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Manifatturiero: timidi segnali di ripartenza ma non per tutti i settori

Il presidente della Camera di Commercio Treviso: "A fronte dei dati, non me la sento di dire che siamo alle porte di una ripresa"

TREVISO Si rimane restii a parlare di “ripresa”: un termine che suona decisamente improprio dopo sette anni di crisi profonda. Eppure qualcosa si è mosso, in senso positivo, nel manifatturiero trevigiano, nell’ultimo scorcio d’anno. Ciò, stando al consueto monitoraggio congiunturale condotto da Unioncamere Veneto su 300 imprese, rappresentative di circa 16.500 addetti. Gli elementi di novità non sono tanto sulla produzione, che ancora viaggia attorno alla stazionarietà (+1,3% la variazione tendenziale annua); né sulla domanda estera, che si conferma trainante (+4,2%, in linea con i dati ufficiali ISTAT sull’export provinciale ai primi  nove mesi dell’anno). Di nuovo c’è piuttosto che si rimettono in moto gli ordinativi dal mercato interno, con riflessi positivi, seppur modesti, anche sulle vendite in Italia. Non guardiamo certo al rimbalzo congiunturale, dopo la pausa estiva. Guardiamo alla più significativa variazione tendenziale rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente: nel caso degli ordinativi dal mercato interno tale variazione si attesta al +2,8% (bisogna risalire indietro di 15 trimestri per trovare una variazione analoga);  del +0,9% la variazione tendenziale del fatturato interno. A ciò si aggiunge anche un significativo prolungamento dell’orizzonte di produzione assicurato dal portafoglio ordini: che passa dai 37-39 giorni in media (registrati nei primi tre trimestri dell’anno) ai 46 giorni.

Ma se è pur vero che, su questi indicatori, quasi la maggioranza assoluta di imprese intervistate fornisce indicazioni di segno positivo (47% tanto per gli ordini interni quanto per il fatturato interno), tuttavia un 30% di imprese dichiara ancora contrazione nella raccolta ordini dal mercato interno; quota che sale al 34% per il fatturato interno. Minoritarie, come si vede, le imprese che dichiarano una sostanziale stabilizzazione delle proprie performance. Risulta dunque elevata e invariata nel tempo (guardando a tutto il 2014) la polarizzazione in provincia fra imprese che vanno bene e quelle che vanno male. Si aggiunga che la ponderazione dei risultati sul fatturato fa intuire (e lo abbiamo verificato) come queste variazioni positive sul fronte interno (certo gradite) siano frutto di un processo di elisione fra tanti piccoli aumenti e un minor numero di flessioni, più intense e riferite a realtà aziendali più grosse sul piano dimensionale.

Che non si possa parlare di “slancio verso la crescita” lo si capisce anche dalle previsioni per i primi mesi 2015, ispirate a molta cautela. Per produzione, fatturato e domanda interna si ampliano le indicazioni di stazionarietà, che diventano decisamente maggioritarie rispetto a quanto rilevato nei trimestri precedenti. Il che non è un cattivo segnale in sé, perché conferma le tendenze in atto. Tuttavia, per la parte residuale dei giudizi, ricompare uno sbilanciamento in favore dei giudizi di contrazione, come nel dicembre del 2013. Solo per la domanda estera è in positivo il saldo tra giudizi positivi e negativi, sebbene non nella misura netta registrata nella parte centrale del 2014. “In tutta sincerità, a fronte di questi dati, non me la sento proprio di dire che siamo alle porte di una ripresa. Prendo atto anch’io di un certo miglioramento del quadro congiunturale di fondo. E di come la domanda estera continui ad essere la nostra àncora di salvezza, anche nelle prudenti previsioni per i primi mesi del 2015, considerati i tanti focolai di crisi geopolitica e finanziaria. Ma credo sia più corretto e più saggio evidenziare, in realtà, che stiamo andando verso un ampliamento della forbice competitiva tra imprese, anche all’interno del medesimo settore” – questo il primo commento del Presidente della Camera di Commercio, Nicola Tognana.

“E’ emblematico per me – spiega Tognana - quello che sta accadendo nel legno arredo. Sul fronte delle vendite nel mercato interno il settore è praticamente spaccato a metà: un 40% di imprese segnala recuperi di fatturato, un 48% segnala invece ulteriori contrazioni (contro una media provinciale del 34%). E si pensi che stiamo parlando di quello stesso settore che sul piano delle esportazioni, nei primi nove mesi del 2014, riesce a ritornare ai volumi di vendite che realizzava prima della crisi, agganciando molto bene la ripresa negli USA”. “Questa complessa fotografia ci fa capire che andremo verso tempi di istanze opposte, di difficili sintesi” – conclude il Presidente dell’Ente camerale. “A fronte di un’economia dell’eurozona che potrebbe ripartire (e di un Italia ancora fanalino di coda in questo scenario), sono convinto che la maggior parte del nostro manifatturiero riuscirà ad essere reattivo, e sicuramente farà tesoro di questi anni difficili. Tuttavia dovremo anche mettere in conto che avremo ancora fra noi gli effetti della crisi: si prolungheranno nel tempo e si sovrapporranno a questa ripartenza. Questo renderà tutto molto complicato. Ma credo che sarebbe davvero illusorio prefigurarsi scenari diversi.”

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