Economia

Veneto, 474mila disoccupati. Il 2015? Bene le assunzioni

Fotografia di una regione che fatica a rialzarsi: il 2014 è stato addirittura peggio del 2013. Ma per l'anno in corso previsioni buone

VENEZIA Quasi mezzo milione di disoccupati in Veneto. Dall’inizio della crisi, che continua a far sentire i suoi effetti, sono stati persi 100mila posti di lavoro, di cui 16.200 solo nel 2014. È il quadro della nostra regione fornito dalla Bussola di febbraio 2015, a cura dell’osservatorio e ricerca di Veneto Lavoro che ha analizzato il mercato del quarto trimestre del 2014 fornendo anche un primo bilancio dello scorso anno.

UN VENETO CHE FATICA A RIALZARSI Dai dati emerge un Veneto ancora afflitto dallo stallo economico con un calo rilevante delle piccole e medie imprese, che da 17mila sono passate a 13.831. “In consuntivo 2014 ci consegna un altro anno di recessione – spiega l’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan -. La ripresa dell’export e della produzione industriale, che segnala la grande vitalità del nostro tessuto produttivo, non è sufficiente a compensare la contrazione della domanda interna”.

2014 PEGGIO DEL 2013 Per alcuni versi, il 2014 è stato addirittura peggiore del 2013. I disoccupati iscritti ai centri per l’impiego veneti, infatti, al 31 dicembre 2014 risultavano essere oltre 474mila. Nel corso dell’anno sono state presentate 146mila domande di AsPI, oltre 50mila di MiniAsPI e 9mila di mobilità in deroga. Numeri spaventosi che continuano a preoccupare. ““Anche se il nostro tasso di disoccupazione è del 6,7% e risulta migliore di quello di regioni con un’economia simile alla nostra come l’Emilia Romagna, dove è al 7,3%, o il Friuli Venezia Giulia, dove ha raggiunto il 7,2% – continua Donazzan – preoccupa il formarsi di uno zoccolo duro di disoccupati di lunga durata, in età adulta e con famiglie a carico”.

LE PREVISIONI PER IL 2015 Per l’anno in corso lo studio prevede una crescita del Pil veneto vicina all’1 per cento. Bene le assunzioni che, secondo le previsioni, cresceranno: quelle con contratto a tempo indeterminato del 16 per cento, determinato del 6 per cento, delle proroghe del 41 per cento. Frena, invece, l’apprendistato e calano notevolmente il lavoro intermittente (-17 per cento) e parasubordinato (-18 per cento). Per quanto riguarda i tirocini è previsto un aumento del 13 per cento. I primi dati relativi a gennaio 2015 ci confermano un’auspicabile ripresa economica, ma senza un rilancio dei consumi interni ben difficilmente si assisterà a una consistente ripresa sul piano occupazionale – conclude Donazzan -. Non possiamo rilassarci e rallentare l’impegno nella gestione delle crisi d’impresa che ancora si manifestano a ritmi di cento al mese. Nemmeno possiamo rassegnarci al mancato finanziamento degli ammortizzatori in deroga. Da parte nostra concentreremo le risorse e orienteremo le politiche regionali a vantaggio dei lavoratori più svantaggiati e sosterremo con le politiche formative le imprese che innovano e si rilanciano, soprattutto per favorire l’occupazione giovanile”.

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