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Il PAdiglione della Russia a Expo 2015 (Foto EnelSharing)

Il PAdiglione della Russia a Expo 2015 (Foto EnelSharing)

La Sech Costruzioni Metalliche chiude i battenti: i russi non hanno pagato per l'EXPO

L'azienda di Refrontolo aveva costruito il padiglione russo per l'Esposizione Internazionale di Milano 2015, ma purtroppo non ha mai ricevuto un euro e dopo un anno di battaglie legali è stata costretta al fallimento

REFRONTOLO Dall'apice al baratro in meno di un anno: questo quanto successo alla Sech Costruzioni Metalliche Spa di Refrontolo. L'azienda del titolare Alessandro Cesca è stata infatti costretta a chiudere per sempre i battenti dopo che ne è stato decretato il fallimento dal Tribunale di Treviso nella persona del giudice Antonello Fabbro (curatore invece è il commercialista Raffaele Gallina), su richiesta specifica dei creditori che ormai da tempo non riuscivano a rientrare di quanto a loro dovuto.

Non si tratta però di un caso di malagestione dei fondi societari, di bancarotta o di evasione fiscale, ma di un'impossibilità oggettiva per l'azienda trevigiana di far fronte ai propri impegni economici con i fornitori, una situazione che andava ormai avanti da diversi mesi e che non ha mai trovato una soluzione. Il problema di fondo? Il mancato pagamento da parte della Russia di circa 400mila euro che spettavano alla Sech per la costruzione del Padiglione Russia a EXPO 2015 di Milano. Un progetto avveniristico, una commessa importantissima che aveva portato Alessandro Cesca a finire sui giornali e ad ottenere anche l'appoggio della politica locale nelle persone del Governatore Zaia e dell'Assessore Donazzan.

Chiusa però l'Esposizione Internazionale, dopo che la Sech aveva terminato i lavori anche con largo anticipo, di euro nemmeno l'ombra. Il committente infatti, tale Rvs Holding Srl (già appaltatore di RT-Expo Srl), aveva sollevato una serie di “non conformità” al termine del cantiere, ma all'epoca il CTU del Tribunale di Milano non aveva riscontrato alcuna problematicità di sorta. A quel punto però si apre un lungo procedimento giudiziale che porta la Sech in Tribunale per cercare di ottenere quanto le spettava, nonostante altre aziende del loro stesso settore decidano, nello stesso periodo e per situazioni simili con altri committenti di EXPO, di accettare accordi per il pagamento del solo 20-30% del prezzo dovuto. Una scelta di cuore quindi, per dimostrare a pieno le proprie ragioni e far valere quindi la giustizia. Peccato però che i tempi della giustizia sono più lunghi della vita di tutti i giorni e lunedì è arrivata la sentenza di fallimento per la Sech, nonostante la sentenza per l'attribuzione o meno dei 400mila euro russi arriverà probabilmente ai primi di dicembre. Oltre al danno, la beffa quindi. 

Non potendo infatti pagare i fornitori, e contestualmente non essendo pagata da diversi clienti come ormai spesso succede, la società ha dovuto dire addio al proprio sogno imprenditoriale, lasciando a casa una quarantina di dipendenti e lo stesso titolare. D'altronde, cosa poteva fare una "piccola" azienda veneta contro un colosso delle proporzioni della Russia?

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