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Export trevigiano in calo: non accadeva da 7 anni

Nei primi 6 mesi del 2019 l’export trevigiano si contrae del -1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: pesa il rallentamento delle vendite verso la Germania

Dati preoccupanti per l'export trevigiana dal rapporto stilato in questi giorni dalla Camera di Commercio di Treviso e Belluno. Nella Marca l’andamento tendenziale delle esportazioni nei primi sei mesi del 2019 (-1,5%) conferma quanto già evidenziato dai dati al primo trimestre 2019 (-1,7%). Spicca, in particolare, il repentino rovesciamento di fronte, rispetto alla situazione di un anno fa, quando l’export trevigiano cresceva del +6,1%.

Rispetto ai valori esportati nei primi 6 mesi del 2018, mancano all’appello circa 100 milioni di euro. Ne sono causa principale: la contrazione delle vendite verso la Germania (-2,9%, -26 milioni), la contrazione delle vendite/flussi in conto lavorazione verso la Romania (-6,4%, -19,5 milioni) e verso la Repubblica Ceca (-9,5% -15 milioni), una cospicua contrazione dei flussi verso Cina/Hong Kong (-13,1%, -31 milioni), verso la Turchia (-20,7%, -14 milioni) e verso l’Australia (-18,5%, -14 milioni). Più sottotraccia si evidenza una diffusa contrazione delle vendite trevigiane verso i mercati Ue ed extra-Ue non rientranti fra i primi dieci: in termini aggregati queste contrazioni generano un ammanco di quasi 28 milioni per l’area Ue, e di oltre 83 milioni per l’area extra-Ue. In ambito Ue, compensano, in positivo, il mercato francese (in tenuta), il mercato spagnolo (in significativa ripresa: +8,1% quasi +27 milioni) e il temuto Regno Unito (+6,9%, +31 milioni): fiammata che tuttavia sembra scontare una sorta di “corsa anticipata” agli acquisti prima che il peggio accada (uscita dall’Ue senza accordo). In ambito extra-Ue la generalizzata flessione delle vendite trevigiane del -3,5% (contro il +7,5% di un anno fa) trova eccezione solo nei flussi verso gli USA (+3,7%, pari a quasi +18 milioni, ben distante però dal +15,8% di un anno fa), verso la Russia (+3,6%, +5,1 milioni), verso il Canada (+11,3%). In forte discontinuità positiva, infine, il flusso export verso l’India: nei primi sei mesi 2018 i valori esportati erano attorno ai 32 milioni, nei primi sei mesi 2019 sono passati ad oltre 74 milioni (+132%). In termini settoriali, metà della contrazione dell’export trevigiano è spiegata dalle minori vendite dei macchinari (-4,5%), a comprova delle difficoltà che oggi sta incontrando la domanda di beni di investimento. Più oltre si esaminano le dinamiche settoriali di dettaglio.

Nel primo semestre 2019 le esportazioni trevigiane, pari a 6 miliardi e 650 milioni, sono diminuite, su base annua, del -1,5% (-102,5 milioni) mentre le importazioni, pari a 3 miliardi e 592 milioni, accusano una battuta d’arresto (-0,7%). Dall’analisi per tipologia di beni e con riferimento alle esportazioni è chiaro che quasi tutta la flessione (-102,5 milioni) è spiegata dalla contrazione riscontrata nell’industria dei macchinari industriali, dell’elettrodomestico e dell’abbigliamento. Per i macchinari industriali, prima voce dell’export trevigiano la flessione, si estende anche al secondo trimestre dell’anno: le vendite all’estero registrano un -4,5% (da 1.223 a 1.168 milioni) rispetto al primo semestre 2018, che in valori assoluti corrisponde ad una perdita di -54,7 milioni. La diminuzione si osserva sia nei Paesi intra Ue28 (-3,3%) che in quelli extra Ue28 (-5,7%). Nei Paesi comunitari la contrazione più importante, in termini di valore, è verso la Romania (-54,2%; da 50,6 a 23,2 milioni di euro), ma non sono trascurabili le perdite di oltre 5 milioni verso la Germania (-4,5%), primo Paese di destinazione, e verso la Svezia (-16,2%). Queste flessioni non sono compensate dalle buone performance verso la Spagna (+49,5%; da 43,6 a 65,3 milioni), la Francia (+11,8%; da 85,7 a 95,8 milioni) ed il Regno Unito (+19%; da 41,7 a 49,6 milioni). La contrazione nei Paesi extra Ue è da imputare, invece, oltre che ad una diminuzione delle vendite verso la Germania (-6,6%; da 98 a 91,6 milioni), l’Egitto (-29,4%; da 22 a 15,6 milioni) e la Turchia (-32,3%; da 19,9 a 13,5 milioni) alle forti flessioni verso la Corea del Sud (-78,4%; -37 milioni) ed il Vietnam (-80,1%; -16,5 milioni). Il secondo settore a perdere maggiormente in valori assoluti, è quello dell’elettrodomestico, anch’esso già in perdita al primo trimestre, che ora al bilancio di metà anno accusa una diminuzione delle esportazioni pari al -7,0% (da 563,9 a 524,5 milioni). Le vendite verso i Paesi intra Ue diminuiscono del -5,2% soprattutto per effetto delle contrazioni verso la Germania (-24,3%; da 70,6 a 53,4 milioni) e verso la Spagna (-27,4%; da 36 a 26 milioni) nonostante i positivi risultati verso la Repubblica Ceca (+44,9%; da 14,7 a 21,4 milioni) e la Romania (+32,4%; da 11,5 a 15,3 milioni). Le vendite verso i Paesi extra Ue crollano invece del -10,3% in primis per la perdita di oltre 7 milioni verso la Russia (-21,7%) e di oltre 6 milioni verso l’Australia (-31,4%). Tra i settori del made in Italy l’abbigliamento è il settore in maggiore sofferenza: le vendite all’estero perdono un -9,6% (da 402,7 a 364,2 milioni) ed evidenziano una generalizzata flessione in quasi tutti i principali Paesi intra ed extra Ue. Le specificità del settore trevigiano ci costringono a sospendere ogni commento in merito alle motivazioni di quest’andamento fortemente influenzato da dinamiche congiunturali. In calo, ma in misura minore, anche le altre eccellenze del made in Italy: l’industria del mobile con un -1,5% (da 900,4 a 887,2 milioni di euro) e la calzatura con il -1,3% (da 539,2 a 532,1 milioni di euro). Il settore delle bevande, che aveva il segno positivo fino al primo trimestre 2019, evidenzia la prima seppur debole variazione negativa pari al -0,6% (da 347,1 a 344,9 milioni di euro) a causa della contrazione verso l’Area intra Ue28 (-4,0%) non sufficientemente compensata dalle maggiori vendite nell’Area extra Ue28 (+4,4%).

In questa cornice tendenzialmente negativa del primo semestre dell’anno si inseriscono comunque settori le cui vendite sono in aumento rispetto al 30 giugno del 2018: la carpenteria metallica: +4,8% (da 398,9 a 418,2 milioni); i prodotti alimentari: +5,5% (da 239 a 252 milioni); i mezzi di trasporto e la componentistica: +1,5% (da 260,7 a 264,5 milioni); i prodotti in gomma e plastica: +0,4% (da 291,9 a 293,1 milioni). Dall’analisi per mercati di destinazione delle esportazioni trevigiane si osserva che risultano in stagnazione quelle in ambito Ue28 (-0,5%) ed in flessione quelle verso i mercati extra-Ue28 (-3,5%). Nel dettaglio, in ambito Ue28 diminuiscono in particolare le esportazioni verso il nostro partner storico, la Germania (-2,9%; da 897,3 a 871,2 milioni) che già risultavano poco più che stazionarie a giugno 2018. Il calo molto pronunciato delle esportazioni di elettrodomestici (-24,3% pari a -17,2 milioni) genera il sospetto di una riorganizzazione sovranazionale dei flussi di filiera. In calo però anche l’abbigliamento (-11,7% pari a -7,3 milioni), i macchinari (-4,5% pari a -5,2 milioni) e le bevande (-9,1% pari a -4,9 milioni). Tiene invece l’export dell’industria del mobile (+5,3% pari a +6,7 milioni) prima voce per valore esportato in Germania. Volgono in negativo anche le esportazioni verso la Romania (-6,4%; da 304,4 a 284,9 milioni) su cui pesa il calo dei macchinari (-27,4 milioni), la Repubblica Ceca (-9,5%; da 153,3 a 138,8 milioni) penalizzata dalla contrazione della componentistica per mezzi di trasporto (-24,2 milioni) e il Belgio (-4,9%; da 159,8 a 152,0 milioni) dopo i valori positivi dell’anno precedente. In rimbalzo positivo, dopo il segno negativo dell’anno scorso, il risultato verso il Regno Unito (+6,9%; da 444,0 a 474,7 milioni). Tra le prime voci merceologiche più importanti in termini di valore, ad eccezione delle bevande che accusano una flessione del -8,2%, si distinguono le vendite del mobile (+2,2%), prima voce esportata in Regno Unito, dei macchinari (+19%), di calzature (+12,1%), di elettrodomestici (+5,5%) e di mezzi di trasporto e componentistica (+15,0%). Nei mercati extra Ue28 (-3,5%) continuano a crescere le vendite verso gli Stati Uniti (+3,7%; da 475,6 a 493,4 milioni), principale partner trevigiano al di fuori dell’Unione Europea: gli aumenti più consistenti, attorno ai 6 milioni di euro, si osservano per le vendite di bevande (+7,9%) e di prodotti alimentari (+70,9%). Più contenuta la crescita dei mobili (quasi 3 milioni, +2,7%), tornano in positivo le vendite di elettrodomestici (+8,8%), dopo la flessione a due cifre di un anno fa, mentre accusano una forte contrazione le vendite di macchinari industriali (-6,6%) dopo la crescita a due cifre di giugno 2018.
In netta contrazione invece l’export trevigiano verso il secondo mercato extra Ue28, Cina e Hong Kong (-13,1%). Verso questi Paesi pesano le contrazioni di vendite di gioielli (-8,2%), di mobili (-16,3%), di prodotti in gomma e plastica (-29,0%), di calzature (-15,4%), ma soprattutto di elettronica, apparecchi medicali e di misurazione (-56,4%, -5 milioni). Positivo invece l’export di macchinari industriali (+1,7%) che perdeva il -18% un anno fa ed in pieno recupero le vendite di elettrodomestici (+11,0%). In contrazione anche le esportazioni verso la Svizzera (-5,1%), l’Australia (-18,5%), la Turchia (-20,7%) ed Israele (-7,1%).

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