Cna Treviso: «No a nuovi lockdown, non ce li possiamo permettere»

Il commento del direttore Mattia Panazzolo: «Fondamentale l'adeguamento delle strutture sanitarie, anche con fondi europei dedicati e l’utilizzo di sistemi di contact-tracing»

Mattia Panazzolo (Foto d'archivio)

«No a nuovi lockdown, non ce lo possiamo permettere. Con la fine del blocco dei licenziamenti rischiamo già di scivolare in una crisi economica e sociale spaventosa che farà danni più grandi della pandemia sanitaria: nuove chiusure le imprese e le famiglie non possono sostenerle». Mattia Panazzolo, direttore di Cna Treviso, si inserisce con queste parole nel dibattito nato dopo le parole del professor Crisanti sul rischio di un possibile secondo lockdown per le prossime festività natalizie.

«Il principio di cautela sanitaria adottato negli ultimi mesi dai nostri governanti ha messo il nostro Paese al riparo da situazioni disastrose che si stanno verificando purtroppo in altri stati, anche europei, con la ripresa di nuovi lockdown parziali - continua Panazzolo - Serve ora che tutte le forze politiche, sociali, le istituzioni e i vari comitati tecnico-scientifici pongano piena attenzione alle esigenze dell’impresa e del lavoro e non siano tentati da nuove chiusure. Convivere con il virus si può e si deve fare, mantenendo rigore nelle misure di protezione della salute e allo stesso un Paese funzionante e sano sotto il profilo economico e sociale». Resta fondamentale, per evitare nuovi lockdown, l’adeguamento delle strutture sanitarie, anche attingendo ai fondi europei dedicati (Mes), e l’utilizzo di sistemi di contact-tracing (App Immuni). Al momento, solo Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta hanno raggiunto gli standard minimi di sicurezza fissati dal Governo di 14 posti letto in terapia intensiva ogni 100mila abitanti. Sul fronte della messa in opera della app Immuni vanno invece adeguate da parte della Regione le carenze emerse. Buone notizie arrivano dall’Unione Europea che con la raccomandazione adottata dal Consiglio Europeo del 13 ottobre chiede agli Stati membri di garantire il rispetto del principio di libertà di circolazione all’interno del territorio dell’Unione (art. 1 Tfue), adottando misure di restrizione solo se strettamente necessario e soprattutto coordinandosi con gli altri Paesi in modo da uniformare le prescrizioni, come ad esempio quelle in materia di quarantena. «Le misure unilaterali in questo settore – si legge nella raccomandazione - potrebbero causare gravi perturbazioni in quanto le imprese e i cittadini si trovano ad affrontare un'ampia gamma di misure divergenti e in rapida evoluzione. Ciò è particolarmente dannoso in una situazione in cui l'economia europea è già stata colpita duramente dal virus». E ancora: «Le restrizioni alla libera circolazione dovrebbero essere prese in considerazione solo se gli Stati membri dispongono di prove sufficienti per giustificarle in termini di benefici per la salute pubblica e hanno fondati motivi per ritenere che tali restrizioni sarebbero efficaci».

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«Il Veneto esporta il 50% delle propria produzione e spesso tali merci viaggiano insieme alle persone, quindi questo aspetto per la nostra economia è fondamentale - conclude il direttore di Cna territoriale di Treviso - Bene anche che l’Europa chieda agli stati membri di escludere dalle misure di quaranta una serie di lavoratori per evitare “perturbazioni del mercato interno e della vita famigliare durante la pandemia». Si tratta di: lavoratori-viaggiatori che esercitano professioni critiche, lavoratori frontalieri, lavoratori del settore dei trasporti o fornitori di servizi di trasporto, marittimi, persone che viaggiano per motivi professionali o familiari imperativi, compresi i membri di famiglie transfrontaliere che viaggiano regolarmente.

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