Coronavirus, cala il business ma gli artigiani di Marca rimangono fiduciosi

Il sondaggio di CNA su 6.327 imprese: effetti negativi sul 72% di micro e piccole imprese, l’85% prevede un peggioramento dei conti nel 2020

La sede della Cna

Nel mondo produttivo trevigiano la convinzione è ormai diffusa: per il nostro Paese, e per la nostra regione in particolare, le conseguenze economiche del coronavirus saranno molto peggiori di quelle sanitarie. Non tutti i settori sono stati colpiti nello stesso modo dall’emergenza Codivid-19, ma tutti - poco o tanto - hanno subito una contrazione del proprio giro d’affari. Se il bilancio definitivo delle perdite potrà essere tirato solo a emergenza finita, al momento ognuno cerca di tamponare come può: chi riducendo l’orario di lavoro dei propri dipendenti, chi mettendoli in ferie o autorizzando permessi, nei casi più gravi e dove è possibile attivando gli ammortizzatori sociali. A pesare è il clima di incertezza e la non prevedibilità degli sviluppi di questa minaccia subdola. Fiducia e ottimismo rimangono tuttavia gli ingredienti principali con cui gli imprenditori artigiani condiscono le loro giornate, supportati dalle proprie associazioni di categoria.

IL SONDAGGIO DI CNA

Quasi tre imprese su quattro accusano ricadute negative dall’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus. L’85% prevede un peggioramento dei risultati economici per il 2020. Il 68% ritiene molto probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali. Trasporto persone e Turismo i settori più esposti. Sono i principali risultati della rilevazione effettuata dalla CNA presso micro e piccole imprese attraverso un questionario che ha ricevuto 6.327 risposte. 

Il 72,4% delle imprese interpellate sta registrando effetti diretti sulla propria attività in primo luogo come conseguenza della flessione della domanda, ma anche per difficoltà nei rapporti con i fornitori e problemi logistici. Le maggiori criticità riguardano il Trasporto persone con il 98,9% che registra una drammatica contrazione della domanda. A seguire il Turismo con l’89,9%, poi Moda (79,9%), Agroalimentare (77,7%). Percentuali superiori al 60% anche nei Trasporti merci, Servizi alle imprese e Manifattura meccanica. Nelle costruzioni solo un’impresa su due lamenta ricadute negative. 

Quasi la totalità delle imprese di Trasporto persone prevede che l’emergenza sanitaria impatterà negativamente sui risultati economici dell’esercizio in corso, il 97,9% del Turismo e il 94,2% della Moda. Oltre l’80% per Servizi alla persona, Agroalimentare e Autoriparazione. Più in dettaglio un terzo delle risposte indica la previsione di un calo del fatturato superiore al 15%, il 18,4% invece stima una flessione tra il 5 e il 15% mentre il 35,6% ancora non sa valutare.

Le micro e piccole imprese appaiono particolarmente esposte anche perché la loro capacità di resistere alla brusca contrazione della domanda potrebbe esaurirsi nel giro di poco tempo se, in attesa di una normalizzazione della situazione, non venissero attivate misure energiche di sostegno alle attività economiche.

Tra le criticità che devono affrontare micro e piccole imprese i tassi di presenza dei propri dipendenti. In media il 15,1% registra un aumento delle assenze con punte del 20,4% nel Trasporto persone e del 18% nei Servizi alla persona.

Le imprese mostrano di reagire con adeguata tempestività al nuovo contesto. Quelle dei settori più esposti e che stanno subendo l’impatto maggiore hanno già messo in campo le prime contromisure attraverso contatti con clienti e fornitori o individuando soluzioni adeguate per la gestione del personale (il 48,9% delle imprese turistiche, il 44,1% per quelle di trasporto passeggeri e il 41,6% per i servizi alla persona).  In media il 37% ha già definito e/o avviato azioni per fronteggiare la situazione. Circa il 30% delle imprese dei servizi ha adottato forme di smart working. Il telelavoro, tuttavia, è una soluzione poco praticabile per la maggior parte delle imprese intervistate che operano prevalentemente nei settori manifatturiero, servizi alla persona, trasporti.

LE RICHIESTE DI CNA

«La priorità è la salute pubblica, ma è urgente intervenire per contenere i danni immediati sull’economia: l’emergenza ha prodotto effetti diffusi e pesanti su interi settori e filiere. I primi provvedimenti adottati sono stati opportuni, ma è evidente che la brusca frenata richiederà ulteriori e più incisivi interventi».

Lo afferma Alfonso Lorenzetto, presidente di CNA territoriale di Treviso.

«Occorre estendere l’indennizzo a tutti i lavoratori autonomi e professionisti su tutto il territorio nazionale ed assicurare la massima inclusività al sistema degli ammortizzatori sociali – continua Lorenzetto -. In particolare, in relazione all’emergenza liquidità delle imprese, è necessario individuare strumenti che vadano oltre a quelli già individuati per il Fondo Centrale di Garanzia. Per le micro e piccole imprese andrebbe riproposta una moratoria generalizzata sui crediti. Da sospendere pure l’utilizzo degli ISA per il 2020, in considerazione dell’impatto negativo sui bilanci delle imprese. Bisogna, inoltre, mettere in campo misure che fronteggino l'impatto della crisi su intere filiere nazionali di impresa come, ad esempio, nel caso del turismo, dei trasporti e della logistica».

Fondamentale, per CNA, anche prevedere misure che consentano di recuperare il più rapidamente possibile condizioni di sviluppo stabile: la ripresa può essere sostenuta anche attraverso una forte iniezione di risorse pubbliche, spesso già disponibili. Oltre a garantire l’avvio rapido e generalizzato dei cantieri già programmati, occorre accelerare il lavoro di ridefinizione delle norme del Codice dei Contratti pubblici e agevolare i pagamenti della Pubblica Amministrazione. Queste richieste sono state portate dall’Associazione Artigiani al premier Giuseppe Conte.

In sintesi la CNA chiede:

ü  la sospensione immediata del pagamento dei contributi Inps per i dipendenti e per i titolari artigiani commercianti o professionisti (da recuperare non prima del febbraio 2021);

ü  la sospensione dei  tributi statali e periferici  (Iva, Irpef, Ires, addizionali regionali e comunali)  almeno fino al  31 ottobre 2020;

ü  la sospensione  tributi  dei servizi  comunali  fino al  31 ottobre 2020;

ü  l’estensione cassa integrazione in caso di riduzione fatturato oltre il  20%  a tutti i lavoratori indipendentemente dal numero di addetti;

ü  l’aumento delle detrazioni fiscali su restauro e risparmio energetico (dal 50 al 65%);

ü  l’attivazione immediata di tutte le opere pubbliche cantierabili;

ü  una forte campagna marketing all’estero  per riprendere l’immagine  sia del turismo che del made in Italy, appena dopo la fase critica di gestione dell’emergenza.

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