Giovedì, 16 Settembre 2021
Economia

Export manifatturiero, Confartigianato: «Nella Marca Pmi in difficoltà»

Il commento del presidente Oscar Bernardi: «Il mercato mondiale si conferma strategico per la provincia di Treviso ma le Pmi fanno più fatica ad agganciare la ripresa post Covid»

Il presidente Oscar Bernardi

Impatto in chiaroscuro della fine delle restrizioni sull’export della Marca. Lo conferma il confronto dei dati del semestre ottobre-marzo 2019-2021. In media si è registrato un aumento del 5%, raggiungendo un giro d’affari di quasi sette miliardi, con un incremento di 267 milioni di euro. Ma non tutti i settori sorridono, soprattutto se si traguardano i dati relativi alle Pmi. Le esportazioni delle aziende trevigiane con meno di 50 dipendenti hanno subito solo una piccola erosione (- 0,5%), con una perdita di fatturato di 17,3 milioni di euro su oltre tre miliardi.

Tre soli sono i settori con il segno positivo: i prodotti in metallo (+34,8%), i mobili (+7,5%) e i prodotti della stampa e delle registrazioni su supporti registrati (+17,3%). Regrediscono tutti gli altri settori e in particolare il tessile (-22,5%), l’abbigliamento (-20,2%), la pelle (-11,2%), altre industrie manifatturiere (-11,5%) e il legno (-5%). Più contento l’arretramento dei prodotti alimentari, con un meno 1,6%. Quanto alle aree geografiche, l’Europa, con Germania, Francia, Spagna e Polonia in particolare (che rappresentano il 58.4% delle esportazioni Ue post Brexit), seguite da Usa, Regno Unito, Svizzera e Cina (che rappresentano il 41.6% delle esportazioni extra Ue), si confermano mercati strategici per il manifatturiero della nostra provincia. Quanto vale la fine delle restrizioni per la nostra economia? Una risposta decisamente positiva arriva dal confronto delle performance all’estero del nostro manifatturiero nei primi sei mesi “post restrizioni”, da ottobre 2020 a marzo 2021, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno -pre pandemia- e soprattutto rispetto ai sei mesi a cavallo tra il 2018 ed il 2019. In termini assoluti il manifatturiero Treviso Veneto, negli ultimi sei mesi, ha esportato per 6miliardi 954 milioni 31 miliardi e 936 milioni di euro, 2,2% in più rispetto all’anno scorso (6.621,9 31,258 miliardi) ma soprattutto +4% (1,9% rispetto a due anni fa) quando esportammo 31,345 miliardi.

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Il commento

«Al di là dei settori che sono arretrati - commenta Oscar Bernardi, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana - l’economia trevigiana ha confermato la sua vocazione all’export. La tendenza è a un ritorno ai livelli pre-Covid che, ricordo, erano reduci da crescite importanti e quindi di assoluto rilievo. Un segnale importante viene dal confronto con i nostri principali competitor, Lombardia (-2% rispetto ai sei mesi del 2018/2019) ed Emilia Romagna (+1,7%), che crescono meno di noi. Il Veneto resta terzo in classifica per il peso dell’export manifatturiero sul totale Italia (13,9%) ma recupera qualche punto rispetto alle due regioni vicine. In questo processo vanno comunque monitorate le diverse velocità delle filiere del made in Treviso». Dall’analisi dei dati emerge che la Marca, anche senza il Regno Unito, continua a guardare verso la Ue post Brexit come mercato primario. Ben 4.063,4 milioni di euro sono le esportazioni pari al 58.4% del totale. In crescita di quasi 770 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’extra UE si ferma a 2.891 milioni di euro (+231 milioni). Molto bene i primi Paesi Ue per peso con la Germania + 14%, la Francia (+ 11.6%), Spagna e Polonia (+ 4%). Molto bene anche i Paesi principali extra Ue con Regno Unito (+8.8%), gli Usa (+8%), la Cina (+2.6%) e la Svizzera (+2.5%). «Se guardiamo esclusivamente ai settori dove la presenza di MPI è più forte - conclude Bernardi - purtroppo notiamo che, pur recuperato il crollo dovuto alla pandemia, i risultati sono un po’ meno esaltanti. Pesano infatti le performance negative di alimentare, tessile, prodotti in pelle e prodotti in legno (esclusi i mobili). Resta comunque il dato positivo che, in questi ultimi sei mesi, abbiamo quasi raggiunto la cifra di due anni fa, 3.191,2 milioni di euro contro 3.208,5 milioni».

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