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I trevigiani al supermercato con la crisi: prodotti bio e buoni pasto

Un'indagine dell'Adico rivela che nella Marca uno su quattro paga la spesa con i buoni pasto. Cresce a doppia cifra la vendita di prodotti bio e vegani

TREVISO Fra gli scaffali dei supermercati i trevigiani scelgono sempre più i prodotti in offerta, tanto che su cento euro di spesa, 27 sono riservati a promozioni. Alla cassa uno su quattro paga con i buoni pasto del lavoro. Eppure, anche in un periodo in cui si tira la cinghia, le famiglie trevigiane spendono qualche soldo in più per comprare prodotti biologici o a chilometro zero. Sono queste le principali caratteristiche della spesa che i trevigiani effettuano nei punti vendita del territorio, secondo una indagine dell’Adico, che ha coinvolto circa 170 iscritti e alcuni direttori o responsabili di supermercati del capoluogo.

Dall’indagine emerge che mai come nel 2014 e nei primi mesi del 2015 l’attenzione del consumatore trevigiano si è concentrata sulle offerte. “Ormai – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico - in qualsiasi punto vendita gli sconti promozionali sono presenti almeno in un prodotto ogni quattro e un terzo dello scontrino ospita al suo interno offerte di ogni tipo”. La ricerca del risparmio è testimoniata pure dal boom dei prodotti a marchio interno che propongono prezzi inferiori fra il 10 e il 15% rispetto ai beni analoghi. Per quanto riguarda i buoni pasto, a Treviso sono meno utilizzati rispetto a Padova, pur essendo ormai sfruttati da un quarto dei consumatori.  

Anche nel Trevigiano si intravede una maggior attenzione per la salute alimentare rispetto agli anni passati.  I punti vendita trevigiani, per esempio, registrano una diminuzione del 35% del consumo di carni rosse (a Padova si arriva a – 50%), e dell’8% delle bibite gassate. “A quanto pare - continua Garofolini ­– anche a Treviso è sempre più diffusa una certa cultura alimentare anche se nella Marca il consumo di carni rosse ha subito una diminuzione inferiore rispetto ad altre città venete”. Cresce con percentuali a doppia cifra (fra il 10 e il 15%), la vendita di prodotti bio, quelli per vegetariani, vegani, celiaci. Anche i cibi etnici, trascinati dalla domanda straniera, conoscono un periodo di grazia.

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