Economia

Covid, locali ancora chiusi: i ristoratori riaprono a cena per protesta

La provocazione lanciata dal collettivo TNI (Tutela Nazionale Imprese): «O ci sono le prove scientifiche che i ristoranti sono luoghi di contagio o noi apriamo tutto»

Andrea Penzo Aiello di Veneto Imprese Unite durante un flash mob in pizza dei Signori

«Se l'indice di contagio Rt è basso, se la regione è in zona gialla e le attività commerciali sono aperte, perché i ristoranti non possono lavorare a cena o nei fine settimana, non possono svolgere la loro attività in sicurezza, come accade per un negozio o un ufficio?». A dirlo è il collettivo di TNI – Tutela Nazionale Imprese, rappresentante 40mila aziende italiane del mondo Horeca (bar, ristoranti, alberghi), che ha rivolto tale domanda ai Prefetti delle regioni che da oggi si trovano in zona gialla. A loro, e per conoscenza ai Ministri dell'Economia e delle Attività Produttive Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, la Federazione ha inviato una lettera chiedendo di fornire i dati che individuano i pubblici esercizi come luoghi di contagio e sulle cui basi sono state imposte dal Governo le chiusure. Tni ha inoltre chiesto ai Prefetti «di liberare immediatamente le attività del comparto Horeca dai limiti fino ad ora vigenti che hanno ormai portato gli imprenditori del settore, i loro dipendenti e fornitori in uno stato di disperazione» e che «facciano da tramite per ottenere immediati risarcimenti per i danni subiti dalle chiusure».

«Se entro giovedì non ci saranno risposte né indennizzi – annuncia il portavoce di Tutela Nazionale Imprese, e presidente di Ristoratori Toscana, Pasquale Naccari - saremo costretti per la sopravvivenza nostra, delle nostre famiglie, dei nostri dipendenti e dei nostri fornitori, a riaprire subito al pubblico i locali anche a cena». «Sono dieci mesi – aggiunge – che rispettiamo tutte le regole, ma stanno morendo centinaia di migliaia di aziende e abbiamo diritto di leggere i documenti che spiegano e dimostrano le evidenze scientifiche dell'obbligo di chiusura dei pubblici esercizi a cena e nei fine settimana. Il Governo, inoltre, ci deve risarcire. I ristori ricevuti fino ad oggi rappresentano mediamente solo il 2,5% del fatturato delle nostre aziende».

Così, invece, Andrea Penzo Aiello, Presidente di Veneto Imprese Unite: «Siamo pronti, con tutte le sigle riunite in TNI Italia, ad un presidio fuori dalle Prefetture nella giornata di giovedì in contemporanea in tutta Italia a cui, ci auguriamo, possa seguire un incontro con i singoli Prefetti in cui illustrare le nostre rimostranze e presentare le nostre soluzioni al problema delle insensate chiusure dei locali in zona gialla alle 18. Venerdì, invece, tutta TNI, dopo lunghe riflessioni, ha deciso di dissociarsi completamente dalle aperture promosse dal movimento #IOAPRO per diversi motivi. In primis la tutela legale che gli organizzatori garantiscono essere efficiente non è per niente assicurabile, anzi! Essendo un Decreto legge e non un Dpcm non ci si ritroverebbe in caso di controlli solo con una sanzione amministrativa, ma anche con una denuncia. Dopodiché mancano meno di dieci giorni, secondo il CTS, alla terza ondata e questo vuol dire che se apriamo senza criterio diventeremo nuovamente gli untori e dunque un capro espiatorio per tutti quelli che vogliono rendere la ristorazione colpevole del contagio».

«La disobbedienza #IOAPRO non ha associazioni alle spalle, ma individui che cercano solo qualche servizio televisivo per un po' di facile notorietà. Un'associazione seria, infatti, non metterebbe mai in piedi una protesta così, fine a se stessa, senza un documento come quello da noi prodotto, senza una serie di richieste e proposte che siamo pronti a presentare ai Prefetti, ai Ministri e al Governo - continua Penzo Aiello - Voi tutti, noi tutti, siamo molto più di questo. Detto ciò, però, noi di Veneto Imprese Unite non vogliamo fermarci al presidio, ma vogliamo continuare a dire che, qualora fossimo in zona gialla, abbiamo il diritto di aprire a cena! Perché i contagi da quando siamo chiusi sono saliti, no calati. Perché un ristorante o un bar "sicuro" alle 12 non smette di esserlo alle 18; perché il CTS ha più volte ribadito a Conte che potevamo stare aperti mentre il Premier ci ha chiusi senza motivi scientifici e senza indennizzi!».

«Quindi, venerdì 15 gennaio, dalle 20 alle 22, simuleremo un'apertura serale con: luci e musica accesa; sala preparata; titolari e dipendenti a simulare clienti; foto del locale acceso e vivo con la locandina del flash mob a vista che poi raccoglieremo e pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook. Tutto questo per una protesta forte, significativa, strutturata in tre momenti chiave (PEC, presidio, apertura simulata), ma sempre responsabilmente, nel pieno rispetto della salute pubblica e della nostra figura di imprenditori onesti e non di untori» conclude Penzo Aiello.

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L'iniziativa è promossa da Tni-Tutela Nazionale Imprese in collaborazione con Acs Associazione Commercianti per Salerno, A.I.O.S Palermo, Comitato territoriale esercenti. Movimento Impresa Lombardia, Movimento Impresa Puglia, Passione Ho.re.ca. Puglia, Ristoratori Liguria, RistorItalia, Ristoratori Lombardia, Ristoratori Toscana, Ristoratori Veneto, Ristoratori Lazio, Ristoratori Campania, Ristoratori Puglia, Ristoratori Trentino, Veneto Imprese Unite.

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