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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Economia

Industria, nella Marca la produzione avanza del +13%, sopra i livelli pre-Covid

La spinta arriva da export e investimenti. Destro: «Manifattura vitale ma attenzione ai rischi. Giù le tasse su imprese e lavoro e completare le vaccinazioni»

L’industria prosegue la dinamica espansiva, oltre i livelli pre-pandemia, sia pure più contenuta. Nel terzo trimestre 2021 la variazione della produzione manifatturiera di Padova e Treviso è del +13% rispetto allo stesso periodo del 2020. È il secondo valore positivo più elevato (dopo quello del trimestre precedente) di tutta la serie storica, pur con eterogeneità settoriale. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la variazione è del +10,2%. Un risultato spinto dall’ulteriore risalita della domanda interna (+19,9%) e soprattutto del fatturato estero (+25,9% rispetto al 2020), in particolare extra-UE. L’aumento degli ordini, sia interni che esteri (+37,7%), anticipa che tale contributo dovrebbe continuare anche nel quarto trimestre.

Il miglioramento della congiuntura si traduce anche nei dati sull’occupazione, benchè a ritmi più contenuti: fra luglio-settembre si stabilizza il segno positivo (+1,8%, +3,7 nel metalmeccanico), oltre metà delle imprese (il 76,1% oltre 250 addetti, 56,6 nel metalmeccanico) assumerà nei prossimi sei mesi. La fiducia e le attese sui livelli di produzione e ordini restano elevate, ma in leggera attenuazione, robusta la dinamica degli investimenti. Tuttavia, la scarsità di materie prime e componenti, l’aumento dei costi, energia compresa (per il 95,5%), la carenza di profili sono venti contrari alla ripresa. La curva dei contagi genera incertezza. Sono i principali risultati dell’indagine La Congiuntura dell’Industria di Padova-Treviso (consuntivo terzo trimestre 2021 - previsioni prossimi sei mesi) condotta da Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 557 aziende manifatturiere e dei servizi delle due province.

«Il sistema manifatturiero di Padova e Treviso ha ripreso a crescere a ritmi sostenuti - dichiara Leopoldo Destro, Presidente di Assindustria Venetocentro - sia pure più contenuti nel terzo trimestre, ed è tornato prima delle attese sopra i livelli pre-pandemia, anche nei mercati esteri (+3,5% rispetto ai primi sei mesi del 2019, 418 milioni in più), grazie alla reattività, capacità di adattamento, riorganizzazione e investimenti degli imprenditori, ma non dobbiamo abbassare la guardia. L’indagine conferma infatti che la ripresa è minacciata da rischi che potrebbero seriamente comprometterla, come i rincari smisurati di materie prime ed energia, le strozzature dell’offerta, ma anche la scarsità di capitale umano (60% dei profili a elevata specializzazione di difficile reperimento a novembre) e ora l’aumento dei contagi che è un fattore di incertezza. È essenziale agire in fretta per contrastare tutti questi fronti e mettere in campo ogni possibile iniziativa per consolidare la ripresa. Concentrare sul taglio del cuneo fiscale e contributivo tutti gli 8 miliardi destinati nella legge di bilancio alla riduzione delle tasse, per mettere più reddito in tasca ai lavoratori e difendere la competitività delle aziende. Ripristinare ma anche potenziare uno strumento di politica industriale come il patent box, che si è dimostrato efficace per promuovere ricerca, innovazione e brevetti delle imprese. E poi sfruttare appieno le potenzialità del PNRR per vincere le sfide legate alla fase di straordinaria trasformazione dell’economia che stiamo vivendo. Ma la pre-condizione affinchè il rimbalzo in atto diventi una ripresa solida e duratura, è accelerare l’ultimo miglio della campagna vaccinale, per mettere tutti in sicurezza e scongiurare nuove restrizioni».

«I dati del terzo trimestre - commenta Federico Zoppas, Consigliere Delegato di Assindustria Venetocentro per l’Ufficio Studi - confermano la fase di forte crescita che sta attraversando l’industria manifatturiera di Padova e Treviso, che non è solo un rimbalzo fisiologico ed ha recuperato i livelli produttivi di prima dell’emergenza. Dall’analisi congiunturale emergono però alcuni segnali di allarme che rischiano di essere venti contrari alla ripresa. A cominciare dall’aumento insostenibile delle materie prime che, ormai da mesi, affligge le filiere produttive e la difficoltà a reperirle, a cui si è aggiunta una fiammata inflattiva su tutte le commodities energetiche. In alcuni casi, si tratta di prezzi 3-4 volte superiori ai valori pre-pandemia, che non potranno non riflettersi sui bilanci delle aziende, oltre che in parte sui prezzi dei prodotti finiti. È perciò fondamentale agire in fretta per fermare questi rincari, e bisogna farlo agendo a livello nazionale e in Europa per evitare una nuova crisi energetica e soprattutto che siano le imprese a pagare il prezzo della transizione. Proprio mentre le imprese padovane e trevigiane sono fortemente impegnate negli investimenti green, per la circolarità dei materiali, dell’energia o dei rifiuti, ma chiedono che la transizione sia più pragmatica e meno ideologica».

Nel dettaglio, nel terzo trimestre 2021 l’indice della produzione industriale aumenta del +13% rispetto allo stesso periodo 2020 (dopo il balzo del +39,1 nel secondo trimestre) e, cosa ancora più importante, del +10,2% rispetto al terzo trimestre 2019, prima della pandemia. Nei primi nove mesi la variazione media è del +21,1% (+10,3 rispetto ai primi nove mesi 2019). Performance migliori per il metalmeccanico (+18,4%) e le imprese oltre 250 addetti (+16,5). Prosegue il recupero della domanda interna, sostenuta da consumi e investimenti, con un aumento tendenziale del +19,9% (+47,4 nel trimestre precedente). La spinta viene soprattutto dagli scambi con l’estero, che aumentano del +25,9% rispetto a un anno prima (+31,2% nei primi nove mesi), sopra i livelli pre-Covid, nonostante un contesto internazionale complesso, grazie al contributo delle vendite extra-UE (+38,4%). L’aumento degli ordini (+37,7%), più marcato nel metalmeccanico (+59,6), anticipa che tale tendenza dovrebbe continuare anche nel quarto trimestre. Stabile l’orizzonte di lavoro assicurato (oltre 3 mesi per il 36,8%).

L’indice dell’occupazione aumenta fra luglio-settembre a un ritmo più contenuto pari al +1,8% su base annua, il doppio nel metalmeccanico (+3,7), grazie alla dinamica espansiva dell’attività e al maggior ricorso alle scorte di magazzino. Il rialzo della domanda infiamma i prezzi di materie prime e commodities energetiche: si impenna al 95,5% (dal 91,3%, 17,1 nel terzo trimestre 2020) la quota di imprese che riscontra pesanti rincari, scarsità e strozzature dell’offerta. Aumentano costi di trasporto e tempi di consegna. Spread e tassi ai minimi mantengono distese le condizioni di accesso al credito (per l’89,7% delle imprese). Liquidità aziendale tesa per l’8,3%, pagamenti in ritardo per il 14,2%.

L’indice di fiducia delle imprese continua a segnalare una dinamica espansiva dell’attività, ma in leggera attenuazione. Le attese sui prossimi sei mesi si mantengono elevate, ma l’insufficienza dei materiali, l’aumento dei costi, la scarsità di manodopera specializzata sono rischi in prospettiva. Rallentano leggermente i giudizi sulla produzione, attesa in crescita dal 44,2% (stabile dal 45,4), e gli ordini interni, in aumento per il 35,2% (in calo per l’11,1). Più toniche le attese sul canale estero, in crescita per il 38,9%. Sull’occupazione, si confermano prevalenti i giudizi di stabilità (57%), il 37,6% la prevede in crescita, solo il 5,4 in diminuzione. Il 50,8% delle aziende farà nuove assunzioni nei prossimi sei mesi (il 76,1% oltre 250 addetti, il 56,6 nel metalmeccanico). Continua la dinamica robusta degli investimenti, stabili o in crescita per il 90,4% (di cui il 34,8% in aumento). L’ulteriore avanzare del tasso di vaccinazione è la pre-condizione affinchè il rimbalzo diventi una ripresa solida e duratura. Il ciclo degli investimenti continuerà a rappresentare il principale volàno di crescita, grazie alla realizzazione del PNRR.

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