Economia

Materie prime alle stelle, Casartigiani: «Aumenti pagati solo dalle imprese»

L’associazione ha raccolto numerose segnalazioni dagli associati. Zaia (L’artegrafica): «Carta aumentata del 7/8%». Dante (Dante Calzature): «Un paio di scarpe al dettaglio costerà tre euro in più»

D'Aliberti

Cantieri a rilento, contratti in discussione, produzione a rischio. Il boom delle materie prime sta frenando la ripresa dell’artigianato. «Alcuni settori hanno rincari fino al 100%, altri del 10. Ma il costo ricade sempre e comunque sulle spalle dell’impresa», dice Salvatore D’Aliberti, direttore di Casartigiani Treviso. L’associazione ha raccolto in questi giorni diverse segnalazioni da parte degli associati. «Il costo del legno è aumentato, un metro cubo di lamellare che solitamente pagavo 550 euro, ora mi costa 700», dice Antonio Vicino, titolare di un impresa edile. Franco Storer, presidente regionale dell’associazione, ha un’impresa idraulica, «gli isolanti sono aumenti dell’8/10%. Il problema è che quando firmi un preventivo, poi il cliente non vuole di certo sobbarcarsi la spesa ulteriore per l’aumento dei prezzi e questo va a incidere negativamente sul guadagno dell’impresa. D’ora in poi in molti inizieranno a modificare il modello dei preventivi, legandoli al prezzo delle materie prime», spiega Storer. 

Oltre alla speculazione in borsa, e alla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, è anche il trasporto ad incidere sul prezzo delle materie prime. E’ diventato pressochè impossibile per esempio ordinare carta dalla Cina, «i tempi di consegna sono diventati lunghissimi, fino a cinque mesi. E in più il costo del trasporto è aumento di mille eurocirca rispetto allo scorso anno. Incide per oltre un 10%. In Europa c’è ancora parecchia produzione, quindi si riesce a reperire lo stesso il materiale, ma a prezzi del 7/8% più alti rispetto al passato», aggiunge Paolo Zaia, titolare de L’Artegrafica di Casale sul Sile. Gli aumenti in queste settimane hanno già mostrato le ripercussioni anche sui consumatori, con il ritocco dei prezzi di vendita al dettaglio. «I produttori ci hanno annunciato che ogni paio di scarpe costerà tre euro in più», riferisce Alessandra Dante, titolare del negozio di calzature di via Santa Margherita a Treviso.

I prodotti siderurgici (ad esempio il ferro necessario al cemento armato e trafilati per travi) hanno registrato aumenti di oltre il 100%, altri materiali di primaria importanza per l’edilizia (come i polietileni) hanno subìto incrementi superiori al 40%, il prezzo del rame è incrementato del 17%, il cemento subisce già da tempo incrementi del 10% annui che si aggiungono a quelli dell’anno precedente. Lo stesso sta avvenendo per tutti quei materiali e prodotti che sono necessari agli interventi di riqualificazione degli immobili che utilizzano i bonus e superbonus(come ad esempio i cappotti termici, le coperture, gli infissi e tutti gli altri dispositivi tecnici e tecnologici), dove l’incremento medio complessivo dei prezzi supera il 30%. «Sono aumenti che rischiano di frenare il mercato, non solo nella riqualificazione degli immobili, ma anche nello sviluppo che potrebbe essere innescato dal Recovery Plan. Il codice degli appalti pubblici non prevede meccanismi di revisione dei prezzi, e nel privato le revisioni sono difficili da far digerire ai committenti. Ma oltre all’edilizia la frenata rischia di contrarre anche i consumi», conclude D’Aliberti. 

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