Economia

Lavoro, nella Marca non si trova manodopera: «Sistema a rischio implosione»

Il commento di Mauro Visentin, leader della Cgil trevigiana: «Le cause sono diverse: dal disinvestimento nel lavoro di qualità alla denatalità strutturale. Pronti a sederci ai tavoli di contrattazione»

Cameriera al lavoro

«L’emergenza sanitaria ha fatto esplodere una situazione già presente nel nostro territorio e che in modo preoccupante sta diventando cronica e potrebbe condurre il sistema a implodere».

Questo l'allarme lanciato dalla Cgil di Treviso trevigiana in merito alla difficoltà di reperire personale da parte delle imprese in provincia. Il settore della ristorazione fatica a trovare manodopera, le piccole realtà dell’artigianato chiudono, ditte edili e industrie non riescono a reclutare figure professionali altamente specializzate, Sanità e socioassistenziale fanno acqua da tutte le parti. Cosa sta accadendo al mercato del lavoro della Marca? A tracciare la rotta di quello che si preannuncia un Titanic dalle proporzioni devastanti il segretario generale, Mauro Visentin. «Dobbiamo essere onesti e comprendere che tali criticità non possono essere imputate all’emergenza sanitaria che ha sconvolto il tessuto produttivo del territorio da oltre un anno a questa parte, bensì sono gli effetti di un trend che viene da lontano, dalla crisi iniziata nel 2008, dal blocco dei flussi migratori, dal drastico e progressivo calo delle nascite, dalle troppe speculazioni del sistema bancario e immobiliare, nonché dalla mancata programmazione strategica a livello regionale».

Visentin non usa mezzi termini: «Disonesto e offensivo puntare il dito contro i giovani e i lavoratori la complessità della questione va affrontata in altro modo, con serietà e responsabilità di ciò che si dice. La Marca negli ultimi venti anni è sempre meno attrattiva dal punto di vista del lavoro, sempre meno competitiva dal punto di vista della produzione e dell’innovazione, soffre di una più che preoccupante decrescita demografica causa del mancato ricambio generazionale nei luoghi di lavoro e anche tra gli imprenditori. Infatti, le realtà artigiane non passano di generazione in generazione – che non vuol dire da genitore a figli. Le nostre industrie e ditte edili è da tempo ormai che non riescono a reclutare operai e tecnici specializzati e figure altamente formate probabilmente per il gap generato tra mondo dell’istruzione e del lavoro, forse le nostre imprese non sono così competitive da questo punto di vista?» si chiede Visentin.

Il settore della ristorazione poi, che non trova giovani per le mansioni di cameriere e di cucina, è bene ammettere ha troppo giocato al ribasso in termini di paghe, orari, forme contrattuali, irregolarità, ovvero di qualità del lavoro. Per tutti gli impieghi e le mansioni allora il lavoro che non può prescindere dall’essere valido sostentamento e gratificazione professionale e personale. Devo poter assicurare progressione e stabilità, che poi è anche stabilità dell’impresa. Questa è la lezione che dobbiamo imparare dalla pandemia. E lo vediamo bene in quello che il comparto della Sanità e del sociale, dove il disinvestimento delle risorse umane ha danneggiato il sistema Salute del nostro territorio - continua Visentin - non sono infatti nuove le carenze di medici, di infermieri, di operatori, alle quali si sommano oggi, dopo i rientri nelle nazioni di origine delle badanti, anche nell’assistenza domiciliare. Precarietà, furbizie, irregolarità, mancati investimenti nella formazione, disattesa programmazione politica ed economica. Sono questi i binari della rotta di collisione e sono queste cause-effetto dell’impoverimento demografico della popolazione trevigiana. Siamo una società sempre più anziana che non attrae più nè da altre regioni nè da altre nazioni - mette in evidenza il sindacalista - E il rischio è che fra solo qualche decennio il sistema imploda, non regga più, trasformandoci in un’area depressa dalla quale andarsene. Dobbiamo partire dall’onesta intellettuale di tutti i soggetti deputati a prendere decisioni in ambito governativo ed economico, dobbiamo farlo partendo dalla provincia e guardando a tutto il Nordest, per tornare a essere competitivi, attrattivi, trainanti. Per farlo si deve allora proprio dare valore al lavoro, corretta contrattualizzazione, qualità delle professioni, formazione, stabilità economica, incentivazione e maggiore redistribuzione della ricchezza. Su questo il sindacato è pronto da subito a sedere a qualsiasi tavolo, di categorie e istituzionale, per guardarsi dritti negli occhi e rimboccarsi le maniche - conclude Visentin - Non possiamo ridurre la ripresa a una vampata ma approfittarne per sistemare le cose, per invertire la traiettoria».

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