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Martedì, 25 Giugno 2024
Economia

Confartigianato: «Sempre meno donne imprenditrici nella Marca»

Appello di Barbara Barbon, presidente del gruppo "Donne Impresa": «Dal 2016 al 2021 le donne che avevano cariche nelle imprese artigiane della Marca sono scese di 108 unità»

«L’8 marzo 105 anni dopo: nel 1917 le donne a San Pietroburgo manifestarono per chiedere la fine della guerra. Oggi le donne che lavorano sono baluardo contro ogni guerra». Parla con la consapevolezza dei numeri Barbara Barbon, presidente del Gruppo Impresa Confartigianato Imprese Marca Trevigiana e del Veneto. La guerra di oggi, infatti, non deve far dimenticare i problemi strutturali che stanno alla base di un’Europa di pace. Nella Marca il tasso di occupazione femminile nel 2020 ha raggiunto il 58,6% contro il 75,3% degli uomini. Una situazione in linea con la media regionale. Nel 2020 il calo del tasso di occupazione complessivo ha risentito in particolar modo della contrazione relativa ai lavoratori indipendenti: tra questi, le donne sono risultate maggiormente penalizzate trovandosi spesso a scegliere tra la gestione “familiare” e il proprio lavoro. I posti di lavoro persi dal lavoro autonomo femminile sono stati l’8,9%, contro il 6,5% degli uomini.

I numeri

L’anno scorso le donne trevigiane che avevano cariche nelle imprese artigiane della Marca sono diminuite dello 0,4% rispetto al 2020. Tra il 2016 e il 2021 sono scese di 108 unità, assestandosi a 6.736. Le donne titolari di imprese artigiane nel 2021 erano 2.885, per il 62,7% concentrate nei servizi alla persona, quindi il 24,5% nel manifatturiero, il 9,7% nei servizi alle imprese, il 2,7% nelle costruzioni e lo 0,4% in altre attività. «Aumentare l’occupazione femminile - ricorda la presidente Barbon - era l’intento esplicito degli obiettivi di Barcellona, stabiliti dall’Ue e va di pari passo con l’obiettivo di offrire una assistenza all’infanzia per almeno il 90% dei bambini tra i tre e i sei anni e per almeno il 33% dei bambini con meno di tre anni. A 12 anni dalla scadenza di quegli obiettivi, come Italia e come Veneto, siamo ancora troppo lontani». Circa 16% delle famiglie sceglie di non mandare i propri figli all'asilo nido per motivi di costo. In Veneto, il 24,6% della spesa per asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia è sostenuta dalle famiglie. Una delle incidenze più elevate a livello nazionale. «L’aumento dei contributi concessi ai servizi per la prima infanzia è una delle richieste che il Movimento intende portare all'attenzione delle istituzioni - sottolinea Barbon - Anche la rigidità degli orari è una criticità riscontrata dalle famiglie: è fondamentale la flessibilità dei servizi per infanzia e ragazzi soprattutto per quelle famiglie in cui i genitori si trovano a dover lavorare il sabato o in fasce serali o preserali». Buone notizie potrebbero arrivare dal Pnrr che per l’imprenditoria femminile e il potenziamento di infrastrutture sociali e scuola per bambini under sei anni, grazie ad uno stanziamento di 3,6 miliardi di euro, rafforza gli strumenti del Family Act.

Il commento

«Sono strumenti importanti che la congiuntura internazionale non deve mettere a rischio - auspica la presidente Barbon - Le famiglie vanno sostenute nelle spese per crescita, mantenimento e educazione dei figli, incentivando la conciliazione vita-lavoro e il rientro a lavoro delle madri dopo la maternità. Dobbiamo, inoltre, far crescere il numero delle donne imprenditrici. Il Fondo Impresa Femminile, finalmente finanziata, punta proprio a investimenti per l’avvio dell’attività e il sostegno alla nascita delle imprese femminili, al consolidamento e rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese femminili e alla promozione dell’imprenditoria femminile».

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