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Permasteelisa, l’azienda taglia metà del premio di produzione

La contestazione sui numeri, Botter-Lovisotto: “Usare gli indicatori di bilancio a piacimento non è il modo corretto di condurre relazioni industriali e dare valore all’accordo fatto con i rappresentanti dei lavoratori solo sei mesi fa”

VITTORIO VENETO “Mancano all’appello 350 euro del premio di risultato. Importo, guarda caso, collegato all’unico indicatore che non misura le performance di fabbrica e quindi l’attività dei lavoratori in reparto (ovvero gli indici di qualità e produttività che hanno, invece, raggiunto il 100%), ma che si riferisce a un indicatore di bilancio, ossia la redditività, per definizione più lontano all’attività diretta di fabbrica e più vicino alle politiche di bilancio dell’impresa. Una mossa scorretta sul piano delle relazioni industriali e che potrebbe portare anche alla mobilitazione”. Vanno dritti al nocciolo della questione Enrico Botter, segretario delle tute blu FIOM CGIL, e Alessio Lovisotto della FIM CISL.

Siglato il nuovo accordo integrativo in chiusura del 2017 con Permasteelisa, gli operai della ditta vittoriese si troveranno in tasca metà premio, gli impiegati anche meno. 5 mesi di trattativa su numeri e indicatori di bilancio che all’atto della rendicontazione del premio cambiano radicalmente, al punto da azzerare un 50% del valore complessivo raggiungibile per il 2018. “Non è certo in questo modo che si portano avanti relazioni industriali costruttive nel nostro territorio - alzano la voce Enrico Botter e Alessio Lovisotto - se la variabilità dei premi di risultato rende quest’ultimi così incerti è necessario cominciare a chiedersi se sia utile rivendicare la presenza dei lavoratori nella “stanza dei bottoni”, dove i numeri vengono raccolti, analizzati e sistematizzati”.

“Nella giornata di oggi, giovedì 28 giugno, abbiamo condiviso con i lavoratori e le lavoratrici di Permasteelisa la situazione, gli stessi con cui abbiamo fatto tutto il percorso negoziale e che hanno approvato l’accordo lo scorso dicembre, - spiegano in conclusione Botter e Lovisotto - e con loro e le RSU stiamo valutando anche se dare un segnale all’impresa attraverso la mobilitazione dal momento che il contratto aziendale ha una valenza triennale e non vogliamo altre sorprese”.

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