Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

È Luciano Gobbo il nuovo presidente del mandamento di CNA Treviso

Gobbo ha preso il testimone da Tiziano Bianchin: «Detassare subito gli utili di impresa reinvestiti in azienda»

Mercoledì si è tenuto il congresso del mandamento di CNA Treviso che ha rinnovato i vertici dell’associazione artigiana. Tale articolazione territoriale dell’Associazione Artigiana rappresenta le imprese artigiane e le piccole e medie imprese ubicate nel capoluogo e nei Comuni della cintura urbana. È stato eletto il nuovo direttivo che ha contestualmente scelto il presidente nella persona di Luciano Gobbo, titolare dello Studio Pointer di Mogliano Veneto, studio di fotografia e grafica. Gobbo ha preso il testimone da Tiziano Bianchin.

Il consiglio direttivo, di quindici membri per metà donne con un rappresentante dell’imprenditoria “straniera”, è stato quasi interamente rinnovato: sono stati riconfermati Ernesto Carpenedo, Pierluigi Mazzon, Lucia Zilio e Mario Favero; sono entrati per la prima volta: Lucia De Bortoli, Angelo Rodighiero, Francesca Toniatto, Mohamed Tanvir, Ilaria Pempinella, Giacomo Destro, Enrico De Bortoli, Angelina Ceron, Francesca Gallo, Adriano Fava e lo stesso Luciano Gobbo. Il mandamento di CNA Treviso sarà dunque guidato da una persona di esperienza, sia imprenditoriale che associativa (in passato, Gobbo è stato consigliere di amministrazione del confidi Canova), e da un gruppo dirigente giovane e molto diversificato per età, genere, provenienza, cultura. 

«Lavoreremo per far sì che le imprese vengano sempre più riconosciute come realtà dall’alto valore sociale, patrimonio della comunità, perché danno posti di lavoro, producono reddito, creano benessere. Senza impresa e investimenti non ci sono posti di lavoro, produzione e distribuzione di ricchezza: serve un’educazione all’imprenditorialità – afferma Luciano Gobbo, neo presidente di CNA Treviso -. Al riconoscimento sociale del ruolo dell’impresa, non ancora completo e diffuso, serve un corrispondente riconoscimento fiscale da parte dello Stato. Vanno ad esempio detassati gli utili di impresa reinvestiti in azienda perché sono risorse che servono a rafforzare l’impresa e a dare futuro a chi lavora. Queste misure vanno privilegiate alle diseducative elargizioni a fondo perduto che creano parassitismo e aumentano il debito pubblico con un grave danno per le future generazioni».

FOTOGRAFIA DELL’ECONOMIA DEL TERRITORIO E PROSPETTIVE POST-COVID

Il congresso è stata l’occasione per fare il punto sull’economia del mandamento di Treviso, sulla demografia e caratteristiche delle imprese e sulle specializzazioni del territorio. Un’area di 23 Comuni dove risiedono 336 mila abitanti, il 38% della popolazione provinciale (dati Istat 2019). In questo territorio ci sono 27.608 imprese, il 35% di tutte le imprese della provincia, 8 imprese ogni 100 abitanti. Tra il 2019 e il 2020 il saldo negativo è stato di 132 imprese, mentre rispetto al 2010 si sono perse 2.160 attività (dati CCIAA Treviso-Belluno al 31.12.2020).

In queste imprese sono impiegati 113.375 addetti, il 36% di tutti gli occupati della provincia di Treviso. Il settore con il maggior numero di attività sono i servizi alle imprese con 7.251 unità, che danno lavoro a 30.861 addetti. È un settore che pesa, come numeri di addetti, per il 27% dell’economia di questo territorio ed è in espansione con un saldo positivo 2019-2020 di +12 aziende e di +396 dal 2010. Il secondo settore per peso economico degli addetti (26,8%,) è la manifattura che conta 3.078 attività in cui sono impiegate 29.270 persone. Ha perso 60 imprese nell’ultimo anno e 663 dal 2010.

Il terzo settore per “peso” degli addetti (18,4%) è il commercio che conta 6.504 imprese in cui lavorano 20.862 persone. Ha chiuso il 2020 con saldo negativo di 100 attività rispetto al 2019, mentre nel decennio di 589. Il quarto settore economico per addetti (8,5%) sono le costruzioni con 4.050 imprese, 9.601 addetti, con un saldo positivo di 61 imprese al 31.12.2020 e negativo nel decennio di 781 unità. Il saldo positivo dell’ultimo anno è certamente dovuto all’effetto superbonus. Segue la ristorazione e alloggio con 1.685 imprese, 8.820 addetti. Saldo negativo di 18 unità nell’ultimo anno ma positivo nel decennio di 180 imprese. Il peso economico del settore è il 8%.

I servizi alle persone contano 1.990 imprese, 7.662 addetti, e pesano il 7%. Sono un settore che ha registrato +15 imprese dal 2019 al 2020, e +240 dal 2010. L’agricoltura, infine, conta 2.941 imprese, 3.638 addetti, e ha un peso economico del 3,2%. Ha perso 45 imprese nell’ultimo anno e 981 imprese nell’ultimo decennio. Il confronto 2019-2020 mostra una crescita dei settori delle costruzioni (effetto Superbonus), dei servizi alle imprese e dei servizi alle persone, mentre calano il commercio, il manifatturiero, l’agricoltura e la ristorazione. Rispetto a 10 anni fa, invece, crescono i servizi alle imprese, i servizi alle persone e la ristorazione, mentre calano: agricoltura, manifatturiero, costruzioni, commercio. 

Imprese artigiane, femminili, giovanili e straniere

Sul totale delle imprese, 7.465 sono artigiane, il 27% del totale delle imprese dell’area, e danno lavoro a 20.120 addetti. Le imprese femminili sono 5.517, il 20% del totale e danno lavoro a 15.112 addetti. Sono attive soprattutto nei servizi alle persone (37%), nei servizi alle imprese (19%), nella ristorazione (17%), nel commercio (14%), nell’agricoltura (13%) e nel manifatturiero (10%). Le imprese giovanili sono 1.904, il 4% del totale, e danno lavoro a 4.164 addetti. Sono attive nella ristorazione (10%), in agricoltura (6%), nelle costruzioni (5%), nei servizi alle imprese (4%), nei servizi alle persone (4%) e nel commercio (3%). Le imprese straniere sono 2.915, l’11% del totale e contano 6.889 addetti. Sono attive nelle costruzioni (17%), nella ristorazione (15%), nei servizi alle persone (5%), nel commercio (5%), nella manifattura (5%).

Un’area sempre più vocata ai servizi all’impresa e sempre meno all’agricoltura

La specializzazione di quest’area, ovvero la sua vocazione produttiva, è nei servizi alle imprese. L’indice di specializzazione è pari al 27% contro una media provinciale del 20%. L’elevato scostamento rispetto alla realtà provinciale indica una spiccata terziarizzazione dell’economia di quest’area della provincia. Superiore alla media provinciale anche l’indice di specializzazione relativo al commercio 18% (provinciale 16%), alle costruzioni (9% contro 8%), quello dei servizi alle persone (7% contro il 6%) e quello della ristorazione e alloggio (8% contro il 7% provinciale).

Più bassi, rispetto a quello provinciale, gli indici di specializzazione degli altri settori: agricoltura 3% (provinciale 5%), manifatturiero 26% (provinciale 37%). Nella realtà del mandamento di Treviso ci sono meno imprese artigiane rispetto alla media provinciale (17,7% contro il 20%), ci sono un po’ più di imprese straniere rispetto alla media provinciale (6,6% contro il 6,1%), mentre in media sono le imprese femminili e giovanili. 

Segnali di ripresa nei primi 3 mesi del 2021

«Nei primi 3 mesi del 2021 l’economia del territorio mostra evidenti segnali di ripresa: crescono la produzione, l’export e gli ordinativi. Però la ripresa non è uniforme in tutti i settori: stazionari o in contrazione il commercio, il turismo, la ristorazione, il manifatturiero, l’agricoltura, in crescita i settori dell’edilizia e dei servizi alle imprese. La demografia di impresa è ancora in contrazione ma in netta attenuazione - afferma Giuliano Rosolen, presidente del Comitato scientifico CNA territoriale di Treviso, che ha fatto degli approfondimenti sull’economia del mandamento - Gli imprenditori ci segnalano difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime, rincari dei prezzi delle stesse e difficoltà a reperire manodopera soprattutto nel comparto dell’edilizia e del digitale. Un dato positivo: le imprese durante il periodo della pandemia non sono state ferme, ma hanno lavorato sul tema dell’innovazione e della ricerca di mercati esteri con risultati apprezzabili».

«Oggi accanto al tema della competitività delle imprese va affiancato quello della sostenibilità sociale e ambientale, che è diventata condizione per avere più efficienza e per garantire un futuro duraturo a tutte le imprese – conclude Luciano Gobbo - Per rafforzare la nostra azione associativa bisogna agire sui vincoli interni ed esterni delle imprese che frenano o rallentano lo sviluppo. I vincoli interni sono quelli che bloccano l’innovazione come ad esempio la difficoltà a reperire credito per investimenti, i vincoli esterni sono ad esempio il capitale umano che va riqualificato per stare al passo con le sfide allineando scuole e impresa».

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