Coronavirus: conseguenze non solo per la salute, ma anche per la privacy

I protocolli anti-contagio impongono di raccogliere molti dati personali, ma spesso il loro trattamento non è adeguato

Tra i molteplici problemi posti dall’emergenza Covid-19, ce n’è uno, forse meno grave degli aspetti sanitari o economici, ma molto più sottovalutato: quello della privacy. Proprio i protocolli entrati in vigore in questi mesi per evitare la diffusione del contagio, infatti, hanno comportato, di fatto, di dover raccogliere e gestire una mole di dati personali, spesso sensibili. Un tema a cui molte aziende trevigiane (ma, in questo caso, in buona compagnia con il resto del Veneto e dell’Italia) non stanno dedicando la dovuta attenzione o, addirittura, hanno completamente ignorato. Ma che rischia di provocare serie conseguenze in termini di sanzioni.

A lanciare l’allarme è UNIS&F, società di servizi e formazione degli industriali trevigiana, che tra i suoi vari campi di intervento, da ormai diversi anni, annovera anche la consulenza e l’assistenza in materie di tutela della riservatezza. “Basti pensare ai termoscanner installati ormai in tantissimi uffici, imprese, strutture pubbliche – spiegano gli esperti della società – per rilevare la febbre di chi accede ai locali. Molti di questi apparecchi hanno un’“invasività” ben superiore, non si limitano cioè solo a misurare la temperatura corporea, ma effettuano una sorta di riconoscimento biometrico del soggetto. Questi sono dati che devono essere trattati in modo specifico, archiviati, nel caso, con tutta una serie di protezioni, resi anonimi dopo un certo periodo e così via”. Sempre per rimanere nell’ambito dell’ormai comune rilevazione della temperatura all’ingresso, occorre valutare con attenzione anche il fatto che certe apparecchiature attivano luci o suonerie quando il soggetto presenta valori fuori norma. E questo avviene in atrii o reception spesso con la presenza di altre persone, dato che in ben pochi luoghi sono state allestite stanze apposite. Dunque anche in questo caso si possono configurare potenziali violazioni della privacy.

Ma anche il semplice registro cartaceo dove gli utenti sono invitati ad annotare le proprie generalità, richiesto per ricostruire spostamenti e contatti e, magari, anche autocertificare il proprio buono stato di salute non può essere lasciato sul tavolo esposto agli sguardi di tutti o salvato su un semplice file nel computer della segreteria accessibile a tutto il personale. “Possono sembrare aspetti banali e burocratici, oggettivamente secondari rispetto alla tutela della salute – sottolinea Sabrina Carraro, presidente di UNIS&F - ma non vanno trascurati anche perché, in base alle recenti normative europee sulla protezione dei dati, le violazioni possono comportare sanzioni amministrative molto pesanti”.

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Proprio per questo, UNIS&F ha deciso di arricchire il suo Master dedicato a tutti coloro che intendono assumere il ruolo di Responsabile della Protezione dei Dati Personali o che si occupano di privacy in azienda. Il percorso di alta formazione, giunto alla sua quarta edizione, quest’anno offrirà, tra l’altro, anche delle pillole pratiche rivolte alla gestione dei dati in situazioni di emergenza, come quella sanitaria legata al Covid-19. Articolato in dieci lezioni, a partire dal prossimo 24 ottobre, il corso vedrà tra i relatori anche i dirigenti del Garante per la Protezione dei dati personali, che hanno stilato le risposte alle domande frequenti sul tema Covid e privacy diffuso dall’organismo nazionale (che patrocina il master). Fin da ora è possibile consultare il calendario completo, i costi ed effettuare l’iscrizione nell’apposita pagina del sito www.unisef.it.

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