Padova e Treviso perdono 376 milioni di export nel primo trimestre 2020

Lo rileva l’Istat nel rapporto sulle esportazioni delle regioni italiane. Tra gennaio e marzo il calo su base annua è del -8,3% a Padova e -5,1% a Treviso e provincia

Massimo Finco e Maria Cristina Piovesana

Quasi 380 milioni di euro andati in fumo: è l’effetto Covid-19 sull’export di Padova e di Treviso nel primo trimestre 2020. Le due province, tra le più attive in Italia sul fronte delle vendite all’estero, perdono rispettivamente 209 milioni (-8,3%) e 167 milioni (-5,1%) fra gennaio e marzo rispetto allo stesso periodo del 2019.

Tra i settori, pesa soprattutto il calo delle vendite di macchinari e apparecchi, prodotti in metallo, mobili, tessile-abbigliamento, autoveicoli. Per contro, aumentano le vendite di prodotti alimentari, farmaceutici, chimici. Lo rileva l’Istat nel rapporto sulle esportazioni delle regioni italiane che nel primo trimestre 2020 stima un calo su base annua superiore alla media nazionale (-1,9%) per il Nord-Est (-2,5%) e il Nord-Ovest (-2,2%) e meno ampio per il Centro (-1,5%), mentre il Mezzogiorno segna un lieve aumento delle vendite (+1,1%). La flessione tendenziale delle esportazioni interessa oltre la metà delle regioni italiane, incluse le tre regioni vertice del «nuovo Triangolo industriale»: Lombardia (-3%), Veneto (-3,2) ed Emilia Romagna (-2,4%). Nell’analisi provinciale dell’export, si segnalano tra le altre le performance negative di Frosinone, Alessandria, Brescia, Reggio nell’Emilia, Bergamo e Pesaro e Urbino.

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«I dati sull’export nel primo trimestre danno la misura dell’impatto della pandemia sulla manifattura e sul commercio estero che rischia di allargarsi ancora di più - dichiara Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro - Nelle nostre stime il 69,7% delle aziende prevede una contrazione delle vendite all’estero nel primo semestre 2020, che per quattro su dieci sarà di oltre il -20%. Nonostante ciò, le imprese sono impegnate con forza a riorganizzare le proprie produzioni, incarnando la voglia di reazione dei nostri territori e del Veneto. Ma questa voglia supportata dall’associazione va inserita dentro una forte azione di sistema per il recupero nei mercati internazionali». «Oggi è l’ultima chiamata per giocare una partita che finora l’Italia ha sempre perso - sottolinea Massimo Finco, presidente vicario di Assindustria Venetocentro - quella di non lasciare sole le aziende nei mercati esteri, non solo moda o agroalimentare, ma la miriade di aziende a tecnologia media che sono il nerbo del Made in Italy e hanno conquistato da sole quote importanti. Accompagnarle nel mondo con la forza del Sistema Paese, come le aziende tedesche, americane, francesi. Un sistema che remi tutto dalla stessa parte, fatto di istituzioni, Governo, aziende e associazioni di categoria, ICE, Sace Simest, ambasciate, consolati e banche». «A fronte della tenuta o aumento di settori come alimentare, farmaceutica e biomedicale - aggiunge Marco Stevanato, Vicepresidente di Assindustria Venetocentro per l’Internazionalizzazione - la maggior parte è in grande sofferenza, come macchinari e apparecchi, siderurgia e metallurgia, legno-arredo. Il “patto per l’export” presentato alla Farnesina è un manifesto condivisibile di intenti che ora va scaricato a terra. Al Governo chiediamo più coraggio e confronto con gli imprenditori, più vicinanza ai produttori e alle aziende esportatrici, e di avviare azioni concrete su promozione, comunicazione strategica, internazionalizzazione, formazione, e-commerce soprattutto per Pmi, così da assicurare un utilizzo fattivo delle risorse stanziate (1,4 miliardi, di cui 150 milioni nel 2020). Gli industriali di Padova e Treviso sono pronti a contribuire a un percorso di iniziative concrete, regionali e statali, che riportino il Veneto tra le regioni traino del Paese».

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