamiche reddituali fin qui descritte hanno portato il Gruppo Veneto Banca a concludere il primo semestre 2016 con un risultato dell’operatività corrente, al lordo della fiscalità, negativo per 366 milioni di Euro (-281 milioni di Euro nel primo semestre 2015). Considerato l’impatto economico derivante dall’effetto fiscale e dalla quota di pertinenza di terzi, il Gruppo Veneto Banca ha archiviato i primi sei mesi dell’esercizio con una perdita netta di 259 milioni di Euro, a fronte della perdita di 220 milioni di Euro registrata lo scorso giugno 2015.

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