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Emergenza maltempo: raccolta unitaria dei danni subiti nella Marca

I sindaci dell’Intesa Programmatica d’Area “Montello, Piave, Sile”, si sono riuniti martedì mattina, 9 giugno, per programmare una revisione della rete idraulica di bonifica

Si è tenuta martedì mattina, 9 giugno, la videoconferenza tra i sindaci dell’Intesa Programmatica d’Area “Montello, Piave, Sile”, promossa dal sindaco di Montebelluna, Marzio Favero, in qualità di presidente, alla quale hanno partecipato i colleghi sindaci Gianni Precoma di Caerano di San Marco,  Marianella Tormena di Crocetta del Montello, Ruggero Feltrin di Trevignano, Paolo Guizzo di Volpago del Montello, Renato Cavallin di Giavera del Montello e Fabio Vettori di Nervesa della Battaglia.

I sindaci, in premessa all’incontro, hanno condiviso l’assunto che Montello e del Montelletto meritano una gestione unitaria anche dal punto di vista delle problematiche relative alle reti idrauliche, perché costituiscono un ambito territoriale omogeneo. Due i temi messi a fuoco stamattina: l’emergenza connessa agli eventi eccezionali dei giorni scorsi in primis e l’esigenza di programmare una revisione della rete idraulica di bonifica. In ordine al primo tema, si è preso atto delle difficoltà che hanno caratterizzato la gestione dell’emergenza legata alle tre bombe d’acqua susseguitesi negli ultimi 4 giorni con punte di 75 mm di precipitazioni nel giro di meno di mezz’ora, che hanno messo in crisi le reti di drenaggio delle acque. Poiché pare che la Regione Veneto intenda promuovere lo stato di calamità, si è convenuto sull’opportunità di procedere in maniera unitaria nella raccolta e nella presentazione dei dati attinenti i danni occorsi sia al patrimonio pubblico, sia a quello privato. In merito al patrimonio pubblico, si tratta di smottamenti del terreno, di intasamenti nelle condutture fognarie o nei fossi, di infiltrazioni d’acqua nelle palestre e altri edifici pubblici. Per quanto riguarda i privati, per lo più si tratta di danni alle abitazioni o alle colture connessi agli allagamenti conseguenti alle precipitazioni eccezionali. I sindaci si sono dati dieci giorni per elaborare le informazioni del caso e raccogliere dai cittadini che hanno subito danneggiamenti le documentazioni del caso. Secondo una prima stima, molto sommaria, è presumibile che si tratti di centinaia di migliaia di euro.

Il secondo tema è stato quello del riordino strategico delle reti d’acqua e idrauliche nel territorio. L’idrografia del territorio montebellunese rende conto di un sistema di bonifica complesso risultate dal sovrapporsi di interventi realizzati in tempi diversi e con modalità fra loro eterogenee. Il tema è poco frequentato a livello di opinione pubblica e, per lo più, il concetto di bonifica rievoca le azioni condotte nella prima metà del secolo scorso per risanare le aree paludose. In realtà, l’opera plurisecolare della bonifica interessa l’intero territorio veneto e non si limita al drenaggio delle acque stagnanti, ma attiene pure l’irrigazione delle terre aride. Si pensi al caso del canale Brentella, progettato alla fine del ‘400 dall’ingegnere Fra’ Giocondo per derivare l’acqua del Piave al fine di rendere fertili i terreni a sud del Montello. Il fragile disegno delle linee d’acqua in Veneto, negli ultimi decenni, è stato compromesso da quella che E. Turri ha definito l’alluvione edilizia. Essa ha messo in crisi l’equilibrio esistente generando le condizioni per quel dissesto che ora si è chiamati a risolvere, in relazione al succedersi di fenomeni che un tempo erano eccezionali e che ora sono divenuti ordinari a causa del mutamento climatico. Di qui la condivisione fra i sindaci dell’idea di elaborare assieme un Piano delle acque in collaborazione con il Consorzio di bonifica Piave, al fine di programmare gli interventi necessari per una rivisitazione delle reti idrauliche che attengono la gestione delle acque bianche tanto nelle aree urbane, quanto in quelle extraurbane, poiché il tema non riguarda solo i fossi tombinati nei quartieri cittadini, che possono oggi rivelarsi inadeguati a fronte delle precipitazioni eccezionali, ma anche il sistema di fossi aperti che una volta erano salvaguardati dalla sapienza contadina e che oggi – in parte – sono stati compromessi dallo sviluppo delle attività agricole legate a monocolture redditive. Si è convenuto sull'opportunità di porre il tema all'attenzione delle autorità sovraordinate, Regione e Stato, perché si tratta di una sfida che richiederà, per essere affrontata, ingenti investimenti pubblici, ma è l’unico percorso serio per prevenire in futuro le emergenze idrauliche.

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