«Quaranta assunzioni entro fine anno»: la trevigiana ITA continua a crescere

Il marchio di tabacchi con sede a Treviso raggiunge i 38 milioni di fatturato e continua a crescere. Fabbrini: «Il futuro è la sigaretta elettronica, non investiamo sulla Cannabis»

In foto: Marco Fabbrini

Ha sede a Treviso il maggiore distributore italiano di prodotti e servizi per le tabaccherie (accendini, cartine, tabacco, sigari, carte da gioco e oggettistica). ITA Agency, fondata nel 1975 da Pietro Fabbrini e ora guidata dal figlio Marco, copre la rete delle 57mila tabaccherie presenti in Italia, un mondo che, pur sembrando immobile, riesce in realtà a rinnovarsi e crescere.

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Così come la stessa ITA, che dopo alcuni anni difficili ha imboccato un deciso consolidamento che le ha consentito non solo di aumentare la redditività ma di portare nuova occupazione. Il fatturato 2018 è stato pari a 38,3 milioni di euro, stabile, con un Margine Operativo Lordo superiore al milione di euro in crescita del 14% sul 2017. Negli anni ITA ha avuto l’esclusiva in Italia di marchi di riferimento mondiale come Rizla, oggi però parte dell’investimento è nei brand più giovani come Clipper, che nell’ultimo anno è cresciuto dell’8% (da 14,6 a 15,5 milioni di euro) diventando il prodotto più importante dell’azienda. ITA è molto forte al centro-sud; Campania Lazio e Sicilia sono le regioni di riferimento, anche se a segnare la maggiore crescita nell’ultimo anno è stato proprio il Veneto (+25%). La strategia dell’azienda è puntare sul personale, per avere una rete vendita in grado di dare ai clienti assistenza e formazione. Spiega Fabbrini: «Abbiamo 108 dipendenti e puntiamo di arrivare a 150 entro fine anno. Il nostro è un settore particolare, fatto di tante piccole imprese familiari, che non sempre hanno molte possibilità di formazione e si trovano invece a servire un cliente sempre più attento ed esigente, che cerca notizie su internet e si aspetta di avere un interlocutore competente in tanti ambiti diversi, dall’edizione limitata degli accendini su Arsenio Lupin fino alla differenza tra vaporizzare o bruciare il tabacco. Non è facile. Per questo abbiamo investito nella forza vendita: in una sola stagione siamo passati dal servire direttamente da 15mila a 20mila tabaccherie e questa presenza ci ha premiato in termini di fatturato». Fabbrini ha scelto di non scommettere sul mondo della cannabis e di puntare invece sulle sigarette elettroniche: «Fin dall’inizio la posizione del Governo così come dell’opinione pubblica su questo tema è stata molto combattuta, troppo per consentire investimenti importanti. Un problema che non si pone con la sigaretta elettronica; al contrario, può migliorare il benessere degli utenti. Le nostre stime parlano di un potenziale enorme ancora inespresso; negli Stati Uniti il mercato attuale è di almeno due miliardi di dollari, letteralmente esploso (+400%) negli ultimi 3 anni, e cresce in doppia cifra ogni mese. L’Italia sta vivendo la stessa dinamica, per questo abbiamo acquisito la distribuzione di Juul, il marchio del riferimento del settore, e puntiamo ad arrivare al 70% della quota del mercato italiano, la stessa che il prodotto ha Oltreoceano».

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