Dpcm, la Confartigianato: «Sembra più una punizione che prevenzione e controllo»

Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana: «Non possiamo passivamente accettare le chiusure dove c'è stata un'applicazione scrupolosa delle misure dei protocolli di sicurezza»

Vendemiano Sartor

«Le misure introdotte dal DPCM di domenica notte che limitano l'attività di alcune tipologie di impresa tra cui le pasticcerie, gelaterie, i ristoranti e pizzerie e le attività di fitness che nella Marca contano in totale 735 imprese artigiane attive (4.362 in Veneto) che danno lavoro a 3.021 addetti (oltre 18mila persone in regione), sembrano votate alla punizione più che alla prevenzione e al controllo». A dichiararlo Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.

«Riteniamo - afferma Sartor - sia più utile e efficace intervenire con misure che puniscano i comportamenti scorretti di singoli cittadini e di operatori anziché stoppare in modo casuale, generalizzato e incomprensibile solo alcune attività. Non possiamo passivamente accettare le chiusure laddove c'è stata un'applicazione scrupolosa delle misure imposte dai protocolli di sicurezza e dove è stato verificato che il rischio Covid è sotto controllo».

«Le derive di queste chiusure, che minacciano lo spirito di intraprendere vitale per il nostro territorio rischiando di portare a rassegnazione diffusa, sono troppo pericolose. Riteniamo che i danni che arrecano non possano essere risarciti solo con misure compensative di ristoro economico. Non dimentichiamo poi tutte le imprese operanti in quei settori che continuano ad essere bloccati per i limiti della circolazione turistica, pensiamo ai taxi, Ncc e Bus-Operator, per il diffuso ricorso allo smartworking e per la limitazione alle celebrazioni di eventi con tutto il loro variegato indotto. Si tratta di oltre 3.990 aziende artigiane trevigiane che si sommano alle altre 19.623 venete ed i loro 10.072 addetti (60.134 in Veneto). Il loro sacrificio dura da mesi». «Infine - conclude Sartor - è del tutto inaccettabile in questa situazione che il Trentino possa intervenire derogando sulla base delle evidenze sanitarie locali. Se questo principio vale non è pensabile circoscriverlo ad un ambito territoriale, deve trovare applicazione in tutto il territorio nazionale poiché in gioco c’è un la salute pubblica. In caso contrario il governo deve impedire fughe in avanti».

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